Italiani all’estero, La seduta rituale del CGIE a Roma – di Marco Basti

La settimana scorsa a Roma si è ripetuto il copione che da un po’ di tempo viene interpretato in ogni seduta del Consiglio Ge­nerale degli Italiani all’Estero. Come succede con le recite di una stessa opera, a volte gli attori sono più bravi, a volte sono un po’ stanchi, qualche sera s’inventano qualcosa, qualche altra im­provvisano una parte con più o meno successo. Ma in fondo l’opera è sempre la stessa.

L’assemblea plenaria del CGIE della settimana scorsa ha evi­denziato tutta la stanchezza degli attori di un’opera recitata trop­pe volte. Da una parte il “cattivo”, interpretato dal sottosegreta­rio agli Esteri con delega agli italiani all’estero. Dall’altra il po­polo, sempre nobile, a reclamare giustizia.

Il sen. Alfredo Mantica, infatti, esercitandosi nella parte del “cattivo” non solo ha ribadito la politica dei tagli, in linea con quanto ha fatto il governo dall’inizio della legislatura, ma ha an­che confermato, se qualcuno era ancora incerto, che tutte le poli­tiche rivolte agli italiani all’estero dovranno fare i conti con le ristrettezze del bilancio, imposte dalle successive manovre, a lo­ro volta determinate dalla crisi economica. “La priorità del pa­reggio di bilancio è dirimente nella valutazione delle politiche da adottare”, è stata la sintesi della relazione del sottosegretario agli Esteri, per la parte che riguarda i fondi.

Sulle varie riforme della struttura di rappresentanza, al vaglio del Parlamento, ha precisato che la riforma di Comites e CGIE deve essere fatte entro giugno, altrimenti si andrà a votare, comunque, entro la fine del 2012, anche se, nel caso non fosse modificata la legge, ci sarebbero problemi con i fondi necessari per far svolgere le elezioni secondo l’attuale legge sui Comites. Questo è così, tra l’altro, perché la nuova legge prevede un nu­mero minore di Comitati.

Per quanto riguarda il voto degli italiani all’estero, ha precisa­to che il governo non intende proporre l’abolizione della Circo­scrizione Estero e, anche se in molti tra i presenti all’assemblea del CGIE non erano molto convinti di tale affermazione, si sono sentiti meno incerti quando Mantica ha detto che comunque non ci sono i tempi tecnici per farla.

Dall’altra parte del quadrilatero, c’erano i consiglieri del CGIE e alcuni parlamentari. Dagli interventi riportati dalle agenzie stampa, c’è stata una coincidenza quasi totale, compresi alcuni esponenti dei partiti della maggioranza, nel condannare i tagli, nel ritenere in­sufficiente e sbagliata la politica impostata dal governo nei ri­guardi degli italiani all’estero. Meno unanimi le posizioni per quanto riguarda la riforma di Comites e CGIE, così come sulla riforma del voto all’estero.

Ci sono stati numerosi appelli alla mobilitazione da parte delle comunità all’estero, a cominciare dall’invito fatto dal segretario Elio Carozza, ed è stato deciso di chiedere un incontro del CGIE col presidente della Repubblica, nel mese di dicembre, per pre­sentargli il quadro dei rapporti tra le istituzioni italiane e l’altra Italia. Ci sono state lamentele nei riguardi delle rappresentanze delle regioni e nei riguardi anche dei parlamentari eletti all’estero.

La domanda è a cosa sia servita l’assemblea della settimana scorsa, domanda che si potrebbe fare anche per quanto riguarda le precedenti assise del CGIE degli ultimi tempi. Chiariamo subito, a scanso di equivoci, che riteniamo il Consi­glio Generale degli Italiani all’Estero uno strumento che può es­sere utile nel quadro della rappresentanza degli italiani all’estero, per meglio collegare le realtà dei singoli paesi alle istituzioni ita­liane. Si tratta di un ente che, messo a lavorare in modo sinergi­co con le altre strutture di rappresentanza degli italiani – Comites e parlamentari – dovrebbe poter contribuire a far sì che il nostro dialogo con l’Italia diventi veramente costruttivo. Ma fare del CGIE solo un muro del pianto o, peggio ancora, un terreno utile per lanciare attacchi alla maggioranza, in assenza di altre alternative, contribuisce a renderlo inoperante e ininfluente, rendendo più facile l’azione di quanti nella maggioranza, come ha denunciato giustamente Carozza, hanno portato “un attacco subdolo e poi frontale alla rappresentanza espressa dagli italiani residenti fuori dai confini nazionali, avvenuto in questi ultimi tre anni, un attacco accompagnato da un costante e forte ridimensio­namento delle risorse finanziarie”. Ma la sola denuncia, gli appelli, i riti di sempre, non sono più sufficienti.

NESSUN COMMENTO

Comments