Italiani nel mondo, Mavaldi e Rayneri ospiti del Festival internazionale del libro di Budapest

Sono Marco Malvaldi e Gaia Rayneri i due scrittori che rappresenteranno la letteratura italiana al XVIII Festival Internazionale del Libro di Budapest, che si terrà presso il Millenaris-Park dal 14 al 17 aprile.

Marco Malvaldi presenterà il suo ultimo romanzo giallo, Odore di chiuso, pubblicato dalla casa editrice Sellerio ed ambientato nella campagna toscana. Gaia Rayneri presenterà invece la sua opera prima, Pulce non c’è, edito da Einaudi. Entrambi gli scrittori parteciperanno agli incontri ed alle tavole rotonde organizzate dal Festival del libro di Budapest.

Marco Malvaldi è nato a Pisa il 27 gennaio 1974, ha pubblicato (sempre con Sellerio editore) tre gialli ambientati in Toscana, La Briscola in Cinque (2007), Il gioco delle tre carte (2008) ed Il re dei Giochi (2010).

Nel 2011 è uscito Odore di Chiuso, il cui protagonista è il noto cuoco e gourmet Pellegrino Artusi. In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosue Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l’altera e procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi, grazie alla sua saggezza e alle sue originali letture, a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.

Gaia Rayneri è nata a Torino nel 1986 ed è laureata in Letterature comparate. Il suo romanzo d’esordio, Pulce non c’è, diventerà presto un film, e ha vinto numerosi premi, tra i quali il Premio Bergamo per la narrativa italiana, il Premio Edoardo Kihlgren Opera Prima Milano, il premio Parole d’autore, il Premio Zocca Giovani e una targa speciale della giuria del Premio Stresa per scrittori emergenti. A maggio 2011 uscirà per Rizzoli "Ugone", un romanzo per bambini. Per Einaudi, nel 2012, il romanzo Gender Bender.

In "Pulce non c’è" (Einaudi 2009) l’autrice racconta di Pulce, appunto, che ha nove anni, il naso a patata e due occhioni accesi. Beve solo tamarindo, ascolta Bach ma non parla, perché è autistica. Un giorno come tanti, mamma Anita va a prenderla all’uscita di scuola, ma scopre che non c’è: qualcuno l’ha portata via, senza troppe spiegazioni. Sarà la voce della sorella tredicenne Giovanna a guidarci lungo una vicenda intrisa di abusi di potere ed errori giudiziari al limite del kafkiano; la sua prospettiva particolare, che rifiuta le emozioni convenzionali, distorcerà continuamente la materia narrata, spostandola di lato, guardandola come dalla luna: e così quella che sarebbe a tutti gli effetti una tragedia viene ogni momento alleggerita dall’ironia, dalla comicità, senza abbandonare i toni di denuncia nei confronti di una serie di istituzioni. Ma Pulce non c’è è anche il racconto di una famiglia, del suo lessico intimo, della sua forza, che nasce dalla lotta alla malattia ed è possibile solo grazie ai suoi affetti che, nell’essere sgangherati, si rivelano forse i soli realmente umani.

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