Italiani nel mondo, Giai (Maie) su riforma costituzionale e circoscrizione estero

Signor Presidente, onorevoli colleghi,

il disegno di legge oggi in esame prevede modifiche costituzionali che vanno dalla forma di governo, ai rapporti Governo-Parlamento, alla ripartizione delle competenze legislative tra Stato e Regioni, alla forma del bicameralismo. In particolare vorrei richiamare la vostra attenzione sugli articoli 1 e 2 del suddetto disegno di legge, che prevedono la riduzione del numero dei parlamentari, modificando così gli articoli 56 e 57 della Costituzione. All’interno dei succitati articoli costituzionali oltre ad una diminuzione del numero dei parlamentari di Camera e Senato  è presente una riduzione dei parlamentari eletti all’estero che passano dagli attuali 12 a 8 per la Camera e da 6 a 4 per il Senato.

Indubbiamente il numero di parlamentari italiani, rispetto a quello di altri Paesi non solo europei, è abbastanza elevato. Tuttavia a pagarne le conseguenze non possono essere certo i rappresentanti di milioni di nostri connazionali nel mondo. Questo tentativo di semplificazione, mirato ad equilibrare il bilancio interno dello Stato, ricadrebbe soprattutto sui più deboli e i più lontani, ai quali il ministro Tremaglia e tutta la classe politica avevano riconosciuto il diritto ad essere fortemente presenti anche in Patria per continuare a tutelare i loro diritti senza abbandonarli e senza rinnegare le proprie origini.

L’Italia, con l’approvazione di questa importante legge, è stata l’unico Paese democratico ad aver riconosciuto agli emigranti il diritto di essere considerati sempre come cittadini italiani. Gli italiani all’estero rappresentano una popolazione di oltre 4 milioni di persone che hanno in comune la ricerca di un sogno e il distacco,  spesso doloroso, dal Paese d’origine. Chi per necessità, chi per motivi professionali o di studio,  sono tantissime le ragioni che hanno spinto e spingono i nostri connazionali a cambiare Paese per ricominciare una nuova vita. Partire significa lottare, ricominciare da zero per costruirsi un futuro, cercare condizioni di lavoro e di vita migliori. Questo è quello che hanno fatto i nostri connazionali lasciando l’Italia, secoli di lotte psicologiche e sociali per abbattere le barriere che accolgono emigranti in tutto il mondo.

Lavoro e sudore e ciò che milioni di italiani hanno richiesto ai loro cuori, lacrime che solcano gli zigomi quando le navi lasciarono le nostre coste assolate per dirigersi verso l’ignoto. E una volta lì continui sacrifici per tentare di integrarsi, ma non solo, per costruire qualcosa: il sogno di tutta una vita che li aveva spinti alla pericolosa traversata. In quelle terre lontane loro hanno lavorato, pianto, riso, insomma vissuto, serbando sempre nel cuore la vista delle loro case, l’odore dei campi, delle montagne o del mare e mai hanno lasciato abbattersi dalla nostalgia, continuando con il sudore della fronte ad operarsi per tenere alto il loro, e il nostro, onore di italiani. Così tanti fra loro hanno contribuito allo sviluppo dei Paesi in cui sono vissuti lasciando una memorabile impronta nostrana.

Fra loro spiccano numerosi personaggi a livello internazionale come Governatori, Ambasciatori, Imprenditori, scienziati, attori e tante altre figure professionali. Oggi assistiamo a una nuova fase di emigrazione. Infatti secondo il Rapporto Migrantes “Italiani nel Mondo” 2012, sono numerosi i giovani,  circa il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni, a considerare la possibilità di intraprendere un progetto di vita all’estero, lasciandosi alle spalle una situazione di precarietà talvolta con ripetuti spostamenti e senza un progetto definitivo.

Decidere di lasciare il proprio Paese e le proprie radici vuol dire lasciare gli amici, il proprio stile di vita, accettare di non vedere per anni i propri familiari. L’Italia è uno dei Paesi industrializzati che ha dato maggiore apporto ai flussi migratori con quasi trenta milioni di espatriati dall’Unità d’Italia ad oggi, i quali hanno contribuito con il proprio impegno e la propria professionalità allo sviluppo economico dei paesi che li hanno accolti.

Dovremmo riflettere su questi dati ed intervenire con volontà operativa e partecipazione diretta e dovremmo farlo per tutti quegli italiani che hanno pagato di più per una emigrazione spesso forzata dalle congiunture del momento, rendendo questo fenomeno una costante dolorosa della nostra storia nazionale.

Un’altra Italia si è formata al di là delle nostre frontiere, sparsa nelle varie parti del Mondo, e basterebbe questa constatazione per giustificare un nostro serio esame di coscienza per onorare e non dimenticare tutti quegli italiani residenti all’estero che attraverso il nostro lavoro possano continuare a sentirsi parte integrante della comunità nazionale.

Concludendo, reputo che il ruolo di noi parlamentari eletti all’estero sia fondamentale nel rispetto dei nostri connazionali. Purtroppo, Signor Presidente, onorevoli colleghi, noto, con immenso dispiacere e dolore, che sono stati presentati numerosi emendamenti soppressivi per l’elezione dei deputati e dei senatori nella Circoscrizione Estero. Se queste proposte venissero approvate vedremmo cancellato, così semplicemente, quell’atto democratico che ci ha contraddistinto e fatto onore in tutto il mondo. Auspico che l’interesse manifestato nei confronti dei fenomeni migratori possa invece proseguire grazie anche al nostro impegno affinché vengano rispettati e tutelati i diritti degli italiani residenti all’estero facendo diventare i problemi dei nostri emigranti problemi non separabili dalla nostra politica interna ed internazionale. Grazie.      

sen. Mirella Giai

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