Italiani all’estero, Giampaolo Gronchi: l’italiano che conquistò Panama – di Franco Esposito

Come una favola. La storia di un italiano partito alla conquista dell’America Latina. Un moderno Cristoforo Colombo, Giampaolo Gronchi. La concia delle pelli, il pallone e la Juventus le sue singolari caravelle, i suoi gusci di legno a racchiudere il destino umano e professionale di quest’originale conquistatore. Il successo e la notorietà incartati alla grande a ottomila chilometri dalla terra amata natia, l’Italia. Lo sport e il calcio a mò di oceani, i suoi oceani, lontani sei fusi da un laborioso paese della Toscana. Montopoli, tra Empoli e Pontedera.

Giampaolo Gronchi, classe 1930, stimato tecnico nell’arte della concia delle pelli, lascia l’Italia spinto verso la Colombia da un’allettante proposta di lavoro. Insegnante per la lavorazione delle pelli su scala   industriale. L’arte della concia, il suo lavoro. A Medellin l’impatto e l’abbraccio con il nuovo mondo. In compagnia della moglie Lina, dei figli Gianluca e Giampaolo, e di una borsa piena di sogni.

Compagna inseparabile un’appassionante signora per lui piena di fascino e di passione: la Juventus, madame Juventus, la squadra di calcio più popolare e seguita in Italia, espressione sportiva della Fiat Torino. Intrigante la Colombia, molto interessante come Paese. Ma non è sufficiente per pensare ad un amore definitivo. Quello lo incontra a Panama, dove Gronchi approda nel ’74. Il suo posto, l’ideale per una scelta di vita, questa sì definitiva. Incantati dal clima e dal mare, dalla maniera di vivere dei panamensi pieni di morbidi ritmi, i Gronchi piantano le tende a Panama.

L’imprenditore conquista riconoscimenti importanti, il successo professionale e l’agiatezza economica; l’uomo italiano diventa a questo punto uno scopritore. Ma di cosa? Del calcio a Panama, coniugando passione, competenza, capacità imprenditoriale, idee innovative. Il calcio questo sconosciuto, da quelle parti, nel cuore degli anni Settanta. In quel lembo di America Latina, il calcio vero è griffato Gronchi. Un precursore. Uno scopritore, tout court. Il Cristoforo Colombo del pallone. La Juventus è un inesauribile  amore. Una passione inesausta, nata e cresciuta ai tempi italiani di Omar Sivori, il fuoriclasse argentino funambolo e prestigiatore con l’attrezzo tra i piedi, Gianpiero Boniperti e il gigante gallese John Charles, il colpo di testa più micidiale della storia. Tra un impegno di lavoro e l’altro, il maestro conciatore venuto da Montopoli, Toscana, fonda il Footbal Club Tauro. Maglia a strisce bianconere, ovvio. La sua Juventus a ottomila chilometri dall’Italia. Una squadra, il Tauro, nata praticamente dal nulla. Portato poi sapete dove? Alla conquista di scudetti in serie, sette consecutivi, fino alla Champions dell’America Centrale. La Concacaf, dove l’ex piccolo club diventato grande si misura con le migliori formazioni statunitensi, messicane, caraibiche. L’imprenditore e il dirigente sportivo calcistico hanno conquistato la leadership in entrambi gli ambiti. Sdoganato l’Fc Tauro dall’anonimato, quest’italiano vero fonda la Lega professionistica panamense: l’association Nacional Pro Futbol di Panama. Il popolo dell’istmo è grato per la vita. E intanto, si sdebita: gli dedica uno degli stadi della capitale, il più vecchio oggi dismesso, comunque un mito in città. Sulla facciata dell’impianto è leggibile tuttora la scritta "Estadio Giancarlo Gronchi".

La Juventus di Panama si prende il titolo di Juventus nel paese dei due oceani. Una leggenda sportiva, il Tauro. Diecimila spettatori di media a partita, una presenza costante nell’alta classifica del campionato panamense, che mette in campo dieci squadre professionistiche. Il livello del torneo è vicino alla serie B italiana. E cresce il management del club, va incontro al modernismo: papà Gronchi ha consegnato la cloche al figlio Giampaolo, oggi presidente e uomo forte del Tauro. Realizzati pienamente nel mondo del lavoro, il patriarca scopritore e inventore e i suoi familiari coltivano due sogni, avendoli però già qui, nel cuore.  Creare talenti per il calcio italiano e sfidare un giorno la Juventus. La favola continua.

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