Italiani nel mondo, Comites e Cgie: cari eletti all’estero, adesso dimettetevi tutti! – di Ricky Filosa

E così la Farnesina ci ha gentilmente informato del fatto che le elezioni di Comites e Cgie sono rinviate "temporaneamente", come si legge nel comunicato del ministero. Si voterà nel 2014, forse, se nel frattempo non saranno saltati fuori ulteriori ostacoli.

E gli eletti all’estero? Tanto rumore per nulla. Comunicati, interventi in Parlamento, dichiarazioni nelle interviste, appelli in (web)tv. Niente.

Ancora una volta i nostri cari 18 – anzi, carissimi! – si sono dimostrati inutili, come il viagra per un 90enne; impotenti, come un 90enne di fronte a Belen Rodriguez. Illusi, loro. Si sono fatti prendere per il culo dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Catricalà, in definitiva dal governo Monti. Fessi che sono.

Noi italiani nel mondo non ci siamo mai cascati. Non abbiamo mai creduto che davvero si potesse votare per il rinnovo di Cgie e Comites entro l’anno. Fandonie. Gli italiani all’estero sono sempre l’ultima ruota del carro, ormai è chiaro a tutti. L’Italia non ha un centesimo a disposizione.

La democrazia non si può fermare, dicevano alcuni degli eletti all’estero: s’è visto. La Farnesina alla democrazia ha detto stop. Solo a quella che riguarda gli italiani nel mondo, però.

Ragazzi, che periodaccio per i nostri rappresentanti in Parlamento! Una sconfitta dietro l’altra. Hanno lasciato morire Rai Internazionale, la voce degli italiani nel mondo. Che pena! Ci sembrava che avessero toccato il fondo con l’Imu: una lotta, reale o apparente, per evitare la mazzata agli italiani all’estero, che sulla propria abitazione in Italia dovranno pagare l’aliquota relativa alla seconda casa: risultati zero. La facoltà data ai Comuni di decidere quale aliquota far pagare agli italiani residenti oltre confine sulla propria casa in Patria? Un contentino. O una beffa, visto che con il bisogno che c’è di quattrini, quale sarà il Comune che sceglierà di far pagare agli iscritti Aire l’aliquota più bassa? Chiamatela, se volete, iniquità.

Ma quello non era il fondo: è adesso, con il rinvio di Comites e Cgie, che gli eletti hanno perso alla grande. Hanno perso loro, più che i connazionali residenti oltre confine. Perchè diciamoci la verità: chissenefrega di Comites e Cgie, fosse per noi li aboliremmo domani mattina. Ma sono i nostri parlamentari che hanno puntato molto su questa battaglia, vuoi perchè alcuni di loro arrivano proprio dal Cgie, vuoi perchè diversi eletti all’estero contano sull’appoggio dei vari Comites distribuiti per il mondo anche quando si tratta di elezioni e quindi di raccogliere voti. Insomma, una battaglia che per gli eletti significava – secondo loro – un maggior consenso elettorale. Ma la battaglia l’hanno persa alla grande. E ora ci sembrano piccoli piccoli, formiche che camminano nei grandi Palazzi del potere romano senza sapere dove sbattere la testa. Con la coda fra le gambe, li immaginiamo recarsi nei loro uffici da deputati e senatori – quando ci vanno – sconsolati e consapevoli di non contare un fico secco.

E allora a questo punto c’è soltanto una cosa che potrebbero fare tutti loro: dimettersi. Sì, dimettetevi in massa, cari eletti all’estero, fatelo con un sussulto di orgoglio per salvare un po’ di dignità, siate capaci in finale di legislatura, di un gesto riparatorio, rinunciate a poltrona, stipendio e benefici vari, stracciate il vostro tesserino da parlamentari e "licenziatevi". Forse per una volta, finalmente, meriterete l’applauso degli italiani all’estero che a Roma non avete saputo  rappresentare. Perchè finora vi siete meritati solo dei fischi. Incapaci. Impotenti. Illusi.

PS Mentre scriviamo, la nostra amata terra si rivolta crudelmente, e nella zona più produttiva del Paese: migliaia di persone sfortunate sono in grave difficoltà e c’è da rimboccarsi le maniche, tutti, e in ogni modo. La rabbia per l’incompetenza dei nostri parlamentari  è rimossa dalla dolorosa partecipazione ad eventi così tragici. Non ritrattiamo le nostre accuse, ma non ci sentiamo di  insistere: non è momento di polemiche, è tempo di riflessione e di solidarietà.

ricky@italiachiamaitalia.com  Twitter @rickyfilosa

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