Italiani nel mondo, Bucchino (Pd): Italiani all’estero non devono pagare canone Rai

Non è giusto che gli italiani residenti all’estero debbano pagare il canone RAI per il possesso di un televisore quasi mai utilizzato. Partendo da questa semplice premessa l’On. Gino Bucchino ha presentato una proposta di legge che prevede l’esenzione dal pagamento del canone RAI di tutti coloro i quali sono proprietari di un apparecchio televisivo nell’abitazione di loro proprietà in Italia ma hanno trasferito la loro residenza all’estero da più di tre anni e sono iscritti all’AIRE  (si è ritenuto opportuno introdurre un termine temporale di tre anni per palesare la stabilità della residenza all’estero).

La proposta di legge integra e modifica il Regio Decreto n. 246 del 1938.

“Sono migliaia gli italiani residenti all’estero, oramai permanentemente, i quali posseggono una casa in Italia dove si recano molto saltuariamente – magari per pochi giorni all’anno per visitare famiglia e amici – e posseggono in tale abitazione un apparecchio televisivo di cui praticamente non fanno mai uso”  spiega l’On. Bucchino nella relazione illustrativa della pdl.
“Sebbene alcune sentenze delle Corti Costituzionale e di Cassazione hanno stabilito che il pagamento è dovuto non in fruizione di un particolare servizio, bensì in funzione della semplice detenzione di un qualunque apparecchio astrattamente idoneo a captare l’emittenza radiotelevisiva, è anche ovvio – spiega il parlamentare eletto nella Circoscrizione Estero – che il residente permanentemente all’estero non può essere considerato fruitore di una informazione pubblica che ha il fine di "ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese", principio quest’ultimo richiamato dalla Corte Costituzionale nella Sentenza n. 284 del 26 giugno 2002 cui si deve fare riferimento al fine di essere ritenuto percettore del servizio RAI”.

“In altre parole – asserisce Bucchino – la Corte Costituzionaleda una parte giustifica l’esistenza di una forma di finanziamento, sia pure non esclusiva, del servizio pubblico mediante ricorso all’imposizione tributaria “escludendo ogni nesso di necessaria corrispettività in concreto fra obbligo tributario e fruizione effettiva del servizio pubblico”, ma dall’altra suffraga la tesi che la concessione alla RAI “imponga  l’obbligo di assicurare una informazione completa, di adeguato livello professionale e rigorosamente imparziale nel riflettere il dibattito fra i diversi orientamenti politici che si confrontano nel Paese, nonché di curare la specifica funzione di promozione culturale ad essa affidata e l’apertura dei programmi alle più significative realtà culturali”. Quest’ultima essenziale condizione per essere considerati fruitori del servizio pubblico e quindi potenziali contribuenti del canone RAI non può ovviamente  – sostiene il parlamentare – essere applicata  nei riguardi dei residenti all’estero ancorché possessori di un apparecchio televisivo in Italia. Quindi la proposta di legge del parlamentare eletto all’estero dispone una integrazione all’articolo 10 del Regio decreto n. 246 del 1938 inserendo tra i soggetti esentati dal pagamento del canone RAI i residenti all’estero da oltre tre anni e possessori di un apparecchio radiotelevisivo nell’abitazione posseduta in Italia a patto che non sia locata e ha l’ambizione di stimolare ulteriormente il dibattito, aperto da tempo, sull’opportunità di modificare e aggiornare un Regio Decreto del 1938 oramai superato dall’evoluzione delle tecnologie audiovisive, dai meccanismi del mondo dello spettacolo e dell’informazione e dai rapporti tra servizio pubblico e privato.

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