Italiani nel mondo, Aloisi (Fli): Legittimi gli eletti all’estero?

Maurizio Aloisi, esponente di Futuro e Libertà in Australia, dopo il lungo intervento dell’On. Marco Fedi, Pd, pubblicato su ItaliaChiamaItalia, interviene per dire la sua: "L’ultimo intervento dell’ On. Marco Fedi ha radicato ancora di più in me la convinzione che fino a quando i nostri eletti all’estero non cambieranno il loro atteggiamento vittimistico ed approssimativo non si andrà mai da nessuna parte".

Secondo Aloisi, "se 12 deputati e 6 senatori in un Paese come il nostro, dove le più importanti leggi passano per una manciata di voti, non avessero religiosamente depositato anima e corpo presso le Segreterie di appartenenza, la situazione degli italiani residenti all’estero sarebbe sicuramente diversa. Ne sono la palese dimostrazione le innumerevoli Commissioni Parlamentari dove gli argomenti che trattano le nostre istanze e rivendicazioni finiscono sempre con un nulla di fatto perché non si è capaci di imporle ai Partiti".
 
"Un eclatante esempio di fallimento è l’esito della riapertura dei termini per il riacquisto della cittadinanza che è stato, indistintamente dal colore politico, il cavallo di battaglia di tutte le loro campagne elettorali. Ora sono in fibrillazione per l’annunciata riduzione degli eletti all’estero e per una eventuale modifica della Legge 459 del 2001 che regola l’esercizio in loco del voto. Tifano per il voto per corrispondenza che, come ampiamente dimostrato, si presta a mille manipolazioni". Una modalità di voto, osserva Aloisi, che "si può attuare solo per località molto remote che distino almeno 100 chilometri dal più vicino seggio elettorale: consolati, appendici consolari e Ambasciata. In percentuale non toccano neanche il 10% degli elettori in Australia. Solo così si potrà raggiungere una ragionevole garanzia di legalità. Nell’ultima tornata elettorale solo il 30% degli aventi diritto al voto hanno deciso di esercitarlo. Questo la dice lunga sul consenso popolare dei nostri eletti all’estero. Diano per primi un segnale positivo di cambiamento. Andare in Parlamento con 13 mila voti quando si dispone di un elettorato di 90 mila aventi diritto, dovrebbe farli riflettere sulla loro legittimità".

NESSUN COMMENTO

Comments