Italiani nel mondo, ‘Gli eletti all’estero? Hanno dimenticato chi li ha inviati a Roma’

"Hélène Conway, chi è costei? Parafrasando una celebre frase. È il Ministro per i Francesi all’estero nominato oggi dal Presidente Hollande. I Francesi sono meno della metà degli Italiani all’estero, ma eleggono Deputati e Senatori come se fossero elettori in Madrepatria, non sono oggetto di elemosina rappresentativa da parte di un Parlamento ottuso e chiuso nella difesa disperata delle proprie prebende, privilegi ed attributi, sordo al grido di dolore che monta non contro la politica ma contro i politici". Così scrive Mario Bosio su "L’Italiano", e continua: “I Francesi non hanno l’ossessione della segretezza del voto, votano addirittura per delega, cercano di arricchire la capacità rappresentativa garantita dalla Costituzione ad ogni cittadino, non di ridurla accampando ogni scusa. La più grande dote messa in luce in questa legislatura dai parlamentari eletti all’estero è stato il silenzio: non si sono sentiti, come se non esistessero, ma si lamentano se molteplici voci, per fortuna non la maggioranza, propongono l’abolizione delle circoscrizioni estero. In definitiva non è che il frutto dell’analisi fatta da alcuni colleghi dei risultati conseguiti e dell’influenza esercitata dai rappresentanti eletti all’estero sulle decisioni. E qui è il punto dolente: hanno messo la sordina sulla loro origine, hanno dimenticato gli Italiani all’estero, tutti lo hanno fatto”.

“Il Senatore Micheloni – continua Bosio – in una delle sue ultime dichiarazioni in Senato in occasione del dibattito sulla riforma costituzionale ha dichiarato che una maggiore unità fra gli eletti all’estero avrebbe prodotto maggiore attenzione: ha scoperto l’acqua fresca. Il sogno di Tremaglia, oltre al voto per corrispondenza, un grande ed ineguagliabile risultato, era di riunire in un solo gruppo i parlamentari eletti all’estero. Ma è rimasto un sogno, più che agli Italiani l’attenzione degli eletti era rivolta alle possibilità di rielezione, assicurate, si credeva, soltanto dalla rigida disciplina di partito. Le direttive del partito erano più convenienti degli interessi degli Italiani all’estero”.

“Fra meno di un anno si andrà a votare. Il voto è libero: ma è sciocco continuare ad utilizzarlo soltanto per fornire ricche prebende. Meglio scegliere di darlo a chi almeno si propone di lavorare senza se e senza ma, senza vincoli ideologici, per il bene degli Italiani all’estero. C’è tempo per riflettere sui nomi ed è bene che i connazionali all’estero comincino a farlo".

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