Italiani all’estero, Fedi (Pd): Dobbiamo ascoltare e lavorare insieme

Amiche ed amici, colleghi parlamentari, 

credo sia utile ricordare a noi stessi che oggi abbiamo una responsabilità, un dovere e un compito da assolvere.

Con assoluta nitidezza, abbiamo davanti a noi la responsabilità di rappresentare le comunità italiane nel mondo, il dovere di assumere posizioni chiare e precise, che non lascino ombre, che non rischino di apparire “il compromesso del nulla sul nulla”, e il compito di dire no a maggioranza e a Governo che stanno facendo ricadere le conseguenze negative, di scelte sbagliate, sulle politiche per gli italiani nel mondo.

Accolgo positivamente le critiche mosse alla rappresentanza parlamentare dal Segretario Generale Carrozza. Dobbiamo ascoltare e lavorare insieme.

Comprendo anche l’atteggiamento del Governo, non lo condivido, lo ritengo sbagliato, ma lo comprendo: siete alle prese con una crisi reale ma avete dato risposte sbagliate; siete alle prese con scelte complesse e non potete far conto sulla rappresentanza, perché avete esautorato tutto il mondo dell’italianità all’estero. Con la complicità di un’amministrazione degli Esteri che è oggi lontana mille miglia dalla gente, dagli italiani nel mondo. 

Mi chiedo, dobbiamo anche cominciare a diffidare di Direttori Generali, Ambasciatori e Consoli che nel lavoro quotidiano o nei messaggi alla Farnesina dipingono un mondo che non c’è, una realtà virtuale, un gioco a incastri dove “il puzzle” è costruito per accomodare le esigenze del palazzo?

O dobbiamo invece cominciare a dirci la verità, tutta e sempre? Oggi il sistema Italia nel mondo è inaffidabile. Con la perdita di credibilità del nostro Governo, rischiano di perdere credibilità anche le nostre istituzioni e la stessa rappresentanza. Facciamo in modo, davvero, che non perda credibilità anche la nostra diplomazia. Riconosciamo alla diplomazia italiana di saper lavorare bene sui grandi temi di politica estera. Ecco gli italiani nel mondo non sono da meno. Ecco perché ciascuno di noi è chiamato al proprio lavoro di rappresentanza. Ho notato nei toni del Governo un’apertura, una disponibilità al dialogo. Chiedo al Governo: perché non si è dimostrata analoga apertura sulle proposte di riforma della rappresentanza? È solo l’esigenza dei tagli che spinge al dialogo? Su questo punto non può esserci alcuna complicità. 

Noi ricordiamo a Governo e maggioranza che molti provvedimenti, a costo ZERO, attendono di essere approvati, bloccati proprio da voi.

Al Senato il disegno di legge sulle prerogative sindacali e sulla rappresentanza sindacale dei lavoratori a contratto del MAE. Intanto aumentano i casi di sfruttamento, senza tutela, dei lavoratori a contratto come aumentano gli atteggiamenti discriminatori nei loro confronti.

Sulle pensioni non siete stati in grado di migliorare nulla, avete solo peggiorato le modalità di pagamento, reso più complesse le certificazioni, a partire da quella di esistenza in vita, fino alla verifica reddituale. Avete messo in movimento anche EquItalia, per omissione o semplicemente per fare cassa, a tutti i costi, anche quando l’errore è dell’INPS.

Vorreste predisporre un condono per gli evasori fiscali ma non avete voluto fare una sanatoria, giusta, per chi all’estero vive di pensione e non ha potuto dichiarare il reddito a causa dei ritardi dell’INPS. 

Avete abolito l’ICI sulla prima casa – primo grave errore di una lunga serie – ma avete discriminato i residenti all’estero reintroducendo di fatto una tassa che si era annullata o ridotta ai minimi termini per tutti, anche per i residenti all’estero. Le detrazioni fiscali per carichi di famiglia – che sono state prorogate fino al 2011 – rischiano di tramontare definitivamente.

Nella foga anti-immigrati avete rischiato di colpire tutti, italiani in Italia e all’estero, con una norma illiberale e antiliberista che colpisce i trasferimenti di denaro vero Paesi extra-UE, salvo poi, nel maxi-emendamento, recuperare questo vistosissimo errore, sfuggito a qualche Senatore disattento, e limitarne l’applicazione a chi italiano non è, quindi anche tutti gli oriundi.

Avete fatto nulla sul fronte cittadinanza, a costo ZERO, sia per le donne coniugatesi prima dell’entrata in vigore della Costituzione che per il riacquisto.

Avete colpito il personale a contratto che rappresenta oggi invece l’unica alternativa rispetto ai tagli all’estero, alla carenza di personale e di organici.

In un clima teso e carico di preoccupazioni per il futuro dell’insegnamento di lingua e cultura italiana nel mondo, vi preoccupate solo di ISE (Indennità di Servizio all’Estero) e poco altro.

Con una rete consolare allo stremo, sedi che chiudono, altre che sopravvivono, e una generale disattenzione all’assunzione di nuove responsabilità, dall’Istituto per il commercio con l’estero fino all’attribuzione del codice fiscale. 

Il balletto delle manovre economiche che si sono susseguite ha segnato il tempo della crisi: tagli lineari, nessuna riforma, crescita zero. Per l’estero nessun investimento, tagli lineari, nessuna riforma.

Con il tentativo di far passare per una riforma seria, un disegno di legge approvato dal Senato che è invece largamente insufficiente a ridisegnare la rappresentanza e che arriva prima della necessaria rimodulazione della rappresentanza parlamentare e della messa in sicurezza dell’esercizio in loco del diritto di voto.

Il balletto sulle riforme ha segnato il tempo della politica.

Il problema non è se questo Parlamento sarà in grado di approvare, prima della fine della legislatura, una riforma Costituzionale.

Il problema è avere un piano di confronto e di riflessione comune sul tema della rappresentanza: proprio quello che Governo e maggioranza non hanno voluto e non vogliono.

Avete deciso di procedere a pezzi e a tentoni: prima modificare la rappresentanza di base, con il presupposto dell’esistenza della rappresentanza Costituzionale, poi rimettere in discussione Costituzione e legge ordinaria del voto, la 459 del 2001, per trovarsi con la devastazione. 

La questione è partire da un piano logico, razionale. Abbiamo ancora tempo per farlo non siamo fuori tempo massimo. Possiamo, almeno sulla rappresentanza, ripartire da ZERO cercando, insieme, di presentare al Paese una proposta razionale. Il Governo ha desistito rispetto al disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche, la maggioranza non insista sul passaggio alla Camera della riforma approvata dal Senato e si lavori subito a una nuova proposta, davvero innovativa, che tenga conto anche dei forti tagli e del ridimensionamento della rete consolare. Altrimenti ognuno si assuma le proprie responsabilità. 

Comites e CGIE hanno invece il compito di continuare a rappresentare gli italiani nel mondo, dirci nel modo più forte e chiaro possibile, cosa rimane del rapporto di fiducia tra le nostre collettività e l’Italia. 

Rapporto di fiducia che oggi è incrinato anche con il Paese.

In Italia e all’estero si chiede un cambiamento di passo e da Montecitorio, che ha bocciato il rendiconto dello Stato, arriva un segnale in direzione di un cambiamento di Governo. 

Non abbiamo davanti a noi momenti facili, dobbiamo lavorare insieme e dare in questo momento la migliore immagine dell’Italia nel mondo.

Pur nella consapevolezza che sarà difficile recuperare un rapporto di fiducia, dobbiamo insieme lavorare per contribuire a cambiare percorso, per tornare a far valere il senso della presenza italiana nel mondo.

Una presenza che non è solo un costo – come spesso questa maggioranza sembra sostenere – ma è, attraverso le nostre comunità integrate, attraverso la mobilità giovanile, attraverso le ricerca scientifica e tecnologica, attraverso il turismo e la promozione culturale, un concreto volano economico e commerciale. Disperderlo è un errore.

Non capire che lo stiamo disperdendo è anche un atto di arroganza e superficialità. 

On. Marco Fedi, deputato Pd eletto all’estero

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