Italiani nel mondo, il Maie cresce e gli eletti all’estero guardano – di Barbara Laurenzi

 

Roma – Minimizzano il fenomeno. Oppure lo riconoscono, affrettandosi a dichiararsi sicuri dei propri voti. Gli eletti all’estero rischiano di farsi scippare gli elettori dal Movimento associativo degli italiani all’estero del deputato Ricardo Merlo, che acquista sempre maggiore consenso presso il pubblico degli elettori residenti nel mondo, delusi dai partiti tradizionali.

 

I rappresentanti politici attualmente in carica temono questo fenomeno? “Assolutamente no – assicura il deputato Pdl Amato Berardi, eletto nella ripartizione Nord e Centro America -. L’unica paura che potremmo avere è non avere la possibilità di creare azioni concrete per i nostri connazionali. All’estero tira un’altra aria, gli elettori si regolano diversamente dall’Italia e non si registra del malcontento nei confronti del mio partito”. “Sono appena tornato da una visita che ha coinvolto sette città all’estero e nessuno si è lamentato del Pdl – aggiunge Berardi -, il 98% di quelli che ho incontrato non sanno nemmeno chi sia Merlo e, invece, sono tutti disponibili a fornire un aiuto alla propria patria”.

“È difficile fare delle valutazioni in questo momento politico così particolare – commenta con maggiore diplomazia Gino Bucchino del Pd -, visto che abbiamo un altro potenziale partito, quello dei grillini, che sta camminando per diventare uno dei maggiori, se non il primo”. “So che Merlo sta facendo un ottimo lavoro, molto capillare, ma non è ancora possibile valutare l’evoluzione di questo fenomeno”. “Il Partito democratico – conclude Bucchino – si basa sul sostegno di un elettorato con forti convinzioni e non credo che Merlo potrà avere lo stesso successo mondiale. Comunque vada, è sempre positivo avere una persona in più che si dedichi a rappresentare le esigenze degli italiani all’estero”.

“Noi siamo molto più forti di Merlo, non abbiamo paura di lui – è il commento di Massimo Romagnoli, presidente del Movimento della Libertà interno al PdL, che aggiunge – so che il Maie si sta muovendo bene in Australia e in Nord e Sudamerica, ma in Europa è inesistente. Nel nostro territorio non ha promosso eventi di particolare rilevanza, né dibattiti o incontri che abbiano avuto un grande risalto, quindi non vedo motivi per temere il suo movimento”.

Proprio dal Sudamerica arriva la voce del deputato Pd Fabio Porta, residente in Brasile. “Anche quella di Merlo è un’iniziativa politica, un partito e non un movimento. Lui è dentro un’organizzazione parlamentare e di partito, è responsabile Udc per gli italiani all’estero e riceve il finanziamento pubblico per i partiti. Per tutti questi motivi non si può definire la sua azione un ‘movimento’”. Non teme, quindi, di vedersi rubare dei voti in Sudamerica? “Ho paura solo di chi ruba voti nelle caselle postali, come accaduto nel 2006 e nel 2008. È sempre positivo quando il Maie, il Pd o qualsiasi altro partito promuove la politica tra i giovani e credo che i concorrenti temibili siano quelli che lavorano in maniera occulta e irregolare. Quelli che lo fanno alla luce del sole sono avversari politici, che affronteremo con i discorsi in piazza e con la forza di quanto fatto in Parlamento. Chi ha lavorato in maniera migliore, sarà più convincente”.

“Di certo non potrà prendersi i miei voti”. È l’esordio sicuro di Giuseppe Angeli, deputato Pdl, che aggiunge: “Ovviamente ci saranno altri concorrenti alle prossime elezioni ma, se dovessi ripresentarmi, i miei elettori non mi tradirebbero sicuramente. Sono sicuro del lavoro svolto e Merlo è un amico, sta lavorando bene e certamente crescerà e avrà più voti dell’ultima volta, ma i miei elettori voteranno per me perché hanno visto quanto ho fatto”.

Ma il malcontento è anche per il Pdl, non solo per gli eletti del partito: se non si ripresentasse indirizzerebbe i suoi elettori su Merlo? “Potrei farlo ma, ovviamente, li dirotterei sul partito. Non so quanto resisterà il Pdl, né con quale nome arriverà alle prossime elezioni, però gli elettori conoscono me e non solo il partito, voterebbero per me anche se mi presentassi con un’altra sigla”.

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