Italiani nel mondo, Malan (PdL) a ItaliaChiamaItalia: Voto all’estero? Un esperimento da correggere – di Ricky Filosa

Partendo dal dibattito sul voto all’estero che si è tenuto nell’ambito della Festa del Pd a Pesaro, ItaliaChiamaItalia ha voluto approfondire l’argomento con Lucio Malan, senatore del Popolo della Libertà e relatore del ddl di riforma elettorale alla Commissione Affari Costituzionali. 

Anche Malan è fra coloro che hanno partecipato al dibattito di Pesaro. In quell’occasione, fra le altre cose, ha parlato della possibilità di prevedere anche all’estero, come in Italia, liste bloccate.  Su questo aspetto in particolare siamo voluti ritornare:  l’inserimento delle liste bloccate anche per ciò che riguarda il voto degli italiani nel mondo “la ritengo una modificazione positiva, perché ridurrebbe di molto la possibilità di mettere in atto un meccanismo di compravendita dei voti”, un meccanismo che “può trovare più facilità nella combinazione del voto postale insieme alle preferenze. Questo naturalmente non vuol dire – sottolinea – che chi è stato eletto con questo sistema abbia fatto cose disoneste, ma bisogna fare in modo che il voto all’estero sia il più regolare possibile”.

LE POSSIBILI SOLUZIONI Le soluzioni, oltre a quella delle liste bloccate, potrebbero essere diverse. Per rendere il voto più sicuro e trasparente “teoricamente l’ideale sarebbe il voto presso seggi nei consolati italiani o in strutture simili”, una soluzione però “che comporterebbe per molti elettori fare anche centinaia di chilometri per poter raggiungere una sede di voto. Se si sceglie di escludere questa soluzione, ci sono altri strumenti che possono dare maggiore sicurezza sulla correttezza del voto, quali ad esempio l’inversione dell’opzione, per cui il cittadino residente all’estero che non opta per votare nel Paese in cui è residente, deve votare in Italia”. Un’opzione, questa, che prima di tutto “ci garantisce che questo cittadino esiste e ed esclude che il suo plico sia stato intercettato. Un altro strumento – spiega Malan a colloquio con ItaliaChiamaItalia – è quello di includere nel plico elettorale la fotocopia di un documento valido, cosa che renderebbe ulteriormente difficile il meccanismo di votare per  un’altra persona. Credo che già con questi meccanismi si otterrebbe un grosso miglioramento”. 

C’è anche l’opzione del voto elettronico, che però non convince molto il senatore: “Credo che potrebbe avere alcuni aspetti di affidabilità, ma potrebbe anche diffondere il timore di una manipolazione, perché si sa che i computer fanno tutto ciò che si dice loro di fare; se chi vuole truccare il voto è più abile con il pc rispetto a chi ha programmato il sistema… beh, la vedo un po’ difficile.  Forse ci vorrebbero anche lì dei meccanismi di identificazione tali che credo comporterebbero però una notevole spesa, senza alla fine poter comunque dare una certezza assoluta di affidabilità”.

PERICOLO DI UN RITORNO AL PASSATO? Chiediamo a Lucio Malan se è vero che in Italia c’è una parte della politica che preferirebbe eliminare una volta per tutte il voto estero: “Credo che nessuno voglia il ritorno al passato, nel senso che gli italiani all’estero potevano votare ma solo venendo in Italia, e sicuramente non il PdL. Sul fatto di trovare un meccanismo sicuro che consenta ai connazionali di votare all’estero, di persona presso i consolati o per posta, siamo tutti d’accordo. Certo, circola l’idea che gli italiani all’estero dovrebbero votare come fanno i cittadini residenti all’estero della maggior parte – non tutti – degli altri Paesi, cioè come se fossero residenti nel comune da cui provengono. Credo tuttavia che sia giusto ragionare a costituzione vigente, visto anche che ci troviamo a meno di due anni dalle elezioni, per cui è chiaro che una modifica della Costituzione è poco verosimile: mantenendo quindi la circoscrizione estero, bisogna fare in modo di fare funzionare al meglio il voto all’estero, in modo tale da dare importanza anche a chi in Parlamento rappresenta gli italiani nel mondo”. 

GLI ELETTI ALL’ESTERO Ma questi parlamentari eletti all’estero, sono o non sono importanti per l’Italia? Sono utili al Sistema Paese? Come giudica il loro ruolo  la politica italiana? “Qui c’è tutto un ampio discorso”, argomenta Malan a colloquio con ItaliaChiamaItalia: “Sicuramente alle prossime elezioni mi sembra logico che gli eletti all’estero ci siano, perché siamo relativamente vicini alla scadenza possibile. Detto questo, c’è la frenesia della riduzione del numero dei parlamentari”, una riforma “che certo toccherebbe anche gli eletti all’estero. Per cui effettivamente quell’aspetto potrebbe essere toccato”. 

La novità del voto all’estero, ammette tuttavia il senatore del Popolo della Libertà, “ha mostrato che è molto difficile da gestire, molti lo sapevano anche prima, forse si sono sottovalutate queste difficoltà. Bisogna poi intendersi anche su chi sono gli italiani all’estero, perché c’è anche la cittadinanza di mezzo. Dovremmo pensare a cambiare la legge sulla cittadinanza, perché se tu hai un antenato italiano e quindi ottieni la cittadinanza italiana, è logico poi che tu abbia diritto di voto”.

CITTADINANZA ITALIANA E a proposito di cittadinanza italiana, Malan ci racconta un episodio che gli è accaduto in Argentina: “Mi è successo, al consolato di Buenos Aires, di incontrare dei giovani che grazie al fatto di avere un antenato italiano, avevano ottenuto la cittadinanza. Mi sono rivolto a loro per congratularmi, e l’ho fatto in italiano: questi non hanno capito nulla, perché non sapevano neppure una parola di italiano. Certamente noi proviamo sentimenti di fraternità nei confronti dei connazionali all’estero, però se per loro è semplicemente un’opportunità di avere un passaporto in più, non vedo condiviso il nostro grande interesse”.

Insomma, sempre parlando di voto all’estero e di eletti oltre confine, “l’esperimento che è stato fatto, pur con le difficoltà che ci possono essere, ha anche degli aspetti positivi: diciamo che è un esperimento che dobbiamo correggere nelle parti che funzionano poco o male”.

Lasciamo l’argomento del voto estero, e con Malan – che durante l’intervista è stato molto gentile e collaborativo, e per questo desideriamo ringraziarlo pubblicamente – affrontiamo il tema del PdL nel Mondo, da sempre croce e delizia di ItaliaChiamaItalia.

PDL NEL MONDO Il dipartimento Italiani nel mondo del PdL sembra essere in pieno letargo: nessuna iniziativa, nessun indirizzo, nessun impegno da parte di chi lo guida. Che succede? “Conto che il segretario politico del PdL, Angelino Alfano, così come si sta impegnando per dare nuova vita e nuovo vigore al PdL in Italia, faccia la stessa cosa anche per quanto riguarda l’estero. Anche in Italia, sia a livello nazionale che locale, il partito riceve delle critiche; credo che con Alfano si stia lavorando nella direzione giusta e sono convinto che quello che vale per l’Italia debba valere anche per il PdL all’estero”.

Ultimamente sono state pubblicate delle intercettazioni nelle quali il presidente del Consiglio Berlusconi parlava anche del senatore Caselli… “Il problema è che le conversazioni private di una persona, in special modo se quella persona si chiama Silvio Berlusconi, finiscono sui giornali, e credo che se le conversazioni di chiunque di noi fossero pubblicate ci sarebbe una serie di situazioni imbarazzanti. Berlusconi su Caselli fra l’altro non ha detto nulla di specifico. Fra i due poi c’è stato un chiarimento: significa che non c’era da parte di Berlusconi una avversione verso Caselli”.

Un’ultima domanda al Sen. Lucio Malan: come risponde a Eugenio Marino, responsabile del dipartimento Italiani nel mondo del Partito Democratico, che lamenta il fatto di non avere un interlocutore in via dell’Umiltà? “Non so qual è l’esperienza di Eugenio Marino, non so cosa lamenti in particolare: di sicuro lui, ma soprattutto gli iscritti del PdL vicini al mondo degli italiani all’estero, devono avere un interlocutore in via Umiltà. Credo si stia lavorando per questo: la cosa deve essere organizzata in modo da poter parlare con tutti”.

ricky@italiachiamaitalia.com

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