Italiani all’estero, Italiani nel mondo votano anche senza Circoscrizione estero – di Gian Luigi Ferretti

E’ caduto nel vuoto il nostro appello a mantenere la calma, a considerare  la situazione come grave ma non seria perché la  proposta Calderoli per essere approvata necessiterebbe di tanti passaggi parlamentari più eventuale referendum, anni e anni quando questa legislatura è agli sgoccioli. E’ un petardo, una “scorreggia nel vento” per dirla alla Bossi prima maniera. Ma ha avuto un effetto taumaturgico che stanno studiando persino a Lourdes. Improvvisamente i muti hanno parlato, vedi l’On. Picchi. I ciechi hanno visto l’importanza di organismi come i Comites ed il Cgie, vedi la lettera dei parlamentari eletti all’estero del Pdl a Berlusconi. I sordi hanno sentito il Sottosegretario Mantica confermare quale sia la sua considerazione degli italiani nel mondo.

Nessuno si è fermato un attimo per ragionare, neppure gli storpi, che anzi hanno preso a correre tutti nella stessa direzione dietro ai parlamentari timorosi di perdere poltrona e prebende ed alla massa dei candidati a candidato al grido di: “Abolire la Circoscrizione estero significa togliere il diritto di voto gli italiani nel mondo”.

Altolà! Intanto il diritto di voto i cittadini all’estero l’hanno sempre avuto. Prima ricevevano la famosa cartolina dal loro comune, dal 2006 ricevono direttamente le schede perché le modifiche di Tremaglia gli hanno concesso l’effettivo esercizio del diritto di voto. Invece di lasciare lavoro e famiglia  e salire su un aereo per andare a votare in Italia lo possono fare tranquillamente da casa propria.

La grande conquista è stata il voto per corrispondenza. La Circoscrizione estero non è che una sovrastruttura, che può benissimo essere modificata, sostituita, eliminata.

L’importante è che gli italiani nel mondo possano:

a)  votare comodamente senza dovere viaggiare né per andare in Italia né per dovere raggiungere un Consolato distante molte centinaia di chilometri;
b) eleggere i propri rappresentanti

Ecco, i rappresentanti. Oggi può essere eletto solo ed esclusivamente chi risiede all’estero. Ma non è mica un dogma di fede, solo una disposizione di legge , che neppure  Tremaglia voleva all’inizio e che si può tranquillamente cambiare senza che crolli nulla.

Perché non sarebbe una catastrofe se – tanto per sparare dei nomi a casaccio -al posto di Micheloni ci fosse Eugenio Marino o al posto di Berardi ci fosse Ricky Filosa o al posto di Fantetti ci fosse uno qualunque dei redattori di questo giornale.

E chissenefrega dove risiedono se gli elettori ritengono che siano i più adatti a rappresentarli. Tanto, una volte eletti, di fatto vivono a Roma. O davvero vogliamo difendere un sistema per il quale può essere eletto uno che – magari – ha un vecchio pezzo di carta attestante che risiede – per esempio – a Londra anche se da anni ormai vive con la sua famiglia – poniamo – a Roma ed è – tanto per dire – impiegato di un ministero? Uno che in vita sua non ha mai incontrato un emigrato vero?  E non può nemmeno osare candidarsi un altro che da tanti anni si occupa e preoccupa dei connazionali all’estero?

Noi no, noi non andremo in trincea per difendere la Circoscrizione estero, ma per difendere il voto per corrispondenza ed un congruo numero di deputati e senatori eletti dagli elettori all’estero.
Oggi non è congruo. In Italia ci sono 55,5 milioni di cittadini italiani che eleggono 618 deputati (1 deputato ogni  89.800 abitanti) e 309 senatori (1 senatore ogni 179.600 abitanti). Fuori d’Italia vivono 4,5 milioni di cittadini che eleggono 12 deputati (1 ogni 375.000 abitanti) e 6 senatori (1 ogni 750.000 abitanti).

La  riforma Calderoli riduce a 250 senatori e 250 deputati? Sarebbero 1 deputato ed 1 senatore ogni 240.000 abitanti dei 60 milioni totali (Italia + estero). Fatevi i conti. Agli italiani nel mondo spetterebbero  38 parlamentari, 19 senatori e 19 deputati. Il dibattito è aperto. Possibilmente senza paraocchi.

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