Italiani all’estero, lacrime di gioia a casa Mariani per liberazione di Maria Sandra

‘Mi auguro che mia figlia Mariasandra Mariani si dimentichi per sempre dell’Algeria e di tutta l’Africa. Credo che abbia visitato tutti i deserti possibili; dopo quello che le e’ successo basta, non ci deve andare piu”. Lido Mariani ha da poco saputo che la figlia e’ stata liberata, ha pianto quando dalla Farnesina gli hanno detto che era libera. Poi, da fiorentino, si e’ preso lo spazio per scherzare in mezzo al dramma e sfogarsi cosi’, rimproverando a distanza la figlia, ormai forte di un epilogo felice. Il sequestro e’ finito e la tensione si puo’ smorzare con un po’ di celia: ‘Vorrei che Mariasandra tornasse presto a casa e rimanesse tra San Casciano, Firenze, che ne so, Roma, comunque in Italia. Ma mai piu’ in Africa, mai piu”. Oggi Lido puo’ dire che ‘l’Africa e’ pericolosa e che noi genitori non eravamo d’accordo che Mariasandra ci andasse’. Per mesi lo ha detto a denti stretti. Troppa la tensione e le ‘battaglie’, perdute.

Difficile imporsi con una donna di 54 anni. Otto, nove viaggi nel deserto del Sahara ha fatto finora Mariasandra. Il primo fu col marito, da cui poi si e’ separata. L’ultimo si e’ interrotto il 2 febbraio 2011 vicino ad un oasi dell’area di Djanet. Nel mezzo, amicizie con esponenti di tribu’ tuareg e con la popolazione locale, coi bambini ‘poveri e scalzi’, cui portava doni. ‘Mariasandra – ha ricordato la madre Fiammetta – ci diceva di essere colpita dalla poverta’ delle popolazioni, in particolare dei bambini, cui nei suoi viaggi portava vestiti e giochi. Ma e’ stato troppo rischioso avventurarsi in zone non sicure come quelle. Io ero la piu’ contraria in famiglia a questi viaggi. Mi tocchera’ dirle che avevo ragione io. E finalmente potro’ lasciare quel divano blu in cui mi sono disperata tanto’.

Mariasandra fu rapita il 2 febbraio 2011, ’14 mesi e mezzo fa’, ricordano i genitori che hanno contato i giorni, quasi le ore macerandosi in un’attesa improba, data l’eta’ e gli acciacchi di salute, seri, che si portano dietro. Un raid di predoni, sembra legati ad Al Qaeda, mentre era distante dal campo base di un’escursione tra le dune. La presero cosi’, Mariasandra, insieme a una guida accompagnatrice, almeno per come si sono sapute le cose per mesi.

L’incubo e’ finito oggi alle 17.35 con la telefonata della Farnesina. Comunicazione ufficiale. Ma sulle prime sembrava una telefonata qualunque tra quelle che stavano arrivando da circa un’ora dopo che via tv rimbalzava dall’Africa il ‘rumor’ che fosse proprio lei l’italiana liberata. Due squilli al telefono nel soggiorno. L’anziano sgancia la cornetta al terzo suono. Trascorrono attimi, poi c’e’ il pianto a dirotto di un uomo anziano. Era gioia. Un segnale ovvio. ‘Mariasandra e’ libera’, gli stavano dicendo i funzionari dell’unita’ di crisi della Farnesina. Le lacrime hanno confermato prima delle parole quanto dall’altro capo del telefono gli stavano certificando: la figlia era libera davvero. Lido ha fatto poche domande, interrotte dai singhiozzi, ma ottenendo le risposte che desiderava. ‘E’ ufficiale, e’ libera e sta bene’. Poi la Farnesina ha voluto parlare con la madre: ‘Ma dov’e’? Ma e’ vero?’, ripeteva l’anziana quasi non credendoci e con la voce soffocata. ‘Speriamo sia vero, speriamo sia vero’, diceva alla nipote Gaia, che ha assistito i nonni, e al marito Lido.

Alle 18.10 altro colpo di scena. Mariasandra ha telefonato ai genitori dall’albergo di Ouadogadou. Altri pianti, ancora gioia ed emozione. ‘Ora sono in paradiso, sono finalmente libera – ha detto la turista ai familiari -. Vi ho pensato tanto e vi abbraccio tutti. Sto bene. Domani mattina sono in Italia, a Roma’. Ha chiesto del figlio Alessio, alla nipote Gaia ha detto di essersi fatta liberare in tempo ‘proprio per il tuo compleanno’, ha pianto con la sorella Mariangela.

Arrivera’ mercoledì mattina in aereo da Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso dove e’ stata condotta dopo liberazione e da dove, secondo un giornalista dell’Afp, e’ partita questa sera alle 22 ora italiana. Farnesina e procura della Repubblica della Capitale vogliono capire come ci e’ arrivata fin laggiu’ nell’ex Alto Volta dall’Algeria. Ma questo e’ il lavoro di domani. Ora e’ il momento dell’emozione e della festa.

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