Italiani all’estero, Trevisani nel Mondo: Tremaglia, la politica dell’emigrazione

"Il mondo dell’associazionismo italiano all’estero apprende con sincero cordoglio la notizia della morte di Mirko Tremaglia, il personaggio politico che più di ogni altro, al di sopra e al di fuori di ogni fazione, aveva preso a cuore la realtà italiana sparsa nel mondo". È quanto scrive Riccardo Masini che oggi si fa portavoce del cordoglio dei Trevisani nel Mondo, per la scomparsa di Mirko Tremaglia. 
 
Quella del ministro, aggiunge, "non era la politica dei partiti, ma unicamente e appassionatamente quella dell’emigrazione. E noi associazioni ci configuriamo in questo, statutariamente e come principio individuale e collettivo. Spesso pagandone le conseguenze, ma sempre in linea con quel vitale ossigeno associativo che esclude preclusioni settarie, a beneficio di una positiva libertà di pensiero che mette al centro l’uomo come essenza di un valore interiore di condivisione, da finalizzare e perseguire con rispetto".
 
Tremaglia, scrive ancora Masini, "aveva scelto l’emigrazione come missione della sua vita, con il conseguimento del voto all’estero, da più di mezzo secolo inseguito e mai ottenuto. Fu il primo Ministro degli Italiani nel Mondo: unico nel suo genere. Ci uniamo alle parole del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che sentiamo anche nostre, ci uniamo anche al coro generale che compare nelle agenzie di stampa per l’estero che si rendono portavoce di una infinità di comitati, federazioni e associazioni che, sia dall’interno che da oltre confine, orbitano nel pianeta emigrazione. Ci uniamo in particolare ai "cugini" Bellunesi nel Mondo che di Tremaglia ricordano in  particolare "l’instancabile, totale dedizione all’emigrazione italiana nel mondo, del quale ha raccolto e attuato le fondamentali aspirazioni, in special modo nel riconoscimento agli emigranti di essere a pieno titolo cittadini italiani, e ciò soprattutto attraverso la concessione del voto all’estero". La nota prosegue segnalando anche la sua presenza fondamentale ad eventi fondamentali di vita associativa, come quando presenziò nel 2006 alle cerimonie commemorative dei caduti di Mattmark, in Svizzera, nel quarantennale della tragedia. In cui ha portato la sua ricchezza di pensiero e di umanità. A ciò aggiungiamo, con stesso giudizio di intensità partecipativa, la nostra esperienza personale a Marcinelle, in Belgio: qui lo incontrammo in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro minerario. Era il 2006 ed era decaduto da ministro, ma non nel cuore delle migliaia di persone presenti che lo circondarono e lo applaudirono".
 

 

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