Italiani all’estero e 25 Aprile, Berna afferma: oggi come ieri resistiamo – di Michele Schiavone

La cornice della commemorazione della Liberazione d’Italia dal nazifascismo ha visto presenti nella Casa d’Italia di Berna, luogo simbolo della presenza italiana nella capitale elvetica, una nutrita presenza di connazionali e di associazioni, che hanno risposto all’invito del Comitato degli italiani all’estero. La Casa d’Italia nella capitale svizzera continua a svolgere un ruolo di primo piano nei rapporti con l’amministrazione locale e spesso ospita anche iniziative pubbliche dei rappresentanti del governo nazionale elvetico. Per molti nostri connazionali la simbologia di questo luogo storico d’Italia è legata al ricordo affettivo con il Presidente Sandro Pertini, tra gli animatori e protagonisti della liberazione d’Italia nel 1945. Nelle sue funzioni di Presidente della Repubblica italiana, nel lontano 1976, Sandro Pertini volle espressamente incontrare gli esiliati italiani della diaspora, i numerosi emigrati che a suo dire erano il pezzo più prezioso della storia nazionale del nostro Paese.

Per la prima volta a questo significativo evento celebrativo non erano presenti le autorità diplomatiche italiane, tenute volutamente lontane dalla celebrazione per le frizioni che si sono venute a creare con il Comites e con le associazioni italiane della circoscrizione consolare in seguito alla decisione autoritaria presa dell’ambasciata italiana di chiudere al pubblico la cancelleria consolare il sabato. A ciò va ad aggiungersi il lassismo manifesto e la mancanza di iniziativa, che rischiano di mettere in forse il proseguimento dei corsi  di lingua e cultura italiana. In una nota redatta del presidente del Comites di Berna, assente per causa di forza maggiore,  e letta dal suo vice, Cosimo Titolo, è stata sottolineata l’emergenza morale, civile ed economica dell’Italia di oggi, i cui effetti si ripercuotono anche all’estero. In mancanza di provvedimenti utili che possano rivitalizzare le attività delle comunità all’estero, “il non possumus” rischia di minare quanto di buono i nostri connazionali hanno realizzato negli anni. Il vice presidente del Comites ha rivolto un appello ad un impegno straordinario per non svendere i valori, che hanno liberato l’Italia dal regime fascista, facendoli vivere sotto forme nuove tra le giovani generazioni e nella società moderna. “ … Non saranno né i tagli indistinti nell’erogazione dei contributi alle attività degli italiani all’estero, tantomeno i carichi fiscali sugli averi degli emigrati a far venir meno l’impegno civile e sociale verso il nostro paese. Però, occorre vigilare affinché questi provvedimenti  muovano da regole e principi di equa conpartecipazione al risanamento del nostro paese ed alla promozione dell’Italia nel mondo, che i nostri partigiani, i nostri avi hanno voluta giusta, libera e democratica”.

La resistenza dei partigiani italiani ha rappresentato il nuovo risorgimento per liberare l’Italia da pratiche e teorie aberranti durate oltre un ventennio, dando forma e gambe alla rivolta degli spiriti liberi contro un’idea unica di società e verso le forme di sopraffazione dell’uomo sull’uomo, che si sono espresse senza pudore e senza limiti durante il fascismo. Un concetto ripetuto a più riprese dalla relatrice Marina Frigerio, che ha richiamato il valore della libertà, come bene assoluto e la democrazia quale strumento indispensabile per evitare oltre al revisionismo storico anche i rigurgiti di forme autoritarie di governo,  non solo in Italia ma ovunque si determinano e costituiscono le società. La libertà, la pace, la giustizia ed il lavoro costituiscono l’architrave su cui è fondata la Repubblica italiana e vengono enunciati come principio assoluto nella sua carta costituzionale. A tratti commoventi sono stati i richiami ripresi da Marina Frigerio, che recitando Primo Levi e ricordando alcuni tristi episodi della guerra di liberazione  ha scosso gli animi, suscitando forti emozioni, tra alcuni partigiani presenti, che durante la guerra di liberazione furono deportati nei campi di concentramento in Germania.

Concetti chiari e messaggi inequivocabili sono stati espressi anche dal Consigliere del  CGIE, nonché segretario del Partito democratico in Svizzera, Michele Schiavone, sul superamento dei disagi materiali e culturali che affliggono la nostra comunità in Svizzera, che dovrà ritagliarsi un proprio futuro facendo leva sulle sue capacità di reinterpretare i valori della Liberazione italiana dentro questo fazzoletto di terra, in cui la democrazia e la libertà hanno incontrato tanti nobili spiriti patriottici italiani, impegnati a far maturare e vivere questi principi non solo in Italia, ma anche nell’Europa dei popoli e nei diritti individuali delle persone.

La commemorazione della liberazione a Berna racchiude lo spirito battagliero con cui il Comites e le associazioni italiane interpretano i valori dell’unità d’Italia, e si ispirano alla resistenza per superare le prove difficili dell’oggi.

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