Italiani nel mondo, Gian Luigi Ferretti: Sì, ci vuole l’opzione per il voto all’estero

Gian Luigi Ferretti, consigliere Cgie, torna sui suoi passi e finalmente ammette pubblicamente, sul giornale che dirige, L’Italiano: "Ho sbagliato ad essere contrario all’opzione per il voto all’estero, cioè al fatto che gli elettori residenti fuori dall’Italia debbano dichiarare ad ogni elezione la loro volontà di votare per corrispondenza. Tremaglia mi aveva convinto che così si sarebbe ridotta di molto la partecipazione al voto e questo sarebbe stato un argomento per i soliti detrattori per dire ‘visto che il voto interessa solo a pochi italiani all’estero?’. Ma le esperienze del 2006 e del 2008 mi hanno convinto che non si può andare avanti così, con schede elettorali inviate a nominativi ed indirizzi sbagliati, che poi finiscono nelle mani di chissà chi. O mandate a chi ha ottenuto l’agognato passaporto italiano in virtù di un bisavolo, ma dell’Italia non gliene frega niente ed è  pronto a regalare o vendere il suo plico al primo che passa. Votino dunque solo persone reali e ben individuate, che desiderano davvero esprimere la loro preferenza politica".

Ferretti, "uomo di destra", come si è definito anche di recente durante una trasmissione sul canale Youdem, ha quindi cambiato idea: "Gli esseri umani talvolta sbagliano ed io ammetto di avere sbagliato". Meglio tardi che mai. Siamo contenti di questo cambio di rotta.

Il giornalista però va oltre, e spiega che con l’istituzione di una sorta di elenco degli elettori "eviteremo tanti brogli, eviteremo anche i ‘furbetti della preferenza’, come quel deputato che in ben due occasioni è riuscito a farsi eleggere malgrado non lo conoscesse nessuno e mai si fosse occupato di italiani nel mondo. A chiunque ha voglia di ascoltarlo, racconta che lui manda una lettera a tutti gli elettori e che, statisticamente, questo gli procura le preferenze necessarie.  Dopodichè non si sente in obbligo di fare gli interessi dei suoi elettori (che non conosce come loro non conoscono lui), ma solo ed esclusivamente i propri, usando la sua ben remunerata posizione per tentare scalate ad incarichi di ancor maggiore prestigio". Il riferimento è all’On. Guglielmo Picchi, eletto dagli italiani residenti in Europa. "Viene chiamato ironicamente ‘candidato a tutto’, per il resto si sente poco parlare di lui e del suo lavoro (?). Ma forse per lui è meglio così – prosegue Ferretti -, visto che si copre di ridicolo ogni volta (rarissima) che fa un comunicato".

I comunicati di Picchi – che alcuni amici chiamano anche "Picchiatello", giocando sul suo cognome – arrivano direttamente dal suo Blackberry. Secondo lui, basterebbero tre striminzite righe per convincere gli elettori di stare lavorando per loro. Ma uno che da quando è stato eletto, nel 2006 la prima volta, non ha nè una segretaria, nè un ufficio stampa che lo segua, nè mezzo collaboratore, cosa viene a fare a Roma, se non in vacanza?

A proposito di comunicati, "il penultimo – ricorda sempre Gian Luigi Ferretti – annunciava trionfalisticamente la sua partecipazione ad uno champagne party. L’ultimo, ieri, recitava testualmente:  ‘Il discorso di investitura dell’On. Angelino Alfano a segretario politico nazionale del Popolo della Libertà è stato di altissimo profilo e totalmente condivisibile ed auspicabile’. Qualcuno aveva mai sentito prima di un discorso ‘auspicabile’? Evidentemente c’è sempre una prima volta".

La conclusione del Consigliere Cgie? "Tutto questo per dire che, quando voteranno solo coloro che dichiareranno la loro effettiva volontà di farlo, avremo un vero voto di opinione con la possibilità che venga eletto chi si è dato da fare, chi si è reso noto, chi ha lavorato".

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