Italiani all’estero, La rappresentanza per gli italiani nel mondo – di Marco Fedi

Ascolto da parte degli attuali Governo e maggioranza e una diversa attenzione, fatta di riforme, con le quali è possibile spendere meno e spendere meglio, fatta di scelte ed azioni positive, spesso a costo zero. Siamo invece stati al centro di una attenzione "negativa", fatta di tagli, riduzioni di bilancio, mancate riforme, vere e proprie discriminazioni come per il mancato esonero ICI sulla prima casa, il mancato rinnovo delle detrazioni fiscali per carichi di famiglia, la tassa del 2% sulle rimesse dei migranti – ultima in ordine di tempo – che colpisce gli immigrati, che, come licenziata dalla Commissione bilancio del Senato, su proposta della Lega Nord, avrebbe colpito anche i cittadini italiani residenti all’estero, ora in parte recuperata con l’esclusione dei cittadini UE, oltre che dei titolari di codice fiscale e matricola INPS. Ma che continua ad essere misura antiliberista e illiberale. Chiederei agli ambasciatori di Stati Uniti, Australia, Canada, cosa pensano di questa tassa del 2% nei trasferimenti di valuta verso i loro Paesi.

In un clima di crisi economica e di forte contrazione della spesa pubblica, sarebbe logico attendersi qualcosa di diverso. Riforme in primo luogo. Dalle amministrazioni locali, Comuni in prima linea, fino al settore della scuola, dell’università, della formazione, delle forze di polizia, tutti, lamentano tagli e riduzioni e l’assenza di riforme.

La rete diplomatico-consolare nel mondo, la promozione e diffusione di lingua e cultura italiane nel mondo, gli interventi a sostegno dei connazionali più deboli nel mondo, sono sempre stati considerati dallo Stato italiano interventi con una forte matrice assistenzialista.

Mai come un investimento, come una scelta di presenza significativa nel mondo. Questa eredità delpassato condiziona anche il presente.

La rappresentanza si colloca in questo contesto. Nel corso degli anni le comunità italiane nel mondo hanno avuto strumenti di rappresentanza come i Coemit e poi Comites, comitati circoscrizionali che hanno contribuito a modernizzare e migliorare, anche dal punto di vista della democrazia e della partecipazione, il rapporto con i Consoli e quindi con i rappresentanti dello Stato.

Oggi questo rapporto peggiora, la casta dei diplomatici riprende a gestire in modo poco trasparente le poche risorse ma soprattutto i rapporti con la comunità. Non è sempre così ovviamente. Ma è possibile licenziare un contrattista senza giusta causa, far lavorare in condizioni contrattuali capestro un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori che non godono neanche delle tutele sindacali. Oggi è possibile ancora fingere che l’Italia all’estero abbia una rete efficiente di servizi a tutela dei residenti all’estero ed anche delle imprese italiane come dei turisti: solo una finzione perché abbiamo invece un sistema in rapido deterioramento.

Il Cgienegli anni ha svolto un ruolo importante nel rappresentare ai livelli istituzionali italiani questa realtà. Ed oggi esiste ancora la necessità di avere questi livelli di rappresentanza.

I parlamentari eletti nella Circoscrizione estero completano il quadro della rappresentanza.

Non è una rappresentanza fine a se stessa. Nasce per dare una risposta ad un problema: l’esercizio deldiritto di voto, sancito dalla Costituzione, non trovava realizzazione se non attraverso il rientro in Italia. I treni degli emigranti, dalla Svizzera, dalla Germania, che tornavano per votare – segnale di partecipazione politica – si svuotano poi non per mancanza di interesse ma perché le comunità si rendono conto che nei Paesi in cui risiedono esistono modalità moderne di esercizio del voto. Per corrispondenza ed ora anche con il voto elettronico. Le comunità di italiani, dagli Stati Uniti fino all’Australia e al Canada e al Brasile, si chiedono se non sia plausibile anche per l’Italia dotarsi di una soluzione che consenta il voto senza doverrientrare in Italia.

Nasce una proposta politica bipartisanche immagina l’esercizio in loco deldiritto di voto. In altre parole la partecipazione effettiva al voto senza dover rientrare in Italia.

Nel frattempo, anche dopo il fallimento delreferendum elettorale nel 1999, si procede ad una verifica, riordino e revisione dell’anagrafe dei residenti all’estero AIRE. A questo proposito ricordo che durante l’ultima tornata referendaria sono state dette molte inesattezze: i cittadini italiani iscritti all’AIRE, oggi sono 3.300.496, risultano, sempre, dico sempre, nel quorum per i referendum. Ogni voto espresso aiuta quindi il raggiungimento del quorum.

In altre parole, fino a quando avremo l’insieme di leggi attualmente in vigore, ogni italiano che non è messo in grado di esprimere il suo voto in occasione dei referendum, peserà negativamente sul raggiungimento del quorum.

La classe politica e dirigente degli anni novanta lavora ad una soluzione che consenta l’esercizio in loco del diritto di voto che salvaguardi anche il sistema politico italiano da un rischio: l’impatto delvoto sui collegi nazionali italiani. In un momento in cui era in vigore un sistema elettorale uninominale e maggioritario con recupero proporzionale appariva ragionevole avere un numero definito di parlamentari eletti direttamente dai territori.

Nel 2000 viene modificata la Costituzione, e con le modifiche all’art. 48 si istituisce la Circoscrizione estero. Con le modifiche agli artt. 56 & 57 viene fissato il numero dei parlamentari, 12 alla Camera e 6 al Senato. Una legge ordinaria, approvata nel 2001, la 459 del 2001, prevede 4 ripartizioni, Europa, America del Sud, America del Nord, Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il voto per corrispondenza, la residenza all’estero alla candidatura ma senza limiti temporali, il voto di preferenza.

Il Partito Democratico ha presentato una proposta di riforma Costituzionale – ancora da discutere ed approfondire – che prevede la riduzione dei Parlamentari, quindi faremo una valutazione anche sulla collocazione e sul numero degli eletti all’estero, che comunque rimangono. Quindi il mantenimento della circoscrizione estero. Una nuova legge ordinaria che migliori la organizzazione delvoto.

In particolare: l’iscrizione all’elenco degli elettori con l’inversione dell’opzione, quindi avere un registro degli elettori ove risultino unicamente coloro i quali hanno interesse e desiderano partecipare alle consultazioni politiche; la firma e l’indicazione dei dati personali ed identificativi dell’elettore sul tagliando che accompagna il plico elettorale; lo scrutinio distinto per le ripartizioni che compongono la circoscrizione estero, per consentire una migliore, meno caotica, fase di spoglio. La stampadel materiale elettorale in Italia.

Riteniamo importante poi, legare le modalità di voto alla legge elettorale italiana.

Oggi è prevista la preferenza e non intendiamo rinunciarvi se non si apre una discussione politica seria, autentica, sul porcellume quindi sulla possibilità che anche in Italia gli elettori possano scegliere i propri rappresentanti, che non siano anonime personalità scelte dalle segreterie dei partiti o dai leaders politici.

Siamo in attesa che si apra una discussione politica seria con la maggioranza, anche per quanto concerne il mantenimento della circoscrizione estero, messo in discussione dalla Lega Nord. A Pesaroil Partito Democratico ha messo a disposizione il suo lavoro, la voglia di confronto e la capacità di proposta. Valuteremo, nei prossimi mesi, le intenzioni del Governo e gli orientamenti della maggioranza.

*deputato Pd eletto all’estero

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