Italiani all’estero, Fabiani (Fi): Una costituente del centrodestra unito in Europa a partire da Londra

Una costituente del centrodestra che tratti non solo di questioni pratiche, o peggio strategie elettorali, ma che metta insieme idee e persone aggregando quei volenterosi e coraggiosi cittadini che vogliono contribuire alla "Res Publica"

Conclusa la tornata elettorale, risultati alla mano, vorremmo proporre alcune riflessioni.

1. Il Centrodestra unito raccoglie più consensi. In Europa, la lista alla Camera sale da 89,000 voti presi nel 2013 a 146,000. Al Senato cresce qualcosa meno, ma sempre sulla stessa linea (da 88,000 nel 2013 a 133,000); se guardiamo al Centrodestra unito, in tutto il mondo la lista nel 2018 ha preso 100,000 voti in più sia alla Camera sia al Senato. Nel 2013 un solo eletto su 18, nel 2018 chiudiamo con 5 eletti su 18 – questo per l’ottimo lavoro di tutti i coordinamenti politici di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia – e nonostante la presenza di altre liste che hanno voluto, per volontà di singoli, raccogliere voti personali sottraendoli al progetto politico più ampio (potevamo chiudere a 6 rappresentanti su 18…).

2. Poche preferenze ai candidati. Nonostante la lista sia andata bene tutti i candidati hanno avuto performance deludenti, nonostante la lista sia cresciuta così tanto. Si tratta di un voto di opinione, il voto moderato sul simbolo e sulla progettualità di una coalizione che ci ha premiato. Il seggio è andato al Senato e alla Camera ai candidati più preparati, e questa selezione naturale ci ha fatto piacere – Raffaele Fantetti è senz’altro la persona migliore del centrodestra da portare in Senato, e Simone Billi è un politico di lungo corso anche se alla sua prima esperienza alla Camera (fa politica dagli anni 90); noi abbiamo lavorato anche agli altri candidati, per individuare nuovi voti alla lista.

3. Resta il fatto che l’elettorato ha premiato soprattutto la squadra nel suo complesso, e non i singoli candidati. La cosa peraltro è avvenuta in tutte le liste – alla Camera meno di una scheda su tre portava preferenze (73,260 preferenze ai candidati del PD con la lista a 184,190 – 16,063 preferenze ai candidati di Più Europa con la lista a 47,438 voti, 50,239 voti ai candidati 5 Stelle con la lista a 141,596).

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Spesso nel dibattito politico si parla di avere “le preferenze” nel sistema elettorale, ma quando gli italiani hanno l’opzione di dare queste preferenze, non lo fanno in massa, o meglio non lo fanno più. Si è visto di più in questa ultima tornata elettorale, nel 2013 il rapporto tra voti di preferenza e voti di lista era più alto (ma sempre a favore dei voti di lista).

4. Sistema di voto da rifare (nulla di nuovo). Non aggiungiamo altro e aspettiamo la Digos. Sicuramente alla prossima riunione COMITES Londra faremo ufficiale lamentela alle autorità, per tramite di una mia mozione che presenterò all’assemblea, per il modo in cui è gestito lo spoglio dei voti estero. Serve lavorare fin da subito, in tutti i livelli, per portare a termine una correzione di questo scempio dominato da “presunti” brogli e caos.

Un momento dello scrutinio del voto estero a Castelnuovo di Porto

Tratte queste conclusioni, come coordinatore di Forza Italia in UK devo dare atto che i più votati del nostro schieramento rimangono un Senatore di Forza Italia e un Deputato in quota Lega Nord. Peraltro con quasi lo stesso numero di voti personali, e con un lavoro di squadra fatto da entrambi (si sono spesso presentati insieme agli elettori, questo premiandone la costanza e la consistenza del messaggio politico).

Questo significa che le “squadre” da divise devono diventare unite, serve ripensare il centrodestra in chiave di formazione politica federata, senza rinunciare alle diverse identità, che sono la nostra vera ricchezza: è dalla sintesi di queste differenti visioni che troviamo una sintesi politica che funziona bene laddove governiamo insieme ai nostri diversi alleati. Un dialogo fatto da punti di partenza diversi quasi su tutto, ma che trovano sempre una soluzione realista e realistica ai problemi del Paese e dei territori che governiamo.

Personalmente a partire dal Coordinamento di Forza Italia in UK e Irlanda, mi impegnerò fin da ora a lavorare alla creazione di un vero tavolo di dialogo tra tutte le diverse anime del Centrodestra “Londinese”; faremo di Londra un punto di partenza politico da esportare in tutta la circoscrizione Europea. Conto di farlo insieme al coordinatore di Forza Italia nel mondo, Sen. Pessina, e con i due eletti, Simone Billi e Raffaele Fantetti, e con il nostro ufficio politico di Forza Italia UK.

Una vera e propria fase “costituente” che non tratta di creare un nuovo partito, ma semplicemente consiste nel dare sostanza a un soggetto politico, il Centrodestra, che è già una realtà espressa nel voto e deve diventarlo ancora di più nel coordinamento politico tra i partiti che oggi la compongono.

Deve anche saper coinvolgere i movimenti culturali e sociali e le associazioni che vorranno arricchire la nostra area politica domani, tra le comunità dei residenti, tra i volenterosi attivisti che vorranno aderire a un ampio progetto che porti alla formazione di una compagine politica Conservatrice Italiana in Europa così come in Italia.

Una costituente che tratti non solo di questioni pratiche, o peggio strategie elettorali, ma che metta insieme idee e persone aggregando quei volenterosi e coraggiosi cittadini che vogliono contribuire alla “Res Publica” e vogliono dare alle comunità residenti all’Estero un fermo riferimento politico che sia vicino alla gente e capace di sognare un mondo migliore.

*coordinatore Forza Italia UK & Irlanda