Italiani all’estero, Schiavone (CGIE): “Voto online? A certe condizioni…”

“Per esempio – dice Michele Schiavone, segretario generale CGIE - che ci siano i fondi necessari a coprire i costi di programmi a prova di hacker”

Michele Schiavone, segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero, durante la prima giornata di lavori della plenaria CGIE, in corso alla Farnesina fino a venerdì, durante la sua relazione di governo ha voluto evidenziare “la presenza crescente dell’Italia nel mondo negli ultimi anni”, dunque “la prima cosa che chiediamo ai nuovi interlocutori istituzionali, prima dei necessari interventi su esigenze specifiche degli italiani all’estero, è una proiezione forte e credibile dell’Italia sul piano internazionale”.

“Chiediamo solo che la classe dirigente del nostro Paese, alla quale dedichiamo le nostre energie e il nostro contributo, si renda conto dei vantaggi generali che derivano da questa situazione e agisca in modo coerente”, ha detto Schiavone, per poi continuare: “Non siamo contrari a priori a esplorare la possibilità di avvalerci nel futuro del voto elettronico” per le elezioni politiche fuori i confini nazionali, ma “a certe condizioni: che ci siano i fondi necessari a coprire i costi di programmi a prova di hacker, se vogliamo evitare quanto si vocifera che sia successo alle elezioni politiche in altri paesi. Bisognerà anche semplificare le condizioni per l’assegnazione e la ricezione delle password e monitorare l’uso dei computer”. “Chi ha delle proposte le avanzi senza mandare messaggi negativi all’opinione pubblica”.

Sull’ipotesi di voto nei seggi, “sarebbe inapplicabile nei paesi di grandi dimensioni territoriali e con una presenza capillare dei cittadini italiani”, ha concluso Schiavone.