Italiani all’estero, Santellocco (Cgie): Tremaglia era un gigante e un gigante non lascia eredità

"Deputato, Senatore, Ministro della Repubblica, volontario di guerra nella Repubblica sociale di Salò, ovunque un combattente, coerente, determinato, tenace".

Questo è stato Mirko Tremaglia per Franco Santellocco, consigliere del Cgie e presidente dell’Aie, oltre che vice presidente del Cram, che oggi ripercorre la vita politica del primo e unico Ministro per gli italiani nel mondo, scomparso il 30 dicembre scorso all’età di 85 anni.
 
"Con le illusioni dei sedicenni, in un mondo che crollava, fra gente spaventata e sopraffatta dagli avvenimenti, fra molti opportunisti che aspettavano solo il momento appropriato per abbracciare la causa dei vincitori, – scrive Santellocco – fece la sua scelta senza esitazioni e per essa si batté fino alla conclusione scontata. Molti mostrarono rammarico per quella scelta, non Tremaglia. Con lo stesso entusiasmo affronta l’agone politico restando fedele all’ideale abbracciato in gioventù, adattandolo alle regole della democrazia, ma senza piegarsi a pentimenti ed al conformismo dilagante nel mondo politico".
 
"Combatte molte battaglie – ricorda – portando sempre l’Italia e gli italiani nel cuore; difende gli esuli istriani, ricordandone il sacrificio ed il martirio nell’indifferenza della classe politica, l’italianità di Trieste, esalta con infuocati interventi la lotta per la libertà dei patrioti ungheresi ed in seguito di quelli cecoslovacchi. Nel 1968 con l’istituzione dei Comitati tricolori per gli italiani nel mondo e con la sua nomina a responsabile del dipartimento di politica estera del Movimento sociale matura l’idea di dare centralità, nel distratto mondo politico, alla diaspora italiana ed inizia a battersi perché le comunità sparse nel mondo possano esercitare in loco il diritto di voto eleggendo loro rappresentanti in Parlamento. Eletto alla Camera dei Deputati nel 1972 non perde occasione per coinvolgere e convincere colleghi, anche di partito, distratti e provinciali, della ricchezza dell’italianità nel mondo e dell’esigenza che tale patrimonio di idee, di coraggio, di entusiasmo, di amore patrio, di cultura sia riconquistato e chiamato a far parte dell’esperienza politica nazionale".
 
"Trent’anni – sottolinea Santellocco – sono stati necessari per portare a compimento quella che sembrava un’altra illusione di Tremaglia: trent’anni di sforzi, di battaglie, di attese, fra incomprensione e diffidenza. Ed infine l’accordo fra le parti, la felice conclusione di una dura lotta trentennale, che ha visto sì il concorso di molti, ma la vittoria solitaria di uno solo, un gigante. Tremaglia considera il voto in loco degli italiani e la elezione di rappresentanti parlamentari eletti all’estero la sua creatura e li difende strenuamente, anche all’interno della sua parte politica, ogni volta che li vede minacciati da “altri interessi” dei colleghi parlamentari. Drammatizza spesso i suoi interventi presumibilmente nel timore di essere scaricato dalla sua stessa maggioranza nell’indifferenza, nel vuoto di idee dei suoi componenti, nell’assenza di proposte o peggio nel disinteresse verso gli italiani all’estero".
 
"Tremaglia – prosegue – sostiene sempre che essi sono una risorsa, ma sembra spesso essere rimasto l’unico a pensarlo; il suo entusiasmo, la sua passione non appaiono sufficienti a risolvere situazioni di disagio senza concretezza propositiva, nel vuoto di idee o peggio nell’insensibilità mostrata dai membri di quella maggioranza parlamentare di cui anch’egli fa parte, talvolta con disagio. A questo proposito come non ricordare la sua furiosa reazione all’approvazione della legge che prevedeva il reato di “clandestinità”, un reato inventato, a suo parere, ed indegno di un Paese come l’Italia, il cui sviluppo era stato favorito anche dalle rimesse dei suoi emigranti".
 
"Nella sua visione a tutto campo – annota il consigliere Cgie – il Mediterraneo merita un’attenzione particolare, per la complementarità degli interessi dei popoli che su di esso si affacciano e per il ruolo centrale che il nostro Paese può esercitare nello sviluppo di relazioni sempre più strette e reciprocamente convenienti. Un sogno di Tremaglia rimane incompiuto, quello di vedere i rappresentanti parlamentari eletti all’estero riuniti in un unico gruppo, al di fuori delle beghe politiche dei partiti nazionali, con il solo obiettivo di difendere gli interessi della diaspora italiana. Non hanno voluto dargli retta, facendosi coinvolgere nel magma dei partiti e la disarmante futilità e talvolta i guasti del loro operato appaiono ormai agli occhi di tutti, tanto da sollecitare da più parti interrogativi sulla loro utilità".
 
"Tremaglia è morto: molti correranno a rivendicarne l’eredità. Tremaglia è morto: un gigante – conclude – non lascia eredità".

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