Italiani all’estero, Tagli tagli e ancora tagli: ma ai diplomatici stipendi d’oro

Gli italiani nel mondo negli ultimi anni sono stati massacrati: tagli, tagli e ancora tagli ai capitoli di spesa che riguardano più da vicino i nostri connazionali all’estero. Tagli alla rete consolare, tagli all’editoria italiana all’estero (anche Rai Internazionale ormai è morta, dal primo gennaio non ci saranno più le trasmissioni dedicate a chi vive oltre confine), tagli all’assistenza, alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo… Potremmo continuare. E’ vero, bisogna fare sacrifici, la crisi è fortissima. Solo che poi si scopre che i diplomatici italiani hanno stipendi da nababbi, e non si capisce il perchè. Non si capisce come mai, per esempio, Michele Valensise – ambasciatore italiano in Germania – debba guadagnare più di Angela Merkel, cancelliera tedesca. Com’è possibile, direte voi? Beh, basta dare un’occhiata ai numeri: Valensise – come tanti altri suoi colleghi – ha uno stipendio mensile di circa 20mila euro netti, Angela Merkel riceve dallo Stato tedesco 9.072,43 euro netti. Lui governa una sede diplomatica con 58 persone, lei un Paese intero, con 80 milioni di cittadini. Qualche altro esempio? Il presidente francese Nicolas Sarkozy al mese percepisce 6.600 euro, il presidente russo Medvedev ne prende 4.860. La differenza non è sottile.

Facendo un calcolo grazie all’aiuto delle tabelle del ministero degli Esteri, si desume che un ambasciatore italiano guadagna circa 300mila euro esentasse. Oltre a questo, ci sono benefici vari, come indennità di prima sistemazione, spese di trasloco, stipendio metropolitano che continua a essere corrisposto. E poi lo Stato italiano paga l’affitto della residenza privata del diplomatico, la macchina di servizio, maggiorazioni se con moglie e figli a carico.

Ma l’Italia, ormai è chiaro, è un paese spendaccione, per quanto riguarda i propri funzionari. Anche all’estero. Ambasciatori e funzionari del Belpaese nel mondo pesano sul bilancio dello Stato per 1,7 miliardi di euro l’anno. Una cifra pazzesca, se si considera che rappresenta lo 0,1 per cento del Pil.

Certo che poi si devono cancellare i consolati italiani nel mondo: con quello che ci costano i consoli! Certo che si risparmia su diffusione di lingua e cultura, con quello che costano i funzionari degli istituti di cultura e lingua italiana all’estero!

L’INDAGINE CONOSCITIVA I lettori più assidui di ItaliaChiamaItalia sanno che in Parlamento è in corso un’indagine conoscitiva, proprio per capire bene quali siano i costi del carrozzone italiano oltre confine. Claudio Micheloni, senatore del Pd eletto nella ripartizione estera Europa e residente in Svizzera, segretario della Commissione Esteri al Senato, spiega: “Questo è un mondo in parte sconosciuto al Parlamento nel quale si annidano antichi privilegi, inefficienze, sprechi, nomine poco trasparenti”. E denuncia "situazioni oltre il limite, come le retribuzioni per incarichi da autista che arrivano a seimila euro al mese”. Pazzesco. 6mila euro al mese per guidare una macchina, di tanto in tanto. E gli italiani pagano.

I TAGLI ALLA RETE CONSOLARE Il governo Berlusconi ha continuato negli ultimi anni la razionalizzazione dei consolati italiani all’estero che era già cominciata durante la scorsa legislatura, con il governo Prodi. Sono quindi stati chiusi diversi consolati, e talvolta chiuse anche agenzie consolari. Ma gli ambasciatori e gli alti funzionari non sono stati mai toccati.

E’ ovvio comunque che qualcosa doveva essere fatto. Il numero delle rappresentanze italiane all’estero è senza dubbio esagerato. 126 ambasciate, 97 uffici consolari, 92 istituti di cultura. In totale l’Italia ha ben 325 sedi estere, più dei cinquanta Stati Uniti messi insieme (271), più di Russia (309), Regno Unito (261) e Germania (230).

A sentire Franco Narducci, tuttavia, il problema non è tagliare le sedi. Secondo il deputato Pd eletto in Europa, vicepresidente della Commissione Esteri alla Camera, “questa scelta indebolisce la rete di rappresentanza e non mette in discussione i veri costi eccessivi a carico del ministero degli Esteri”. Da una parte, è così: infatti il BelPaese per tutte le sue sedi nel mondo spende 2 milioni di euro più della Spagna, che di sedi ne ha 21 in meno. Tagliando alcune sedi l’Italia risparmierebbe 5 milioni di euro: poca roba. Se poi consideriamo che il personale, diplomatici compresi, continuano a guadagnare gli stessi stipendi extra lusso, capiamo che c’è qualcosa che non funziona.

Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera della Lega Nord, nei giorni scorsi ha chiesto di ridurre le retribuzione dei diplomatici italiani, “i più lautamente retribuiti tra i colleghi europei ed extraeuropei”. Sul fronte Pd analoga proposta è stata quella dell’onorevole Marco Fedi, sempre con l’intenzione di mettere un freno a una spesa fuori controllo. Speriamo che qualcosa si muova in fretta: perchè qui in Italia la crisi non molla, e a pagare sono sempre gli stessi. Forse è arrivato il momento che anche ai diplomatici italiani venga stretta la cintura, visto che milioni di italiani all’estero hanno già pagato abbastanza.

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