Italiani nel mondo, Giro (Fi) a ItaliaChiamaItalia: ‘La circoscrizione estero va abolita’ – di Barbara Laurenzi

Roma – “Non penso sia utile, sarebbe meglio abolirla”. A differenza del fratello Mario Giro, sottosegretario agli Esteri del governo Letta, che a ItaliaChiamaItalia aveva dichiarato “nessuno toccherà la circoscrizione estero”, Francesco Giro, a sua volta sottosegretario ai Beni Culturali nell’ultimo governo Berlusconi, non ritiene che le comunità italiane presenti nel mondo abbiano bisogno di essere rappresentate da candidati residenti in loco. “Potrebbero votare direttamente i candidati delle liste italiane” spiega l’attuale membro della commissione Cultura, eletto al Senato con l’allora Pdl, del quale è stato coordinatore per il Lazio dopo aver ricoperto lo stesso incarico nel 2006 per Forza Italia.

Al termine delle consultazioni con il premier incaricato Renzi, Berlusconi si è espresso in toni positivi pur confermando che rimarrete all’opposizione. Condivide questo giudizio? Quale interesse dovrebbe avere Forza Italia a collaborare con l’esecutivo, se siete seduti negli schieramenti opposti?

“Condivido questo giudizio in maniera assoluta, rimaniamo all’opposizione ma siamo intenzionati a seguire un atteggiamento costruttivo. Dobbiamo fare finalmente una legge elettorale e affrontare le riforme di sistema delle quali necessita il Paese e, in realtà, conviene anche a noi stabilire una collaborazione proficua su fatti concreti”.

È realistico pensare di realizzare una riforma al mese, così come auspicato da Renzi nel suo primo discorso dopo aver ottenuto l’incarico da Napolitano?

“No, non è possibile. L’idea di fare una riforma al mese è solo una provocazione comunicativa, anche se gli obiettivi di sostanza devono essere raggiunti entro l’estate. Il fatto che le tempistiche scandite dal primo discorso di Renzi non siano realizzabili è già evidente dal caso della legge elettorale ‘entro febbraio’, come lui ha ipotizzato. Febbraio sta per finire e noi dobbiamo ancora conoscere la squadra di governo”.

Quando parla di “obiettivi entro l’estate” si riferisce alla riforma della giustizia? Renzi ha detto di volerla affrontare a luglio, ma nega che si tratti di una richiesta di Berlusconi.

“Confermo che non si tratta di una richiesta di Berlusconi. La giustizia non deve essere un argomento tabù per nessuno poiché è un problema che riguarda tutti i cittadini, i processi sono troppo lunghi e questo si trasforma nella mancanza di garanzia per i diritti di ognuno di noi. È un problema che dobbiamo risolvere tutti insieme. Quando c’era Berlusconi attribuivano la riforma della giustizia a un suo interesse personale, il risultato è che, alla fine, non si è mai fatta una riforma”.

Prima della giustizia, la riforma più urgente è quella elettorale. Per quale motivo il voto estero non è mai presente nel dibattito sull’argomento? È in corso un tentativo per eliminare la circoscrizione estero?

“Sono contrario alla circoscrizione estero. Ho molti amici e conoscenti che vivono al di fuori dell’Italia e credo nel mantenimento del rapporto con le comunità, ma non penso che l’esistenza di questa circoscrizione abbia una reale utilità. Chi risiede all’estero può votare i candidati che si presentano nelle circoscrizioni italiane. Ho conosciuto Tremaglia e so quanta passione e decisione abbia messo nell’elaborare la legge per il voto estero, ma ritengo che la creazione di una vera e propria circoscrizione sia stata una forzatura”.

Chi vive all’estero, però, necessita di sentire rappresentate in Parlamento particolari esigenze e problematiche che chi vive in Italia non può conoscere.

“Non penso che sia così. I nostri connazionali nel mondo rappresentano ormai comunità integrate e fanno parte spesso della classe dirigente del nuovo paese. Gli stessi parlamentari eletti all’estero, se vogliamo, sono troppo pochi per rappresentare tutti i paesi nei quali sono presenti i nostri connazionali. Non mi sembra utile la permanenza di deputati e senatori eletti in circoscrizioni estere quando, ripeto, si potrebbe facilmente votare chi si presenta in Italia”.

Rimanendo all’estero, pensa che le varie chiusure degli istituti italiani di cultura siano giustificate dalla logica di taglio dei costi? Lei stesso è stato sottosegretario ai Beni Culturali, non crede che bisognerebbe investire di più nella cultura?

“Sì, spero che si metta un punto alle chiusure degli istituti di cultura. Proprio su questo aspetto, confido molto in Renzi poiché si è sempre dimostrato molto sensibile al tema della cultura e, inoltre, mi auguro che come sindaco di una delle maggiori città d’arte al mondo sappia rivitalizzare questo settore. Anche noi di Forza Italia dobbiamo fare autocritica in questo senso, spero che si torni a investire in produzione culturale, ma voglio ricordare che – pur avendo avuto dei limiti – grazie all’ultimo governo Berlusconi abbiamo restaurato il Colosseo, Palazzo Barberini e molti altri gioielli dell’arte e dell’architettura italiana”.

Che cosa pensa della richiesta di danni avanzata dalla Corte dei Conti alle agenzie di rating per non aver calcolato il patrimonio culturale italiano? Si tratta di un’iniziativa fondata?

“Il Pic, prodotto interno culturale, è un argomento controverso. Si tratta di una vecchia vicenda affrontata più volte e ci credo fino a un certo punto. È vero che abbiamo un valore culturale inestimabile, ma è altrettanto vero che c’è un patrimonio degradato. Ripeto, è un argomento difficile, ma mi sembra più che altro polemico”.

Il 2013 è stato l’anno della cultura italiana negli Usa, ma in Italia non lo sa nessuno. Non si poteva sfruttare meglio questa occasione?

“Sì, effettivamente è stata un’occasione persa che dovevamo sfruttare di più. Nel 2011, finché sono stato sottosegretario, avevamo già iniziato la programmazione del calendario e notai subito una certa fragilità. Devo dire che, a posteriori, abbiamo fatto di più con la Russia e con la Cina, dove si è svolta la medesima iniziativa negli anni precedenti”.

Quali iniziative ha in programma come membro della commissione Istruzione e Cultura?

“Ritengo importante il fronte della gestione dei poli museali e dei servizi connessi. Mi sto battendo molto sui servizi della legge Ronchey, mi auguro che il governo la aggiorni visto che è ferma al 2005. Bisogna studiare nuovi bandi per la selezione dei concessionari e intervenire di più nella promozione dei musei. È un argomento delicato, i concessionari attualmente permangono in prorogatio e questo crea un danno economico, lo stato incassa di meno se i servizi non funzionano e le norme vigenti danno un privilegio a chi già possiede la concessione”.

E’ coordinatore nel Lazio sia per Forza Italia che per il Pdl, nato dalla fusione con An. Ora che vi siete divisi nuovamente in vari partiti, Fi non sta perdendo terreno a Roma? Non avete più nomi come Giorgia Meloni, ad esempio.

“Sono stato sia coordinatore regionale che comunale, conosco bene Roma e il centrodestra romano. Sicuramente oggi ci troviamo di fronte una Forza Italia diversa, dobbiamo rilanciare il partito sul territorio con i nuovi coordinatori, sto collaborando su Roma proprio in questo senso. Certo, stiamo subendo dei contraccolpi dopo la scissione con Alfano, di nove deputati ne sono rimasti tre e a abbiamo perso un senatore di peso come Augello. Si tratta di un’emorragia che ci ha indebolito”.

Come potete pensare di recuperare, visto che se ne sono andati proprio i rappresentanti che possiedono il maggior numero di voti a Roma, come lo steso Augello?

“I voti ci sono e con il carisma di Berlusconi si recupera sempre terreno”.

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