Italiani all’estero, ricominciare dai giovani e dalle donne – di Antonella Rebuzzi

Leggendo sulle agenzie di stampa i diversi interventi dei parlamentari eletti all’estero, ma anche dei vari presidenti Comites e consiglieri Cgie, ho potuto constatare con una certa amarezza che nel mondo dell’emigrazione ci sono molti, troppi uomini in ruoli dirigenziali rispetto alle donne, e già questa è una nota dolente, ma anche che questi uomini sono tutti di età avanzata. Non voglio dire "vecchi", ma certamente non più giovani. E’ un dato su cui credo sia necessario riflette

Dopo tutto quello che abbiamo visto in questa legislatura, dopo tutti i cambi di casacca – persone passate da un partito all’altro nell’arco di 24 ore -, dopo tutti i fallimenti per quanto riguarda i temi più importanti relativi agli italiani nel mondo – il rinvio delle elezioni di Comites e Cgie e’ solo l’ultimo caso – credo che ormai il vaso sia colmo. Me ne accorgo parlando con le persone che mi stanno vicino e con i connazionali residenti oltre confine. Gli italiani che vivono in Europa, in particolare, sono delusi dall’attuale politica, dai partiti, tutti, che non riescono – dicono – a rappresentarli come vorrebbero. Anche perche’ a parlare sono sempre gli stessi politici: li vediamo in tv, leggiamo le loro dichiarazioni sui giornali, ma alla fine tutte quelle parole ci sembrano buttate al vento.

Osserviamo con dispiacere che su 18 eletti all’estero, in questa legislatura, solo due sono donne. Era così anche nell’altra, quella in cui il governo era guidato da Romano Prodi. E fra gli attuali 18 eletti all’estero, quanti sono i quarantenni? Forse neanche uno.

E’ ora che le cose cambino. E non mi riferisco certo alle quote rosa che sanno di regalia. Ma vorrei che fossero le donne stesse a rendersi consapevoli del loro valore.

Il mio e’ prima di tutto un appello,  ai giovani  e alle donne residenti all’estero;  agli uni dico: non lasciate che siano solo gli uomini dai capelli bianchi ad occuparsi dei temi che vi stanno più a cuore. E alle altre:  non  demandate ad altri i compiti che voi, donne, sapreste svolgere con la passione e la sensibilità che vi contraddistingue. Vive la difference? E differenza sia, finalmente, nell’impegno, nell’attenzione, nella volontà.

E aggiungo, per i giovani:  datevi da fare,  prendetevi ciò che vi spetta, lottate per i vostri interessi e per gli altri giovani che, come voi, hanno capacità, entusiasmo e voglia di partecipare. La politica e’ qualcosa di entusiasmante se si sa viverla nel modo giusto: raccogliete questa sfida, misuratevi con voi stessi e con gli altri, e dimostrate che anche voi potete essere padroni del vostro destino.

Credo molto nelle donne e nelle nuove generazioni. Sento con forza che questo e’ il momento buono per cercare di cambiare le cose. Gli italiani all’estero, quelli che votano e quelli che più direttamente si occupano di politica attiva, sappiano ripartire proprio da loro, dai giovani e dalle donne. E siano gli uomini di potere più lungimiranti a proporre nuove  candidature e a creare nuovi spazi: non significherebbe farsi da parte, ma piuttosto cambiare ruolo e preparare il futuro accettando di tramandare la propria esperienza ai più meritevoli. Anche questo e’ un modo per ridurre il gap generazionale tra padri e figli. E quello ancora irrisolto tra uomini e donne.

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