Italiani nel mondo, impronte digitali ai consoli onorari e passaporto per posta?

“È in corso al MAECI lo studio di fattibilità di un progetto che prevede di estendere ai Consoli Onorari la facoltà di captare i dati biometrici dei connazionali richiedenti il passaporto, lasciando alle competenti Ambasciate e Consolati di prima categoria il solo rilascio del libretto”. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario agli esteri Benedetto Della Vedova che ieri, in Commissione Affari Esteri, ha risposto ad una interrogazione della deputata Pd Lia Quartapelle Procopio, che aveva portato all’attenzione della Farnesina la situazione dei connazionali nella Repubblica Democratica del Congo.

Su questo punto specifico, Della Vedova ha assicurato che la Farnesina “di concerto con l’Ambasciata d’Italia a Kinshasa, sta valutando la possibilità di avvalersi di modalità operative alternative a quella del funzionario itinerante. Questa soluzione infatti non risulta di agevole applicazione alla realtà locale, sia per motivi di sicurezza connessi all’eventuale missione del funzionario sia per il rapporto sfavorevole tra le risorse economiche necessarie e il numero di pratiche di passaporti richiesti dai connazionali in Congo che in passate missioni è risultato estremamente esiguo”.

Anche alla luce di situazioni come questa, la Farnesina ha avviato lo studio di fattibilità. “Il programma in questione – ha chiarito Della Vedova – è stato pensato con l’intento di estendere le potenzialità del funzionario itinerante – che già rappresenta una best practice seguita da gran parte della rete diplomatico-consolare – e di superare alcune difficoltà insite in tale modalità operativa, quali ad esempio il costo delle missioni del funzionario nonché l’indisponibilità di risorse umane sufficienti”.

“Più nello specifico, – ha spiegato il sottosegretario – l’iniziativa in questione prevedrebbe la captazione delle impronte digitali necessarie per il rilascio del passaporto tramite una postazione mobile assegnata al Console Onorario. I dati biometrici raccolti verrebbero riversati nel sistema informatico dell’Ambasciata o del Consolato di riferimento e il connazionale, da parte sua, potrebbe far pervenire l’istanza di passaporto per posta chiedendo – sia ben chiaro: ove i servizi postali locali lo consentano – di ricevere il documento di viaggio direttamente al proprio domicilio. Attualmente il predetto progetto di coinvolgimento dei Consoli Onorari nella captazione dei dati biometrici dei connazionali richiedenti il passaporto è stato oggetto di sperimentazione in Regno Unito (Londra) e in Spagna (Madrid e Barcellona), due Paesi caratterizzati dalla presenza di forti comunità italiane anche in zone lontane dagli Uffici diplomatico-consolari di riferimento”.

“In virtù del successo riscontrato, – ha concluso Della Vedova – il MAECI sta valutando la possibilità di estendere quest’ulteriore modalità operativa anche al resto delle Rete diplomatico-consolare, ricordando comunque che la decisione ultima spetterà sempre al Capo missione, unico soggetto in grado di valutare l’idoneità del console onorario a svolgere tale attività compatibilmente con le risorse a disposizione”.

Nella sua replica, Quartapelle Procopio si è detta “soddisfatta per la risposta” del sottosegretario. È “una notizia positiva il fatto che il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale stia valutando la possibilità di avvalersi di consoli onorari come alternativa rispetto al funzionario itinerante per il rilascio del passaporto al cittadino italiano”. Concludendo, la deputata ha auspicato “l’implementazione della cooperazione diplomatica con gli altri Paesi dell’Unione europea per quanto riguarda l’espletamento dei servizi consolari, soprattutto per Paesi di grandi dimensioni come la Repubblica Democratica del Congo”.

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