Italiani all’estero, la convenzione tra Farnesina e Patronati non s’ha da fare

Sono fabbriche di voti ad ogni tornata elettorale. Ma anche durante l’ultima Plenaria CGIE è riapparso il cilindro della Farnesina. DGIT: consigli, colombe o coriandoli? No! Solo i soliti patronati

La Convenzione MAECI – Patronati evocata dal Consigliere CGIE Lombardi “è pronta”. “Abbiamo ricevuto la versione consolidata con le note del Servizio Giuridico”, ha annunciato Vignali. “Ora dobbiamo consultarci a livello politico con il Ministero per valutare se proseguire”.

NOI AGGIUNGIAMO: SE CONVENZIONE DEVE ESSERE, CHE SIA INVECE QUELLA CON I SEI MILIONI DI ITALIANI ALL’ESTERO, E CIOÈ LA GARANZIA SUI SERVIZI DELLO STATO, CON I MEZZI DELLO STATO E CON IL PERSONALE DELLO STATO!

Al termine della Plenaria CGIE presso la Farnesina, l’appello del Consiglio al MAECI è, infatti, univoco:

a) ci vuole più personale nei consolati; b) bisogna riaprire le sedi periferiche soppresse; c) gli strumenti per l’erogazione dei servizi consolari vanno rimodernati.

La competente Direzione Generale (DGIT) del MAECI risponde a tali concrete richieste, riesumando la convenzione con i patronati. MA È COME CHIAMARE SOCCORSO PER UN MALATO GRAVE E TI MANDANO IL VETERINARIO!

Ora, non spettano certo a noi giudizi sui patronati, ma l’annuncio della Direzione per gli Italiani all’Estero della Farnesina sulla convenzione per servizi che tangono la Rete consolare, invita a puntare uno sguardo critico sul loro ruolo all’estero.

Infatti, i patronati:

si sono rivelati indubbiamente strumenti formidabili per l’organizzazione del bacino elettorale al servizio dei partiti politici;

– arrancano alla ricerca di nuove attività, al momento in cui la generazione di lavoratori all’estero, con un percorso lavorativo e relativi diritti pensionistici in Italia, è ormai superata;

– sono alla ricerca di una legittimazione e di una configurazione giuridica al momento in cui all’estero sopravvivono con fantasiose etichette che li definiscono ora “Enti Gestori”, ora “Associazioni”, ora inquadrati in organizzazioni sindacali locali, senza però mai rispondere giuridicamente agli utenti in caso di contenzioso. Chi non ci crede, dia uno sguardo a quanto accaduto in Svizzera, dove un patronato, accusato per truffa, risponde ai truffati: “Noi non c’entriamo nulla, la colpa è dell’’impiegato e fatevi rimborsare da lui!”;

– s’impiantano laddove l’Amministrazione dello Stato ha lasciato spazi con la chiusura di sedi periferiche come, per ultimo, a Saarbrücken in Germania;

si sono piazzati anche all’interno di Comites e CGIE, provocando accese discussioni sulla legittimità di tali nomine apparentemente in contrasto con l’apposita normativa;

– chiedono convenzioni con il MAECI, passando a braccetto e con nonchalance nel ruolo da “controllori a controllati”.

AGLI APPELLI LANCIATI DAL CGIE ALLA FARNESINA SI AGGIUNGE PERTANTO QUELLO DEL COORDINAMENTO ESTERI DELLA CONFSAL UNSA:

LA RICHIESTA DI RAFFORZAMENTO DEL PERSONALE SULLA RETE ESTERA È SERIA. CHE SI EVITINO GIOCHI DI PRESTIGIO, TIRANDO FUORI DAL CILINDRO PATRONATI E CONSOLI ONORARI TRASFORMATI ALL’OCCASIONE IN IMPIEGATI CONSOLARI.

La CONFSAL UNSA ESTERI propone una propria definizione di ”consolato”, affinché esso sia, una volta e per tutte, identificato istituzionalmente e senza margini di discrezionalità dei singoli dirigenti, come segue:

“Entità extraterritoriale dello Stato, i cui fini istituzionali siano, fatto salvo il mandato di rappresentanza, quelli di fornire – alle migliori condizioni possibili di qualità e di costo – l’insieme dei servizi che lo Stato stesso deve inderogabilmente garantire ai suoi cittadini all’estero, con parità di diritti di fruizione concessi ai connazionali residenti sul territorio nazionale”.

LA COLLABORAZIONE TRA CONSOLATI E PATRONATI È AUSPICABILE, GIÀ ESISTENTE E UTILE NEI RISPETTIVI AMBITI DI COMPETENZE E RAGGIO D’AZIONE. E CHE COSÌ SIA! SENZA MINACCIARE LA CONSISTENZA DEL PERSONALE MAECI SULLA RETE ESTERA.

CONFSAL UNSA COORDINAMENTO ESTERI