Italiani all’estero, Pd di Parigi in preda a crisi di nervi – di Andrea Verde

Il video, pubblicato da ItaliaChiamaItalia, dell’incontro del segretario del Pd Bersani con pochi rappresentanti del Pd parigino, guidati dalla coordinatrice locale Beatrice Biagini, ci dà un’idea delle difficoltà odierne di un partito prigioniero delle sue contraddizioni ed incapace di guardare al futuro.

Cominciamo dagli aspetti che riguardano la politica nazionale: il partito che si riconosceva nella foto di Vasto ha accettato, suo malgrado, l’insediamento del governo Monti. Le polemiche tra il responsabile economico Fassina e Veltroni, nonché le titubanze di Bersani, sull’articolo 18 ci dicono che, in materia economica, il Pd oscilla tra timide aperture verso una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro e levate di scudi davanti ai diktat di Vendola, di Di Pietro e della Cgil.

La confusione, a dire il vero, regna sovrana anche in Francia dove il Pd locale sostiene il candidato socialista. Beatrice Biagini, nel suo intervento, ha dovuto riconoscere che la campagna elettorale di François Hollande non é molto entusiasmante. Io direi che non solo non é entusiasmante; é confusa e contradditoria.

Il programma di Hollande prevede un aumento di spese, di tasse e il sacrificio dell’industria nucleare in virtù dell’accordo elettorale con i verdi e con l’estrema sinistra nonché un pericoloso ritorno al comunitarismo combattuto efficacemente e duramente da Nicolas Sarkozy. Hollande si contraddice in continuazione e tende a smentire al mattino ciò che aveva dichiarato la sera. Bersani gli ha portato il suo sostegno ma il discorso pronunciato al Cirque d’Hiver é parso poco incisivo, molle, inutilmente retorico e programmaticamente vuoto.

Si é concesso poi, con aria annoiata, per una decina di minuti scarsi, ai pochi militanti che si erano dati appuntamento in un ristorante; senza neanche levarsi il giaccone, in piedi, ha ascoltato distrattatamente le poche domande, ansioso com’era di andarsene.

Capisco quindi l’imbarazzo della Biagini che con garbo, ma con fermezza, ha stigmatizzato questo comportamento scrivendo una lettera che é stata resa pubblica dal nostro quotidiano online.

Anche se posso umanamente capire lo scoramento della Biagini, non posso fare a meno di rivolgerle qualche appunto critico.

Nel 2006 la sinistra in Francia aveva il consenso di oltre il 60% dei nostri connazionali in virtù di una maggiore presenza di strutture sul territorio e di una presunta superiorità culturale. Questo consenso si é eroso nel tempo. Perché? Perché i patronati si sono rivelati dei carrozzoni inutili e spesso poco trasparenti, come ci insegna la vicenda Inca-Cgil in Svizzera, perché le strutture, in cui la sinistra é maggioritaria come i Comites, non funzionano e sono anacronistiche e perché tutti gli apparati – dalle Camere di Commercio, all’Enit fino all’Istituto di cultura – si sono rivelati autentici carrozzoni che non servono assolutamente alla nostra comunità, ma solo a distribuire posti agli amici degli amici. E non parlo, preferendo stendere un velo pietoso, della sedicente radio Aligre che, se non sbaglio, riceveva un contributo annuale da parte del Consolato italiano per fare una programmazione noiosa, senza appeal, da dilettanti allo sbaraglio.

Non parlo poi della cronica assenza dei deputati del Pd sul territorio, a partire dal buffo Farina che, dopo aver fatto il tour dei ristoranti italiani in cerca di voti nel 2008, si é eclissato al pari del collega Picchi.

Non penserà mica la brava Biagini che un’attività politica sul territorio si possa limitare ad una fotografia con Segolene Royale, ad una stretta di mano a Napolitano o alla pubblicazione del solito volumetto, con convegnetto annesso, anti-mafia? Come se tutta la politica italiana si possa ridurre a questo!

Io sto seguendo con grande passione da oltre due anni tutti i temi legati alla diversità, all’integrazione, alla lotta contro l’integralismo, al ruolo delle religioni nello Stato: partecipo ad incontri, riunioni, scrivo articoli ed avanzo proposte. Non ho mai avuto il piacere di leggere un solo intervento del Pd su questi temi, come non ho mai visto la presenza di un solo giornalista italiano o di un esponente della sinistra parigina ad avvenimenti importanti come il grande dibattito sulla laicità, voluto da Jean-François Copé, da cui scaturì il nuovo patto repubblicano francese.

Ho incontrato di recente la presidentessa dell’associazione libica «17 febbraio», Salha Ashtewi, e ne ho raccolto la drammatica testimonianza. Le giovani generazioni arabe chiedono aiuto all’Europa per vincere la loro battaglia contro l’integrismo, per la democrazia.

Sia che si tratti di temi «alti», sia che si tratti di problemi legati agli italiani all’estero, il Pd, al pari del Pdl di Picchi e Caselli, non c’é, non esiste. Chissà se gli elettori se ne renderanno conto. Visto l’insuccesso della manifestazione di sabato scorso possiamo esserne certi.

NESSUN COMMENTO

Comments