Italiani all’estero, marò e Lamolinara: Terzi in Senato

Giulio Terzi Sant’Agata, durante la sua audizione in Senato sul caso dei marò in India e e sull’uccisione di Franco Lamolinara in Nigeria, fra le altre cose, ha spiegato che l’Unita’ di Crisi lavora attivamente per riportare a casa tutti gli ostaggi italiani ancora nelle mani di sequestratori in varie parti del mondo, ma per farlo, "occorrono risorse". Insomma, alla fine si tratta sempre di soldi: ma per esercitare la propria autorevolezza, come Stato sovrano, siamo sicuri servano solo dei quattrini? Noi abbiamo qualche dubbio.

Nel dettaglio, Terzi ha spiegato che i due maro’ italiani sono stati prelevati dalla nave da "oltre 30 uomini armati indiani". Ci sono state azioni "coercitive" delle forze indiane. Il ministro degli Esteri ricorda "l’opposizione diplomatica italiana" che però non ha opposto "resistenze con l’uso della forza" altrimenti le conseguenze per i due maro’ sarebbero state "ben piu’ gravi". Questo grazie al "nostro senso di responsabilita’". Terzi ricorda di essersi "opposto" alla discesa a bordo dei maro’ e subito dopo ha cercato di "ottenere la loro sicurezza fisica in un ambiente ostile".
 
Le immagini pubblicate su alcuni giornali locali indiani dei due nostri soldati “additati irresponsabilmente come assassini e banditi del mare, fanno rabbrividire”, ha sottolineato il titolare della Farnesina durante la sua audizione.

La Enrica Leixe e’ entrata in acque indiane grazie a un "sotterfugio della polizia locale" e del centro di coordinamento della sicurezza in mare che ha "richiesto al comandante dell’imbarcazione di dirigersi nel porto do Kochi per contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati". In seguito alla richiesta delle autorita’ indiane il comandante della Leixe "avuta l’autorizzazione dall’armatore, decideva di dirigere nel porto".
 
Niger, rapitori Lamolinara terroristi legati a Al Qaeda Il sequestro dell’ingegnere italiano Franco Lamolinara e’ subito apparso non organizzato da ‘criminali’, ma da cellule organizzate individuate poi nel gruppo di fondamentalisti islamici Boko Haram, collegato ad Al Qaeda in Nigeria. Lo riferisce il ministro degli Esteri, Giulio Terzi leggendo un rapporto dell’ambasciatore britannico a Roma,, Prentice. I rapitori, rivela Prentice ‘mai in nessun momento hanno formulato richieste precise’ nei numerosi contatti con la famiglia per la liberazione degli ostaggi.

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