Italiani all’estero, Fedi (Pd): Distribuire in modo equo risorse Mae

“Il quadro degli interventi per gli italiani all’estero, risultante dalle ripetute manovre finanziarie che si sono sedimentate nel corso dell’attuale legislatura, ha superato il livello emergenziale e s’avvia a configurarsi come un vero e proprio disastro”.

E’ quanto ha dichiarato l’On. Marco Fedi illustrando la proposta di legge da lui presentata, unitamente ai colleghi Farina, Narducci, Porta e Garavini (alla quale stanno giungendo adesioni di altri deputati), con l’intento di reintegrare, sia pure parzialmente, risorse da destinare alle cosiddette politiche emigratorie.

“Ci rendiamo conto, naturalmente, – ha continuato l’On. Fedi – che gli italiani all’estero non potevano essere esentati dalla chiamata alle armi per la salvezza del paese che Monti ha fatto assumendo la responsabilità affidatagli dal Presidente Napolitano. Il fatto, anzi, che essi siano stati chiamati a condividere i sacrifici richiesti a tutti gli italiani voglio vederlo, sia pure con una qualche amarezza, come una materiale legittimazione, dopo la formale legittimazione democratica avvenuta con il voto per corrispondenza e la modifiche costituzionali che li riguardano.

E tuttavia, gli italiani all’estero, prima ancora che dalle misure adottate dal governo Monti, erano stati già pesantemente salassati dal governo Berlusconi, spesso con un particolare accanimento che nel giro di poco più di tre anni ha ridotto le risorse per le politiche emigratorie da 73 milioni di euro agli attuali 16 milioni, con una riduzione del 78%. Questo disastro non solo colpisce i nostri connazionali che sono oltre confine, ma indebolisce alle fondamenta il principale riferimento che l’Italia ha per la sua indispensabile internazionalizzazione.

Ma spesso le risorse – e su questo con la mia proposta di legge abbiamo cercato di richiamare l’attenzione – non solo diminuiscono ma sono anche distribuite in modo squilibrato. Anche nell’ambito del Ministero degli Esteri, nel quale le voci della cooperazione allo sviluppo e delle politiche emigratorie sono diventate da tempo i campi quasi esclusivi di prelievo. Al punto che per la cooperazione allo sviluppo, decurtata di un altro 50%, l’Italia rischia di trovarsi nella condizione di non poter più onorare nemmeno gli impegni internazionali assunti in sede ONU.

Nessuno può pensare che si possa continuare ancora a pigiare sempre e solo gli stessi tasti, senza che ognuno sia chiamato a fare la sua parte di sacrificio. In particolare, in un momento nel quale le cosiddette caste, vere o presunte, sono sotto l’attacco concentrico di mass media e opinione pubblica, il trattamento economico riservato ai diplomatici in servizio all’estero (ISE) non può certo essere considerato al di fuori della linea di sacrifici che tocca tutte le componenti della nostra società.

Per questo – ha concluso l’On. Fedi – con la nostra proposta di legge abbiamo richiesto che l’ISE e gli altri trattamenti riservati al personale diplomatico-consolare siano uniformati ai livelli vigenti negli altri stati membri dell’Unione Europea e, comunque, non possano essere superiori a quelli di un parlamentare. I risparmi così ottenuti potranno essere destinati agli italiani all’estero e alla cooperazione allo sviluppo.

Nessun atteggiamento punitivo, dunque, ma solo una giusta applicazione di quei criteri di equità e di solidarietà che devono guidare i nostri passi in un momento così difficile.

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