Italiani all’estero, Terzi: ‘Forte preoccupazione per marò italiani’

Nella vicenda dei pescatori indiani uccisi e dei maro’ arrestati in India, il governo italiano e’ ‘fortemente preoccupato’ per la possibile violazione di una norma fondamentale e antichissima da rispettare anche nella lotta contro la pirateria: le navi con militari a bordo, in mare aperto, sono come un pezzo galleggiante del paese che rappresentano e su di essere vige una ‘sovranita’ nazionale’ che va tutelata.

La preoccupazione e’ stata espressa dal ministro degli Esteri Giulio Terzi a Istanbul dopo un incontro con il suo omologo turco Ahmet Davutoglu che gli ha dato manforte ricordando che ‘garantire la circolazione nelle acque alte’ e’ ‘essenziale’ in quanto e’ una delle norme fondamentali, piu’ antiche, del diritto internazionale’.

‘L’esigenza prioritaria’ dell’Italia e’ ‘riportare Latorre e Girone a casa, nei tempi piu’ brevi’ possibili e ‘l’azione che stiamo svolgendo dara’, alla fine, i suoi risultati’, ha detto Terzi affermando che ‘i toni’ a livello di governo vanno ‘mantenuti ad un livello contenuto’ per ‘dare spazio all’azione diplomatica’. Roma pero’, ha affermato fra l’altro il ministro in una conferenza stampa congiunta con Davutoglu tenuta a margine di un convegno dell’Aspen Institute Italia, ‘e’ fortemente preoccupata’ che ‘si possa essere verificata un’eccezione a principi fondamentali dell’ordinamento internazionale’. Il riferimento, esplicito, e’ stato ai principi ‘del riconoscimento della sovranita’ nazionale sulle navi che battono una bandiera nazionale in alto mare’. E la preoccupazione e’ ‘ancora di piu” se, come nel caso indiano, su queste navi vi sono ‘organi dello Stato’ come i militari ‘che devono godere dell’immunita’ e del trattamento’ che compete loro quando ‘impegnati in operazioni internazionali’.

Parlando accanto a lui, Davutoglu ha condiviso la linea di Terzi: "E’ essenziale che le norme vengano rispettate’, ha detto in sostanza il capo dell’attivissima diplomazia turca glissando sulla domanda relativa a come si sarebbe comportato se fosse stato nei panni del collega. ‘Tutti i dati disponibili devono essere condivisi’ e una volta realizzata questa condivisione ‘sicuramente si riesce a superare l’ostacolo’ ha risposto dall’alto della sua esperienza. Su una disputa di legittimita’ internazionale in mare aperto (il sanguinoso arrembaggio israeliano alla flottiglia filo-palestinese in cui nel 2010 morirono nove turchi) Ankara ha in corso da due anni una crisi diplomatica con Israele. Il caso indiano pero’ ‘non e’ paragonabile’ a quello della Mavi Marmara dato che ‘il contesto – ha sottolineato Davutoglu – era del tutto diverso’.

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