Italiani nel mondo, carabiniere rapito in Yemen manda sms a fidanzata: ‘sto bene’

‘Sto bene, non vi preoccupate’. A 48 ore dal suo rapimento, Alessandro Spadotto, il carabiniere italiano rapito a Sanaa, nello Yemen, domenica scorsa, rompe l’inquietante silenzio che aleggiava sul suo sequestro e in un breve sms inviato alla sua fidanzata fornisce le prime, rassicuranti notizie sulle sue condizioni. L’uomo resta tuttavia nelle mani dei suoi rapitori, nascosto nella provincia di Marib, dove le autorita’ yemenite lo hanno localizzato, dando una prima, concreta, prova dell’impegno dei servizi di sicurezza locali per ‘una rapida liberazione’ dell’ostaggio, come assicurato oggi dal ministero degli Interni di Sanaa.

Spadotto, carabiniere addetto alla sicurezza dell’ambasciata d’Italia a Sanaa, rapito mentre era in un negozio nei pressi della sede diplomatica, si troverebbe quindi nel Marib, regione petrolifera situata a Est della capitale e segnata dagli scontri – diversi gli attacchi agli oleodotti e gasdotti dell’area – tra tribu’ locali e forze governative. E il rapitore sarebbe proprio un membro di una delle tribu’ dell’area, gli Al-Jalal: Ali Nasser Hariqdane, questo il nome dell’uomo che, ricercato per atti di banditismo, avrebbe catturato l’italiano per ottenere dal governo l’immunita’ e un risarcimento.

In mattinata, intanto, un appello alla liberazione di Spadotto e’ giunto anche dal Comitato olimpico yemenita che, da Londra, ha sottolineato come il rapimento dell’italiano sia ‘un atto che nessuno puo’ approvare, contrario alle nostre tradizioni’. Mentre, nelle stesse ore, Giuliana Bizzarro, fidanzata 24enne di Spadotto, riceveva il primo, rassicurante messaggio dal telefono del compagno. Ai genitori del quale, invece, non sarebbe giunto alcun sms. Da San Vito al Tagliamento (Pordenone), paese originario di Spadotto, la signora Marina, madre del carabiniere, ha infatti negato qualsiasi novita’, ringraziando tutti per l’impegno e assicurando di essere comunque in continuo contatto con la Farnesina.

Nel frattempo, a fare da contraltare al pronto impegno assicurato dal governo yemenita resta la persistente instabilita’ del Paese: oggi decine di membri armati di alcune tribu’ locali, dopo la prima irruzione di domenica scorsa, sono tornati ad assaltare il ministero degli Interni di Sanaa, provocando 8 morti e numerosi feriti. Gli assaltatori, che chiedono il reintegro nelle forze di polizia, erano tutti membri di tribu’ fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sostituito nel febbraio scorso dal suo vice, Abd Rabbo Mansour Hadi. Che, da allora, non e’ ancora riuscito a garantire stabilita’ e sicurezza al piu’ povero dei Paesi della penisola arabica, peraltro tradizionale rifugio di importanti cellule di Al Qaida.

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