Italiani all’estero e cittadinanza italiana, Fratelli d’Italia interroga Alfano

Arcobelli: “Cittadinanza e lingua italiana, temi per i quali il Comitato Tricolore per gli italiani nel mondo si batte da moltissimi anni sul campo”

L’On. Edmondo Cirielli di Fratelli d’Italia, componente della commissione III Affari Esteri, ha interrogato il Ministro degli Esteri su due punti importanti che stanno a cuore a molti connazionali che risiedono all’estero, ovvero lo stato delle pratiche relative alla cittadinanza italiana e alla promozione della lingua e cultura italiana. “Temi per i quali il Comitato Tricolore per gli italiani nel mondo si batte da moltissimi anni sul campo”, commenta Vincenzo Arcobelli, coordinatore CTIM in Nord America, “lieto” di sapere dell’interrogazione di Cirielli.

Secondo Arcobelli “negli ultimi anni il Governo italiano ha dimostrato di dare più priorità agli immigrati invece che agli italiani emigrati che hanno perso la cittadinanza per diversi motivi, che ritengo personalmente non idonei e a volte anticostituzionali”.

Su lingua italiana nel mondo, per il coordinatore CTIM “si dovrebbero certamente agevolare ed aiutare con sufficienti fondi e coinvolgere tutti quegli enti gestori piccoli e grandi che siano associazioni no-profit, scuole italiane e centri culturali, che si sono adoperati fino ad oggi per la diffusione della lingua italiana, evitando invece possibili monopoli. La lingua italiana è un patrimonio che appartiene a tutti”.

L’INTERROGAZIONE

Interrogazione a risposta scritta

Al Ministro degli Affari Esteri- Per sapere – premesso che:

-il numero dei figli di italiani emigrati è cresciuto negli ultimi anni, arrivando a circa due milioni, con oltre 160mila pratiche in attesa;
-le richieste di cittadinanza italiana nel mondo, soprattutto in America Latina, sono 300mila, 116mila solo in Brasile;
– a spiegare la situazione è stato nei giorni scorsi il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro: “la nostra legge è così ampia e tollerante che il numero complessivo degli aventi potenzialmente diritto a vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana è di 80 milioni. Più degli abitanti odierni della Penisola”;
-dietro, secondo il sottosegretario, vi sarebbe “soprattutto il tentativo di garantirsi un passaporto europeo in un momento di difficoltà economiche e tensioni politiche e sociali”;
– a parere dell’interrogante si tratta di dichiarazioni gravi, dal momento che una pratica per gli italiani di “sangue” deve superare più di una probatio e ci vogliono più di dieci anni perché vada in porto, mentre il governo tenta di assicurare ogni facilitazione ai figli degli immigrati in Italia attraverso lo ius soli;
– non esistono studi e analisi sulla maggiore integrabilità in Italia di figli di immigrati vissuti spesso in famiglie e comunità tutt’altro che integrate nel nostro Paese, rispetto a figli e nipoti di italiani emigrati all’estero che tengono alla cittadinanza italiana perché sentono di appartenere all’Italia;
– resta, altresì, tanto da fare per la promozione della lingua italiana e nella supervisione dei programmi educativi;
-in particolare, da quanto si apprende, la gestione della promozione della nostra lingua e della nostra cultura nel mondo sarà affidata totalmente alla società “Dante Alighieri”;
– si tratterebbe, a parere dell’interrogante, di un atto profondamente ingiusto a danno di una straordinaria e dinamica realtà associativa di enti e volontari, pluralista come orientamento politico e, per questo, meritevole di essere sostenuta e non distrutta;
alla luce di quanto innanzi esposto, chiedono di sapere, con richiesta di risposta scritta:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quali urgenti provvedimenti intenda adottare, per quanto di competenza, per dare maggiori garanzie ai nostri connazionali residenti all’estero che portano nel mondo la nostra cultura e le nostre imprese, nonché per assicurare pluralità nella gestione della promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo, e che le risorse destinate siano impiegate effettivamente per le comunità all’estero e non per finanziare l’insegnamento dell’italiano agli immigrati e ai clandestini.

Roma, mercoledì 26 luglio 2017

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