Italiani all’estero, Frattini: Marò in India? Intervenga l’Europa

Press conference by Franco Frattini

Franco Frattini, responsabile affari internazionali PdL, ex ministro degli Esteri, non ha dubbi: per quanto riguarda i nostri marò ancora dietro le sbarre in India, “si sarebbe dovuto, fin da subito, europeizzare la crisi”, e quindi “presentare le nostre istanze anche in sede Onu. Denunciando la violazione del diritto internazionale, a fronte del coinvolgimento dei nostri militari – spiega – in una missione antipirateria fortemente voluta dalle Nazioni Unite e dell’Europa”.

Secondo Frattini da parte europea dovrebbe scattare immediatamente “un meccanismo di difesa analogo a quello della Nato. Qui ovviamente, non siamo in presenza di un attacco militare, ma di una controversia giuridica. Che, tuttavia, riguarda un principio universale e non bilaterale: secondo il diritto internazionale, infatti, i militari godono dell’immunità’ e le loro azioni vanno imputate al Paese di provenienza, cui spetta il compito di giudicarli”.

Il governo di Mario Monti nel caso che riguarda i nostri militari in carcere in India si è rivelato fin dall’inizio troppo debole. Adesso “il soggetto più indicato per affrontare questioni del genere e’ il Consiglio d’Europa, cui competono le decisioni in materia”, sottolinea Frattini. “Al Dipartimento giustizia della Commissione europea, poi, spetta il compito di preparare il terreno. Ha tutti gli strumenti, infatti, per predisporre una documentazione che dimostri in tempi molto rapidi le fondate ragioni giuridiche dell’Italia”.

Dunque, in sede di trattativa, continua l’ex ministro, “l’Europa potrebbe garantire all’India una certa legittimazione e credito politico”, riconoscendo al Paese “la capacità di aver saputo far prevalere, in questa vicenda, le ragioni del diritto internazionale”. Altrimenti, se così non fosse, “sarebbe attirata l’attenzione del mondo sul fatto che uno tra i Paesi emergenti che vuole intestarsi pure un ruolo politico a livello globale, sta commettendo una violazione inaccettabile sul fronte del diritto internazionale”. E a quel punto, ci auguriamo proprio che il governo italiano non resti con le mani in mano, a guardare, passivamente.

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