Italiani all’estero, Terzi: Italia sia vicina ai nostri marò in India

Non si intravvedono all’orizzonte scorciatoie e tanto meno miracoli, per cui il processo che coinvolge Massimiliano Latorre e Salvatore Girone nella morte di due pescatori indiani procede sul solco indicato dalla legge di New Delhi ed al momento ha, a causa soprattutto di fattori elettorali locali, un ritmo abbastanza blando. Questo i due maro’ ormai lo sanno e, ha assicurato il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura che si e’ intrattenuto con loro oggi nel carcere centrale di Trivandrum, ‘sono in forma, determinati ed hanno aggiustato una corretta visione della loro situazione’. Nei continui miglioramenti che vengono appartati alle loro condizioni di vita, c’e’ anche l’ingresso in campo del cibo proveniente da ‘Casa Bianca’ l’unico ristorante italiano di Trivandrum e l’autorizzazione a collocare una televisione nella loro stanza.

Ora, la squadra interministeriale che prepara la difesa del possibile processo di merito attende l’esito della perizia balistica delle armi sequestrate sulla Enrica Lexie. Essa e’ considerata ‘la prova del nove’ perche’ dovra’ dire se i proiettili recuperati su cadaveri e scafo del St.Antony sono del calibro 5,56 e se magari sono partiti proprio dai fucili d’assalto Beretta AR/70 utilizzati dai maro’ per respingere il presunto attacco dei pirati.

Nella spasmodica attesa, e’ trattenuto sempre piu’ a stento il disappunto per dover far fronte ad una emergenza che sarebbe stata provocata dalla decisione del capitano Umberto Vitelli di rientrare a Kochi su richiesta della Guardia costiera indiana dopo l’incidente in mare.

Un concetto espresso oggi a chiare lettere dal ministro degli Esteri Giulio Terzi il quale, replicando ad Angelo Panebianco che sul Corriere ha evocato ‘diversi errori’ commessi fra cui quello di non aver informato il capitano delle pesanti conseguenze di un ritorno a Kochi, ha sostenuto che ‘in nessun caso la nave’ italiana ‘doveva entrare in acque indiane’ e chiesto che ‘l’Italia sia – e si mostri – vicina ai maro”.

Per il momento la petroliera resta ancorata al largo del porto di Kochi e sembra che il ritardo nella sua autorizzazione a partire possa essere parte del teorema secondo cui il ‘chief minister’ del Kerala, Oommen Chandy, non desidera che si faccia alcun gesto che possa gettare un’ombra sulla politica di fermezza e di sostegmo alle famiglie dei pescatori, e questo almeno a dopo il voto di sabato prossimo. Sulla stampa indiana la vicenda ha perso spazio anche se il Sunday Times riferisce in prima del coinvolgimento dell’Unione europea (Ue). Altri giornali annunciano il recupero di due cadaveri di pescatori che erano a bordo di un peschereccio affondato l’1 marzo da una nave battente bandiera di Singapore. E se cio’ non bastasse, oggi la polizia ha reso noto che 16 pescatori del Tamil Nadu sono rimasti feriti quando in una spedizione repressiva, la Marina dello Sri Lanka ha attaccato una flottiglia di pescherecci indiani nello stretto di Palk. Per loro poteva anche andare peggio visto che negli ultimi 30 anni almeno 530 pescatori sono stati uccisi dai militari cingalesi.

Questo nuovo incidente ha mandato su tutte le furie le associazioni sindacali del Tamil Nadu, e loro responsabili nell’isola di Rameswaram hanno dichiarato di essere sorpresi che il governo di New Delhi, ‘cosi’ solerte quando si e’ trattato di persguire una nave italiana ed una di Singapore che hanno causato vittime fra i pescatori del Kerala, taccia invece allorche’ al centro delle tensioni c’e’ lo Sri Lanka’.

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