Italiani in Centro America, Ricky Filosa: da Santo Domingo parte la rivoluzione MAIE

Ricky Filosa, coordinatore MAIE in Centro America, è stato intervistato da Gian Luigi Ferretti per il quotidiano L’Italiano. Di seguito, vi proponiamo il testo integrale dell’intervista.

Trascrivere sulla carta un’intervista a Ricky Filosa non è impresa facile. Il suo entusiasmo e la sua passione sono incontenibili e tracimano. Provo comunque ad arginare il tutto in un classico alveo di domande/risposte.

Allora, Ricky Filosa, da qualche mese sei Coordinatore del Maie in Centro America. Come va il lavoro del Movimento Associativo italiani all’estero dalle tue parti?
 
"Molto bene. Il MAIE in America Centrale avanza. All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà, devo ammetterlo. Non e’ facile convincere la gente a riavvicinarsi in qualche modo alla politica, nonostante il MAIE sia un movimento autonomo dai partiti. I cittadini sono stanchi e delusi, molto. Da Roma, in questi anni, l’attenzione nei loro confronti e’ stata davvero minima. Anche gli eletti all’estero non hanno brillato nel loro compito di rappresentare i connazionali in Parlamento. Per fortuna, tuttavia, l’indipendenza del MAIE dalla partitocrazia romana ci consente di spiegare ai connazionali che a noi non interessa dividerci fra destra e sinistra, non ci interessano le vecchie logiche di partito, ma solo lavorare per difendere gli interessi degli italiani nel mondo. E’ una visione che piace, piace il progetto, che però in Centro America è ancora nuovo e richiede grandi sforzi per essere diffuso".

Ma quando i connazionali vengono a conoscenza del progetto del MAIE, come reagiscono?
 
"Beh, dipende. La maggior parte di loro reagisce con curiosità e chiede chiarimenti: spesso sono quelli che non hanno mai fatto politica attiva, che non si sono arrugginiti a furia di pensare con le logiche della vecchia politica. Gli altri, quelli che arrivano da altre esperienze, sono più attenti ad avvicinarsi subito: sentono dentro di loro ancora una forte appartenenza ai partiti di riferimento ed e’ difficile per loro abbandonare la casacca politica tradizionale. Mi sforzo di spiegare a queste persone che per entrare nel MAIE non devono certo abbandonare i propri ideali, i valori, le cose in cui hanno sempre creduto. Anzi, possono e devono portare la propria esperienza all’interno del movimento, che e’ un movimento che si rivolge a ogni italiano residente all’estero che voglia davvero uno strumento concreto per fare politica a favore dei propri fratelli italiani. Anzichè bandiere politiche, dobbiamo avere il coraggio di issare alta la bandiera dell’italianità, che ci interessa tutti ed è l’unica, penso, per cui valga la pena lottare uniti".

Hai già messo su una squadra del MAIE in Centro America…
 
"L’organigramma MAIE in Centro America è in via di sviluppo. Siamo partiti bene, e chi ben comincia è già a metà dell’opera. Il Movimento Associativo è presente in Messico, dove la coordinatrice Paese è Paola Pace Donati, una donna di grande intelligenza e capacità, che ha viaggiato il mondo ed e’ bene inserita nella comunità italiana in Messico. Con lei ci sono Maria Avallone, Coordinatrice MAIE per la Riviera Maya, e Stefano Stortoni, Coordinatore MAIE per Città del Messico. Nella Repubblica Dominicana abbiamo Paolo Dussich, già presidente del Comites di Santo Domingo, fra le persone più attive nell’assistenza ai connazionali dell’isola caraibica, da oltre vent’anni impegnato nell’associazionismo italiano locale. In Costa Rica c’e’ Giuseppe Cacace, che ha cominciato da poco a lavorare sul territorio, ma è un giovane 40enne pieno di voglia di fare ed entusiasmo. Ho fiducia in tutti loro. E proprio in questi giorni sono in contatto con Nicaragua e Aruba, e spero presto di mettere anche in quei Paesi una bandierina del MAIE".

Quali sono le iniziative che hai in programma nelle prossime settimane?
 
"A giorni partirò per Santo Domingo. Mi incontrerò subito con il nostro coordinatore locale, Paolo Dussich. Paolo è già a buon punto, sta già lavorando ad un organigramma MAIE per la Repubblica Dominicana, organigramma che ho già avuto modo di studiare e che mi ha convinto fin da subito, perchè Paolo ha saputo scegliere  persone degne di far parte della squadra, per la loro esperienza e la passione che da tempo mettono nel coinvolgere gli italiani del posto in iniziative e riunioni di carattere sociale e politico, ma anche culturale e – perchè no – semplicemente conviviali. Con Dussich gireremo l’isola, incontreremo le varie comunità italiane e proveremo a spiegare loro perchè il MAIE è ormai l’unica alternativa per noi che viviamo oltre confine. Bisogna avere il coraggio di guardare tutti insieme al futuro e non allo specchietto retrovisore".

E a parte la Repubblica Dominicana?
 
"Proverò a visitare anche gli altri Paesi del Centro America. Non sarà facile, anche per vili questioni economiche: gli spostamenti vanno fatti in aereo, e il MAIE Centro America può contare solo sulle proprie forze. Ma darò il massimo e sono pronto a dedicare il mio tempo anche a questo, a visitare e conoscere meglio i nostri coordinatori Paese. Con l’ambizione di potere arrivare a un congresso del MAIE Centro America a Santo Domingo, nel mese di gennaio, per aprire ufficialmente la campagna elettorale del MAIE".

Il Centro America ha una grande opportunità questa volta, con il MAIE: quella di candidare – con probabilità di farlo eleggere – un italiano residente in America Centrale…
 
"E’ vero. In passato, il PdL non ha mai guardato in Centro America da questo punto di vista. E il Pd, se alla fine ha deciso di candidare qualcuno, lo ha fatto solo perche’ nel Nord America altri si erano tirati indietro. Questa volta possiamo davvero provare a mandare a Roma uno di noi. Ma non sarà facile. Sarà necessario individuare una persona dalle giuste caratteristiche: innanzi tutto realmente appassionato alla politica, culturalmente preparato, capace di unire e di allargare la base, che abbia esperienza con le comunità, che sappia parlare alla gente e soprattutto ascoltare, che conosca la realtà del Centro America. E, non ultimo, inutile nasconderlo, che abbia anche una certa capacità economica per sopportare una campagna elettorale in una ripartizione vasta come quella del Nord e Centro America, che va dal Canada al Panama. Anche su questo, noi MAIE in Centro America ci siamo impegnati già da tempo. Se non ci dovessimo riuscire, sosterremo uno dei candidati MAIE del Nord America, augurandoci che poi non si dimentichino di noi, come già hanno fatto gli eletti dei partiti tradizionali nel 2006 e nel 2008. Detto questo, conserviamo il nostro entusiasmo e siamo sicuri che la nostra forza crescerà comunque anche in Centro America".

Tu ti candidi?
 
"Assolutamente no. Non mi candido io e non si candida neppure mio padre, contrariamente a quanto ha insinuato qualche maligno. A me piace lavorare per il grande progetto MAIE che mi appassiona e in cui credo fermamente".

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