Italiani nel mondo, Libia: nessuna traccia del tecnico italiano sequestrato

Fiato sospeso. C’e’ paura e preoccupazione per la condizioni di salute di Gianluca Salviato, il tecnico italiano sequestrato ieri in Cirenaica, di cui finora non si hanno notizie. Si fa strada l’ipotesi che si tratti di un rapimento a scopo di estorsione, ma ancora non e’ arrivata nessuna rivendicazione. Ora si teme per la sua vita dopo che all’interno della sua auto abbandonata e’ stata rinvenuta dell’insulina da lui utilizzata per combattere il diabete. Tutti i canali sono stati attivati, mentre dalla famiglia del tecnico si mantiene il massimo riserbo. 

La Farnesina sta seguendo la vicenda "con il massimo impegno" in contatto costante con l’Unita’ di crisi e l’ambasciata italiana a Tripoli. Il ministero degli Esteri italiano ha piu’ volte sconsigliato "di recarsi per qualsiasi motivo in Cirenaica e nel sud del Paese", considerato il caos in cui versano queste regioni. Salviato ha 48 anni, e’ originario di Martellago nella provincia di Venezia, e lavora da alcuni anni per la Enrico Ravanelli di Venzone (Udine), societa’ che opera nel settore della costruzioni.

Secondo un funzionario dell’impresa, il tecnico si trovata a Tobruk per effettuare un sopralluogo di collaudo e stava seguendo i lavori di realizzazione degli impianti fognari nei quali la ‘Ravanelli’ e’ impegnata da due anni nella citta’ libica. La tensione e’ palpabile a Martellago, la localita’ del veneziano in cui risiede la sua famiglia. Alcuni amici di Salviato hanno raccontato che aveva scelto di andare all’estero perche’ in Italia non trovava lavoro e che in precedenza aveva lavorato anche nella ex Unione Sovietica.

A parlare di rapimento sono stati ieri alcuni quotidiani libici. La zona della Cirenaica, in particolare Bengasi o Derna – feudi degli islamisti radicali – e’ stata teatro nei mesi scorsi di attentati, rapimenti e uccisioni, quasi all’ordine del giorno. Il 17 gennaio scorso, due operai calabresi, Francesco Scalise e Luciano Gallo, di 63 e 52 anni, erano stati sequestrati vicino Derna e poi liberati il 7 febbraio. Nel 2011 invece tecnici e operai della "Enrico Ravanelli", erano dovuti fuggire da Tobruk per ragioni di sicurezza e si erano rifugiati in Egitto. A costringerli a lasciare la ditta erano stati i disordini esplosi nella regione. Soltanto nel 2012 i dipendenti sono riusciti a riprendere i lavori a Tobruk.

Dopo la rivoluzione che ha detronizzato il regime di Muammar Gheddafi nel 2011, le nuove autorita’ di transizione del governo centrale di Tripoli si sono mostrate in parte incapaci a stabilire l’ordine e la sicurezza, soprattutto nelle regioni orientali e nel sud del Paese dove regna una vera e propria anarchia.