Italiani all’estero inascoltati e stanchi di promesse, fino a quando?

C’è sempre qualcuno più bravo degli altri a promettere. Di solito è quello che vince. Ma gli italiani all’estero ormai sono stanchi di prese per i fondelli e parole vuote. Ci vuole un cambio vero

“Gli eletti all’estero sono tutti degli incapaci e andrebbero aboliti”, “Per me la Circoscrizione estero dovrebbe essere eliminata”, “18 in tutto il mondo vincono la lotteria e una volta in Parlamento pensano solo ai fatti propri, a che servono?”. Quante volte abbiamo letto o ascoltato frasi del genere, noi che ci occupiamo da anni, tutti i santi giorni, di italiani nel mondo e universo emigrazione? Siamo stanchi di tali affermazioni, tanto che ci capita anche di non rispondere, abbiamo già dato, diciamo alla nostra coscienza. Altrimenti dovremmo continuare a spiegare che in realtà è un privilegio potere avere dei rappresentanti degli italiani all’estero in Parlamento, un valore aggiunto per gli italiani nel mondo, che così possono contare su propri punti di riferimento a Roma, nella massima istituzione democratica della Repubblica Italiana.

Tuttavia, è anche vero che se questi rappresentanti eletti non dovessero dimostrarsi all’altezza, crollerebbe tutto. Il sogno si frantumerebbe, non avrebbe più senso avere italiani all’estero nel Palazzo se quei 18 una volta lì dentro perdono il contatto e il filo diretto con il proprio territorio, con le proprie comunità.

Sono tutti bravi a promettere. Da dieci anni i candidati eletti oltre confine ci promettono le stesse cose. Cittadinanza italiana più facile, più fondi alla cultura italiana nel mondo, meno tasse per chi vive oltre confine.

Sono tutti bravi a promettere. E c’è sempre qualcuno più bravo degli altri. Di solito è quello che vince le elezioni. E che alla fine non trova nelle istituzioni le risposte ai nostri problemi.

Sono dieci anni che ci raccontano le stesse cose e per noi italiani all’estero non ne hanno portato a casa nemmeno una. Poi è logico che ci sia chi si sente autorizzato a dire “a che servono?”. Se fossero più incisivi, più uniti tra loro, questi eletti all’estero, forse… Forse.

La verità è che non ci sentiamo nemmeno di dare a loro tutta la colpa. La responsabilità finale è sempre di chi governa, dell’esecutivo. E negli anni i governi che si sono succeduti hanno sempre massacrato gli italiani nel mondo, con tutta la forza che hanno potuto utilizzare di volta in volta. Tasse su tasse, tagli su tagli, fino a lasciare le nostre comunità oltre confine senza ossigeno, moribonde.

Qualcuno dice che la storia del “governo che taglia e tassa” sia ormai un ritornello da disco rotto. Beh, lo vada a dire agli italiani che si sono visti chiudere le proprie sedi diplomatiche di riferimento, agli enti gestori che operano con la lingua italiana, ai patronati… Senza dimenticare l’Imu, tassa abolita per tutti, ma non per gli italiani all’estero, che continuano a pagarla, per giunta con l’aliquota relativa alla seconda abitazione. Fino a quando?

Fino a quando noi italiani residenti all’estero dovremo sopportare questo strazio? Quando arriverà un governo in grado di darci la giusta attenzione? Quando avremo in Parlamento rappresentanti pronti a difendere i nostri interessi di italiani all’estero con unghie e denti, a prescindere dalla loro casacca di partito, guardando al proprio elettorato come alla stella polare del proprio mandato? Ce ne sarebbe tanto bisogno davvero.

Forse è davvero il caso di tornare a pensare che l’unione fa la forza. Sarebbe il caso di non procedere in ordine sparso, ma di agire come squadra. Tuttavia, come ItaliaChiamaItalia questo lo scriviamo da anni. Inascoltati.

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