Italiani all’estero, I tunisini nel mondo meglio di noi – di Carlo Domenico Erio

"Io voto, tu voti, noi votiamo: sbattiamoli fuori!": è questo lo slogan dei tunisini chiamati alle prime elezioni libere per il 23 ottobre in Tunisia e per il 20/21/22 ottobre 2011 per i residenti all’estero. Sui 218 seggi del nuovo Parlamento, 19 sono riservati ai tunisini emigrati, di cui 10 ai 600mila presenti in Francia.

Voteranno coloro che si sono iscritti sulle liste elettorali aperte presso i Consolati Tunisini all’estero dall’11 luglio e sino al 2 agosto 2011. Consolati aperti ogni giorno (festivi inclusi!) dalle ore 8.30 alle 18.

Il Console di Tunisia a Grenoble, Mr Hatem LANDOULSI, la cui circoscrizione comprende cinque départements (province) francesi con oltre 40mila residenti, ha dichiarato che la gente viene a "iscriversi con fervore" e che tutti confidano in nuovo corso della politica.

Se mi permetto di portare questo esempio di democrazia partecipativa é perché noi italiani, primo popolo di emigrazione totale, dopo le aperture molto tardive (si é atteso il 2000), stiamo tornando indietro, mentre altri popoli, senza citare gli europei che stanno copiando quel che avevamo di meglio, si aprono alla rappresentanza (Marocco e Algeria già da tempo, pur non essendo campioni di democrazia) ed ora la nuova Tunisia.

Noi italiani abbiamo sempre in bocca la parola democrazia, ma ci serve per dirci più furbi e chi dice furbo in Italia é che vuol fregare l’altro come nel nostro sistema di voto all’estero.

Dal 98 avevamo chiesto come Cgie (quando il Cgie contava per davvero) che fossero create liste elettorali a cui ci si doveva iscrivere e che quindi poteva esser ritenuto valido anche il voto per corrispondenza. Probabilmente la nostra amministrazione sarebbe stata alla finestra, dichiarando che erano oberati di lavoro (quando va bene lavorano 4 a 5 ore al giorno), avrebbe chiesto più digitatori… Sì, quei famosi digitatori che Tremaglia fece assumere e che servirono a fare i lustrascarpe a funzionari consolari ultrapagati e fannulloni, ma iscritti al sindacato e quindi intoccabili.

A quel punto pero’, ritornando all’idea del 1998, chi si iscriveva nelle liste consolari é perché voleva votare e non voleva vedersi derubata la scheda, né voleva venderla per un caffé; ma no, ci  dissero che si voleva impedire la "libera" espressione del voto. Che risate, gente. Abbiamo visto com’é finita per due volte, nel 2006 e nel 2008.

Eccoci quindi al bivio: siamo una nazione del G8, del G20, o siamo peggio di una nazione emergente come la Tunisia? Per gli italiani all’estero, probabilmente, siamo lontani anni luce da un vero riconoscimento dei diritti. Siamo buoni per avere dei doveri come quando durante tutto il 1900 abbiamo dato rimesse e portato soldi all’Italia (ricordate i famosi sacchi di carbone?), poi le nostre lotte sono state svendute e sono servite solo a renderci antipatici agli italiani d’Italia. Continuiamo così e tra una polemica e l’altra finiremo nel dimenticatoio, se già non ci siamo.

*Coordinatore PdL Francia

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