Italiani in castigo a tavola, il salasso continua – di Franco Esposito

Rovina Italia. Provata, certificata. Il Paese è scivolato in recessione tecnica, anch’essa certificata. L’Istat racconta del nostro Pil a picco. Entrambe le sciagure, la recessione tecnica e il Pil precipitato a livello inquietante, prestano il crisma insindacabile dell’ufficialità. Siamo rovinati ufficialmente. In calo pazzesco i consumi alimentari: l’Italia si è riportata ai livelli dei primi anni ’80. Ma siamo o non siamo ora al 2012, altri tempi, altra epoca? Ebbene sì: le previsioni per i primi due trimestri di quest’anno sono infatti negative. Una speranzella è individuabile negli ultimi mesi dell’anno. Una pallida speranza, comunque meglio di niente, in questo panorama di numeri che denunciano l’acutezza di una crisi lunghissima.

L’onda nera minaccia di continuare non si sa fino a quando. Quadro e scenario sono quelli che sono. L’Italia langue, non cresce. Famiglie e aziende sono strangolare dal fisco. Questa la conseguenza: i tagli non riguardano più solo le spese voluttuarie; interessano il carrello della spesa, che oggi si presenta tremendamente alleggerito. Un’indicazione preoccupante che emerge in maniera dura dal rapporto sull’agroalimentare presentato dall’ufficio studi della banca Intesa Sanpaolo. Nel 2011 i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno registrato un calo dell’1,5% a prezzi costanti. In termini di spesa pro-capite siamo tornati indietro di 30 anni. L’italiano medio non scendeva da 30 anni al disotto di 2.400 euro annui destinati alla spesa alimentare. Il dato denuncia in maniera cruda le difficoltà del consumatore. La reazione dell’italiano in difficoltà si manifesta nella moderazione negli acquisti in un comparto dei bisogni poco comprimibili. Laddove sfamarsi senza andare incontro a disagi e ristrettezze derivanti dall’aspetto economico dovrebbe essere appannaggio dei normali cittadini italiani.

Di per sè preoccupante, il dato  potrebbe presentare, in tempi brevi, segnali di ulteriore peggioramento a causa della crescita della disoccupazione e della stretta fiscale. Meno carne bovina sulla tavola degli italiani, meno carne di suino e salumi, ortofrutta e latte fresco: sarà così, fidatevi delle previsioni, annuncia Coldiretti.

Brutti segnali arrivano dall’Istat. Innanzitutto uno: il prodotto interno lordo è sceso dello 0,7% nel quarto quadrimestre del 2011: diminuite tutte le componenti della domanda interna. L’Ocse, è vero, non boccia l’Italia, che presenta un superindice in avanzamento di 0,4 punti a quota 98,6. Sotto questo aspetto, l’Italia è messa meglio di Germania e Francia. Il giudizio complessivo è positivo, in ambito Eurozona.

Aumenta la benzina, in corsa inarrestabile. Prossimo il raggiungimento della soglia record di 2 euro per un litro di verde. Pure il gasolio continua a registrare nuovi massimi. Numeri mai visti prima, neanche ai tempi cupi della crisi petrolifera e dell’austerity. I picchi sono addirittura più alti a livello territoriale: 1,96 per la benzina in Centro Italia, 1,8 per il gasolio al Sud. Hanno ritoccato i prezzi Shell, Esso, Q8 e TotalErg. Gli automobilisti italiani non hanno scampo, sono tenuti a pagare e punto. Il costo del pieno lievita di giorno in giorno. Rispetto all’inizio dell’anno, per i rifornimenti, si spendono 18 euro in più. Un gran bel salasso per gli italiani.

Codacons, l’associazione dei consumatori, lancia l’allarme, invocando "l’emergenza nazionale". Le famiglie italiane in difficoltà tagliano sul cibo. Il prezzo della benzina è alle stelle. Ma non finisce qui. Il quadro complessivamente negativo dell’economia nazionale accusa nuovi aggravamenti anche a causa delle retribuzioni. Hanno galoppato anch’esse verso l’alto, sono aumentate meno di quanto abbia fatto l’inflazione. Facciamo di conti: nel 2011 la media delle retribuzioni lorde è aumentata del 2,2% nell’industria, rispetto al 2010, con l’inflazione che si è attestata al 2,8%. I responsabili di Economia e lavoro del Pd ritengono di aver individuato la causa di questa drammatica situazione come l’inevitabile conseguenza "di una linea politica economica sbagliata che i conservatori tedeschi impongono da tre anni all’euro". Un dramma italiano, tout court. Rilevato il trend del Pin, Codacons ammonisce che "la stima di una contrazione dell’1,2% nel 2012 è decisamente ottimistica e fino a quando non ci sarà la salvaguardia della spesa degli italiani non si uscirà dalla crisi". Dire che siamo rovinati è dire poco. Il salasso continua.

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