Italiani all’estero, marò in India: Kerala tace su trasferimento fuori dal carcere

Le autorita’ del Kerala non sono apparentemente convinte che sia una buona cosa trasferire i maro’ in un luogo diverso dalla prigione centrale di Trivandrum, e per questo hanno scelto di occultare oggi, per tutta la giornata e con un rigoroso silenzio, il risultato delle numerose riunioni che si sono svolte su questo tema a tutti i livelli.

La questione era emersa il 9 maggio quando, nell’ambito di una udienza a New Delhi su un ricorso di incostituzionalita’ presentato dall’Italia per le azioni nei confronti dei maro’ arrestati, i giudici della Corte suprema avevano intimato al Kerala di rispondere ‘entro sette giorni’ (entro il 16 maggio) alla richiesta del governo italiano di una soluzione alternativa al carcere per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Il direttore generale della polizia del Kerala, Jacob Punnoose ha incontrato a lungo nel pomeriggio il direttore generale aggiunto della polizia, responsabile per le prigioni, Alexander Jacob. Entrambi hanno poi, in momenti diversi, valutato la congiuntura con la delegazione italiana presente in Kerala. Di tutto questo, tuttavia, non e’ trapelato ufficialmente nulla. Eppure il terreno per una sistemazione dei due imputati piu’ consona alla loro funzione di rappresentanti dello Stato sulla Enrica Lexie era stato fornito il 6 marzo dal giudice di Kollam che, ordinando la carcerazione giudiziaria dei maro’, aveva precisato di non opporsi ad una decisione di sistemarli in una situazione diversa da quella del carcere comune.

E’ possibile che nelle ore a venire sara’ ufficializzata la posizione delle autorita’ del Kerala che ovviamente non hanno gradito la decisione di investire della vicenda la Corte suprema di New Delhi, addirittura con un ricorso di incostituzionalita’. Anche per questo e’ difficile immaginare che la decisione presa sia completamente favorevole alla tesi italiana. Un problema che e’ chiamato ad affrontare il sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura, che e’ giunto oggi a New Delhi e si trasferira’ immediatamente in Kerala. Comunque grazie anche al pressing in loco fatto a suo tempo dallo stesso De Mistura, i due fucilieri del San Marco sono ospitati in stanze separate del carcere nella zona dell’ospedale, mantenendo il diritto di indossare l’uniforme, potendo telefonare a casa, ricevendo visite giornaliere e cibo consono alla loro cultura.

La delegazione italiana non ha mai cessato, tra una udienza e l’altra dei vari processi aperti presso l’Alta Corte di Kochi e poi a New Delhi, di spingere per l’uscita dei due dal carcere, un’ipotesi che ora viaggia anche sui binari di una richiesta di liberta’ dietro cauzione, respinta per ora in primo grado. Tutto lo scenario e’ complesso ed in movimento allo stesso tempo. Tra una proroga e l’altra della carcerazione, infatti, stanno per scadere (il 19 maggio) i 90 giorni previsti dalla legge indiana dopo i quali o c’e’ un rinvio a giudizio, o scatta in modo pressoche’ automatico il diritto di ottenere il provvedimento di liberta’ provvisoria.

Da parte sua il commissario Ajith Kumar, capo del Gruppo di indagini speciali (Sit) che si e’ occupato dell’incidente in cui sono morti due pescatori indiani in mare il 15 febbraio, ha dichiarato di avere intenzione di presentare al giudice i risultati dell’inchiesta e i capi d’accusa ‘entro questa settimana’

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