Italiani all’estero, Primo ministro del Canada incontra comunità italiana di Montreal

MONTRÉAL – È stata una Tavola rotonda a porte chiuse, un incontro amichevole e informale quello che si è tenuto il 16 marzo scorso presso l’ufficio montrealese del Ministero dell’Immigrazione, nel centro storico della città, tra il Primo Ministro del Canada Stephen Harper (a Montréal per annunciare un sostegno finanziario di 348 mila dollari all’organismo di beneficenza ‘Shield of Athena’ per combattere la violenza domestica contro le donne, in nome dell’onore) ed alcuni esponenti della Comunità italiana del Québec. A moderare gli interventi è stato il Senatore Larry Smith. Tra le fila dell’esecutivo anche la Senatrice Judith Seidman, il segretario parlamentare per il Multiculturalismo Chungsen Leung e il segretario parlamentare per le Finanze Shelly Glover. A rappresentare la Comunità italiana: Giuseppe Maiolo, Consolato Gattuso, Giuseppe Di Battista, Michel Di Grappa, Luciano Di Iorio, Giovanni Chieffallo e Marianna Simeone. Un faccia a faccia franco e schietto, durato 60 minuti: per confrontarsi, spiegarsi e magari ricucire uno strappo che si trascina da troppo tempo. Ma che si è acuito negli ultimi mesi, dopo le elezioni del 2 maggio scorso, con il Québec (che si è ‘consacrato’ alla causa neodemocratica) e gli italiani del Québec tagliati fuori dai ‘giochi di potere’ di Ottawa. Una ‘frattura’ non più sostenibile (per il prestigio di cui gode la Comunità italiana di Montréal a livello nazionale), che ha spinto il primo ministro in persona a voler capire da vicino le ragioni di questo distacco. “Ascoltando e prendendo nota di suo pugno”, come ci ha confidato, incredula e ammirata, Marianna Simeone. E mostrandosi disponibile ad affrontare (e risolvere) le problematiche che ci riguardano. Come lo stereotipo sociale (sempre più cavalcato dai media) secondo cui tutti gli italiani sono corrotti o legati al crimine organizzato. Pregiudizio per cui, presumibilmente, sempre meno italo-canadesi ricoprono ruoli-chiave nel panorama politico, finanziario e imprenditoriale, soprattutto nella Belle Province. O, a livello più generale, la difficoltà del governo di far giungere a destinazione i messaggi sulle iniziative legislative per la mediazione non sempre obiettiva dei mezzi d’informazione. E gli scarsi investimenti infrastrutturali effettuati a Montréal, che pure rappresenta uno tra i più importanti centri economici del Paese. Tutti temi passati al setaccio con scrupolo, ed esposti al Primo Ministro “con un’unica voce” dagli esponenti della Comunità Italiana.

“Aver potuto discutere direttamente con il Primo Ministro su problematiche importanti sia per la Comunità Italiana che per Montréal ed il Québec – ci ha detto Giovanni Chieffallo per telefono – è una cosa eccezionale, che contribuisce a fare del Canada un Paese veramente democratico. Harper ci ha dato risposte serie e costruttive, offrendo la sua disponibilità ad un dialogo costante con la comunità Italo-canadese del Québec: una comunità che ha contribuito significativamente a costruire il Canada di oggi”. “Abbiamo fatto notare ad Harper – ha aggiunto Consolato Gattuso – che, senza rappresentanti della nostra comunità a Ottawa, è difficile che possano conoscere le nostre esigenze. Tra gli italiani ci sono tante persone che meritererebbero una maggiore considerazione nelle nomine governative. Non vedo nessun connazionale tra i giudici della Corte Suprema o nel consiglio di amministrazione di Radio-Canada. E così in altri centinaia di organismi. Dobbiamo farci conoscere di più: solo in questo modo il governo potrà venirci incontro”. “Harper – ha sottolineato Marianna Simeone – si è dimostrato un leader attento e sensibile. Sa bene quanto sia grave che Montréal, la seconda città più grande del Paese, manchi al tavolo del potere. Io stessa mi sento tagliata fuori dal resto del Canada. E così Harper, da grande stratega, vuole riavvicinarsi quanto più possibile alla nostra Comunità, così come a tutta la città e all’intera Provincia. Il suo è un grande gesto di apertura rivolto a tutti i quebecchesi”. “I liberali – gli ha fatto eco Giuseppe Maiolo – hanno aperto le porte alla nostra immigrazione. Per questo la nostra Comunità percepisce i conservatori più distanti. Ma se andiamo più in profondità, ci rendiamo conto di come in realtà quella italiana sia una comunità con idee decisamente conservatrici. Basti pensare alla devozione per la famiglia, il valore della religione, l’etica del lavoro e il senso della Patria. Se i conservatori diffonderanno meglio le loro idee, qualcosa potrà cambiare, soprattutto tra i giovani”. “I conservatori – ha spiegato Luciano Di Iorio – devono cercare di far arrivare questo messaggio agli italo-canadesi di Montréal: ‘Abbiamo le vostre stesse idee e non siamo contro di voi’. Purtroppo, però, qui entrano in gioco i media: come gli italiani (anche di seconda generazione) vengono dipinti come criminali e corrotti, così – spesso e volentieri – gli organi di informazione quebecchesi trasmettono un’immagine negativa del governo. Anche quando offre un contributo a organismi di beneficenza”. “Il Primo Ministro – ha sottolineato Michael Di Grappa – sa che il governo del Canada deve rappresentare tutto il Paese. E non credo che la sua sia un’azione puramente elettoralistica: mancano ancora 3-4 anni al voto. Penso che ad ispirarlo sia un reale progetto di maggiore coinvolgimento di tutte le Comunità. La speranza è che questa iniziativa porti dei risultati concreti per gli italiani del Québec e di tutte le Province”. “È stato un incontro amichevole e senza pretese – ci ha confidato Giuseppe Di Battista – in cui abbiamo rivendicato, come Comunità, un gesto di apertura del governo. Come la nomina di un Senatore o il conferimento di un prestigioso riconoscimento onorifico come ‘l’Ordine del Canada’. Perché fino ad oggi non ci siamo sentiti presi in considerazione. Al Primo Ministro abbiamo proposto un incontro con la Comunità per dimostrargli tutta la nostra disponibilità ad ascoltarlo. Tenendo conto che le nuove generazioni sono molto più obiettive e capaci di decidere sulla base alle loro convinzioni e non perché lo ha detto qualcuno”. Un invito che Stephen Harper ha accettato di buon grado, chiedendo però agli amici italo-canadesi di restare compatti e fare fronte comune per scongiurare divisioni tra i molteplici organismi e la diverse anime della Comunità. Manca solo la data. Ma una cosa è certa: se il 16 marzo Harper si è limitato ad ascoltare e a prendere appunti, in un bagno di folla con gli italiani di Montréal proverà sicuramente a conquistare il loro cuore.

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