Italiani all’estero, la battaglia del senatore Micheloni (Pd) – di Mauro Giuseppe Nicolosi

Il senatore Claudio Micheloni (Pd) è impegnato da mesi in una battaglia volta a trovare i fondi per i COM.IT.ES, il C.G.I.E., gli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana (soprattutto in Svizzera e in Germania) a causa del taglio progressivo che dal 2008 in avanti le varie finanziarie e la legge di stabilità hanno effettuato sui capitoli del MAE riguardanti questi Enti (3103, 3105, 3106, 3131, 3121, 3122, 3153).

Ci saremmo attesi dal senatore un’analisi strutturale dei costi superflui e una proposta dettagliata per il riposizionamento virtuoso delle risorse. Niente di tutto questo. Da mesi egli somministra le medesime ricette: fare rientrare i 340 insegnanti di ruolo di lingua e cultura italiana e versare agli Enti Gestori quanto risparmiato per l’assunzione in loco del personale; ridurre le indennità previste dall’articolo 171 del D.P.R. n. 18/1967 e le spese sostenute per gli insegnanti, personale diplomatico e amministrativo in servizio all’estero;
i soldi risparmiati andrebbero usati «a favore delle Camere di Commercio italiane all’estero, del Museo Nazionale dell’Emigrazione, per il funzionamento dei Comites e per il funzionamento del CGIE e al rifinanziamento della Cooperazione allo sviluppo di cui alla legge n. 49 del 1987».

Il vero chiodo fisso del senatore è il rientro dei 340 insegnanti in servizio presso i corsi. L’acribia con cui il Micheloni ha più volte proposto in questi mesi la restituzione del personale di ruolo merita qualche riflessione.

La proposta è vecchia e già serpeggiava oltre dieci anni addietro nel C.G.I.E.: scopo è la privatizzazione dei corsi previsti dalla famosa legge 153. Molti siamo stati sempre contrari a questa linea: non per difendere il contingente come numero, ma per difendere il contingente come competenze! Chi ha esperienza di Scuole e di Enti Gestori all’estero sa bene che l’orientamento prevalente negli Enti Gestori delle scuole e dei corsi è risparmiare sul personale (talora e in certe realtà in modo vergognoso), spesso con atteggiamenti vessatori, con orari di lavoro impossibili e, in alcune realtà, senza un accertamento preventivo e in itinere delle competenze. Il personale di ruolo, se opportunamente selezionato e coordinato, è in grado di svolgere il proprio lavoro con efficienza ed efficacia insostituibili. La scuola italiana metropolitana, primaria e secondaria di primo grado, negli ultimi 25 anni ha fatto passi da gigante sul piano delle strategie didattiche, dello sviluppo delle competenze e del successo formativo degli alunni. E ciò è stato possibile grazie a un personale altamente qualificato che ha imparato negli anni a riversare in classe le proprie competenze e abilità culturali e didattiche. Non me ne voglia il senatore Micheloni, ma la stessa cosa non si può dire di molte scuole paritarie e corsi di lingua all’estero; anzi, si potrebbe quasi fare una proporzione: meno personale di ruolo è presente nelle varie realtà, maggiore è la distanza tra il modello metropolitano e quello estero. Pertanto, privare i corsi di quel ristretto numero di insegnanti di ruolo significherà privare la rete di esperienze innovative che da sola non si potrà dare, come non si è data.

Franco Narducci, anch’egli eletto all’estero, è estensore e primo firmatario di un progetto di legge che contempera tutti gli aspetti dell’intervento culturale all’estero: dalla selezione adeguata del personale di ruolo alla protezione della professionalità degli insegnati a contratto locale. Come mai Micheloni non ha mai una volta citato questo progetto di legge che affronta strutturalmente il problema? Come mai non ha mai affrontato nel merito l’attuale (e forse obsoleta) organizzazione dei corsi in un contesto migratorio che è totalmente cambiato e i cui soggetti non sono assimilabili a quelli degli anni Cinquanta e Sessanta e che hanno bisogno di supporti linguistici diversi e più raffinati? Come mai non si è interessato con pubbliche enunciazioni del personale contrattato dagli enti gestori come stiamo facendo proprio alcuni di noi che siamo contrari alla privatizzazione: cercando una soluzione ‘estera’ al problema del Tirocinio Formativo Attivo con l’aiuto della Uil scuola esteri e dell’on. Franco Narducci?

Si è proditorii se si è convinti che a Micheloni non interessa la qualità dei corsi? Probabilmente agli enti gestori, davvero in difficoltà, va data una risposta rassicurante e con effetti immediati: potrebbe essere questa la preoccupazione? Ma perché non aggredire il problema in termini strutturali? Ottimizzare le risorse non è una mera operazione di giroconto, esige lungimiranza e senso dei contesti. Dove trovare i soldi? Si è mai pensato di rivedere la legge elettorale per l’estero (459/2001 e relativo regolamento) e ammettere al voto solo a determinate condizioni e rigorose garanzie di validità? Il senatore Micheloni sa quanto denaro pubblico e metropolitano (cioè dei cittadini che in patria pagano le tasse) costa stampare le centinaia di migliaia di plichi elettorali che poi a volte prendono vie inconfessabili? Si è mai riflettuto sulla riduzione dei COM.IT.ES, il cui numero è spesso legato alla vecchia distribuzione dell’emigrazione? Se va mantenuto il C.G.I.E. perché avere tanti deputati e senatori eletti all’estero? Non è troppo (anche da un punto di vista economico) avere 18 eletti (di molti neque verbum) e anche i vecchi istituti di rappresentanza? Salvo che non li si voglia ridurre a bacini elettorali o portatori d’acqua dei deputati, come pare paventare Rino Giuliani (presidente del CNE) nel commentare la proposta di riforma di COM.IT.ES e C.G.I.E. avanzata proprio da Micheloni.

A mo’ di conclusione. Perché Micheloni è interessato solamente a dare denaro agli Enti Gestori e a mettere in moto, oliandoli, i meccanismi di COM.IT.ES, C.G.I.E.? Perché destinare soldi alle Camere di Commercio (che potrebbero reggersi con criteri imprenditoriali come ad esempio Reti on line, che Micheloni dovrebbe conoscere bene)? Mi viene un sospetto (scrisse un mio conterraneo che ‘il sospetto a volte è l’anticamera della verità’): non è che si avvicina in fretta il 2013?

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