Italiani nel mondo e Libia, Frattini: Italia protagonista nel dopo Gheddafi

Italian Foreign Affairs minister Franco Frattini gives a joint press conference after a meeting of Foreign Affairs ministers on March 21, 2011 at the EU Headquarters in Brussels. The European Union announced today it was ready to mobilise its military and civil defence assets to protect a humanitarian mission in Libya, if the United Nations requests it. AFP PHOTO/JOHN THYS

Franco Frattini ha tenuto oggi un\’audizione sulla situazione in Libia davanti alle commissioni Esteri di Montecitorio e Palazzo Madama. Gheddafi? "Non sappiamo dove sia", ha ammesso il titolare della Farnesina, "ma secondo le ultime notizie in nostro possesso, sarebbe stato individuato in un\’area desertica di 60 km che è stata circondata", un\’area desertica che però non è chiaro dove sia. Muammar Gheddafi resta così introvabile, ma le ultime tracce portano nel Sud della Libia, mentre la Nato stringe la morsa su Sirte, città natale del colonnello e uno degli ultimi bastioni dei lealisti.

Intanto la comunità internazionale, Italia compresa naturalmente, pensa già al post Gheddafi: "si parla di una missione sul terreno di peace-keeping formata da principalmente da arabi e africani", ha affermato Frattini, aggiungendo che "l\’equilibrio che dovra\’ trovare l\’Onu sarà molto difficile anche a causa dei difficili rapporti con l\’Africa nera da cui in molti hanno pensato provengano mercenari".

In ogni caso, ha ricordato il capo della diplomazia italiana, il governo italiano ha più volte ribadito che "la giustizia della Corte penale internazionale deve avere la priorità" per processare il Colonnello. "Il processo di fronte alla Corte internazionale – ha tuttavia precisato Frattini – non esclude un processo in Libia a Gheddafi e a suo figlio, che tuttavia deve rispettare la dignità dell\’imputato", auspicando che non accada ciò che è successo con l\’ex presidente egiziano Hosni Mubarak, "portato nell\’aula di un tribunale su una barella".

LA ROAD MAP Presentata da Frattini anche una road map affinchè la Libia si possa riprendere in fretta, perchè il Paese possa celebrare la "riconciliazione nazionale". "Entro 30 giorni dalla caduta del regime il Cnt si trasferisce a Tripoli. Entro otto mesi si procede alla elezione dell\’assemblea nazionale che nomini una commissione nazionale costituente per un testo da sottoporre a referendum popolare diretto. Dopo quattro mesi dal referendum si celebreranno le elezioni legislative e quindi le presidenziali". Le priorità, da punto di vista dei contenuti, sono lo scongelamento dei fondi libici all\’estero, ricostruzione delle forze di polizia, disarmo controllato della popolazione e lotta contro traffici illegali.

IMMIGRATI: DIETRO I CLANDESINI GHEDDAFI, ABBIAMO LE PROVE "Abbiamo le prove che nei mesi tra febbraio e maggio le ondate di disperati che arrivavano ogni quindici giorni" in Italia "a gruppi di 20-25 barche, erano organizzate dal regime" di Gheddafi. Parole di Frattini, che descrive il Rais come il "regista" dei flussi di immigrazione clandestina dalla Libia verso l\’Italia. Esistono "elementi di prova raccolti dal Cnt" che "nelle contestazioni di crimini a Gheddafi, saranno offerte come prove concrete" delle responsabilita\’ del colonnello. "Ma una prova concreta c\’e\’ gia\’- sottolinea Frattini- ed e\’ che con la caduta del regime, i flussi di profughi sono terminati".

AMBASCIATORE BUCCINO IL 15 A TRIPOLI Giuseppe Buccino Grimaldi, nuovo ambasciatore italiano in LIbia, giungera\’ a Tripoli il prossimo 15 settembre. Frattini auspica anche "la nomina di un rappresentante dell\’Ue" in Libia che possa "coordinare sul campo" l\’azione dell\’Europa e un "accordo di associazione" Libia-Ue.

ITALIA RESTERA\’ PRIMO PARTNER ECONOMICO DELLA LIBIA Anche dopo Gheddagi, il nostro Paese sarà sempre il primo partner economico della Libia, con la quale collaborerà alacremente per il rilancio dell\’economia del paese africano. "Non abbiamo competizioni con nessuno, resteremo il primo partner economico della Libia. Nel settore energia c\’e\’ stata la firma il 29 agosto per riavviare il gasdotto Green stream e la produzione energetica, abbiamo lavorato per la Libia ma evidentemente gli interessi strategici in Libia non potevano essere compromessi".

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