Italiani nel mondo, in Virginia c’è un angolo di Piemonte – di Roberto Zanni

C’è un angolo di Piemonte anche in America. Basta andare in Virginia, e quelle colline hanno qualcosa che si rifà alla regione italiana, un prodotto speciale,  per la realizzazione del quale c’è bisogno di buona terra, ma anche di sole, di passione e di abilità. Parliamo di vino ovviamente, di quello americano che, grazie anche agli italiani, ha fatto passi da gigante. E se la California attualmente è forse la terra più rinomata, negli Stati Uniti, per la produzione vinicola, ecco che non ci si può dimenticare della Virginia, la cui crescita negli ultimi anni è stata esponenziale.

La Virginia adesso è diventata una delle mete più riconosciute, un po’ in tutto il mondo, per gli amanti del vino. Negli USA solo la California può vantare, in termini di fatturato, un turismo, in questo specifico campo, più elevato e se la Virginia è cresciuta lo deve a Gianni Zonin e adesso all’enologo piemontese Luca Paschina che sta scrivendo un nuovo capitolo in quella storia affascinante che si chiama semplicemente vino. Paschina infatti alla Barboursville Vineyards, che si trova nel territorio di Charlottesville, sta producendo alcuni vini di straordinaria qualità, prodotti di livello mondiale, che hanno ricevuto premi e riconoscimenti della critica internazione. "Questo si può fare in Virginia" ripete Paschina tra i suoi vigneti, un progetto lungo 15 anni che sta dando frutti straordinari. Sia nei numeri, una crescita in doppia cifra per quello che riguarda le vendite e a una cifra per ciò che concerne gli acri coltivati. Ma il successo si può assaporare soprattutto dalla bottiglia e uno dei capolavori di Peschina si chiama ‘Nebbiolo reserve’, che riporta al Piemonte, una delle qualità più conosciute, un nome che ha ribadito la propria importanza anche in Virginia. Una bottiglia da 31,99 dollari, un vino invecchiato quattro anni, un aroma che non si può dimenticare.

Ma la produzione a Barboursville, oltre ad essere di grande qualità, presenta anche una vasta scelta. Si passa da Viognier Reserve 2011 al Cabernet Franc Reserve 2010, poi c’è il vino da dessert, Malvaxia Reserve, poi uno speciale Vermentino Reserve 2011, un vino che raccoglie, ancora più degli altri la passione di Paschina. Poi ecco il vino di punta, si chiama Octagon, un bordeaux speciale, la versione più recente è datata 2008, e quando lo si assapora, si capisce perchè poi il Piemonte e l’Italia stanno facendo grande anche la Virginia. Un vino speciale (lo denota anche il prezzo, sfiora i 50 dollari, ma li merita tutti fino all’ultima goccia) ma come ce ne sono diversi adesso in uno stato che si sta riscoprendo, ogni giorno che passa, più vinicolo che mai. E la parola riscoprire è la  più adatta perchè si può dire che la Virginia produca vino da oltre 400 anni.

I britannici nel 1619 fecero diventare legge l’obbligo, per ogni colono maschio, di piantare almeno dieci viti. Ma gli sforzi all’inizio furono vani, per la presenza di un parassita, allora sconosciuto, che impediva lo sviluppo dei vigneti. Poi fu il boom del tabacco a far passare in secondo piano in vino americano, ma quella voglia in Virginia fu mantenuta e sviluppata da Thomas Jefferson, il principale  autore della Dichiarazione d’Indipendenza e terzo Presidente degli Stati Uniti: per oltre trent’anni infatti coltivò uve provenienti dall’Europa. Fu attorno al 1820 che il vino americano ebbe i primi riconoscimenti con il ‘Virginia Norton’ che venne premiato come il ‘miglior rosso di tutta la nazione’. E lo stesso vino venne apprezzato anche in Europa, a Parigi nel 1889. Era l’inizio di una nuova stagione per il vino della Virginia e più in generale quello americano, ma le speranze si scontrarono presto con il Proibizionismo e 17 anni dopo la sua abolizione, nello stato c’erano 15 ettari dedicati ai vigneti. Si è poi dovuto aspettare fino agli anni Settanta per vedere un’altra ripresa, con la nascita di sei nuove aziende vinicole. Poi l’arrivo di Gianni Zonin a Charlettosville è stata la molla che ha fatto crescere i vini della Virginia: Barboursville Vineyards è diventato un esempio da seguire. E così è stato: nel 1995 erano operative 46 cantine, che nel 2005 sono diventate 107 salite ancora a 192 a oggi.

In tutti gli States solo in California, New York, Oregon, Washington State hanno più aziende vinicole della Virginia e quasi due secoli dopo la morte di Thomas Jefferson, avvenuta il 4 luglio del 1826 proprio a Charlottesville, si può dire che il suo sogno, la sua visione di una terra dedicata in buona parte al vino, è diventato realtà.

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