Italiani all’estero, De Mistura: Marò in India? Non lo abbandoneremo

"Siamo pronti e determinati ad andare il più in alto possibile. Non molleremo mai i nostri marò". Si tratta di un "fatto fondamentale, oggi è capitato a noi e domani può capitare a chiunque, anche agli stessi indiani che hanno militari all’estero". A parlare è il sottosegretario agli Affari Esteri, Staffan De Mistura, alla vigilia della sua nuova partenza alla volta dell’India, dove si è già trattenuto per lungo tempo nelle settimane scorso per seguire da vicino i due militari italiani.

De Mistura è intervenuto alla Farnesina nel corso del consueto briefing settimanale, durante il quale Giuseppe Manzo, portavoce del ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, ha illustrato gli appuntamenti internazionali del ministro e nel fare il punto sul rapimento del connazionale Paolo Bosusco, ancora in mano dei ribelli maoisti in India, ha detto che si "troverebbe in buone condizioni". Manzo ha riferito anche che oggi l’ambasciatore italiano Giacomo Sanfelice ha parlato con il chief minister dell’Orissa che gli ha "confermato il massimo impegno" delle autorità indiane per la liberazione di Bosusco. Manzo ha aggiunto che da parte italiana è stata ribadita che la "priorità assoluta è la tutela della vita" dell’ostaggio.
 
Il sottosegretario De Mistura, che si appresta di nuovo a partire per l’India e si troverà a Kerala a ridosso del 30 marzo, quando sarà resa nota la prossima decisione delle autorità giudiziarie indiane, ha detto di non farsi "troppe illusioni", ma ha aggiunto: "neanche loro debbono farsi troppe illusioni" e se decideranno che "la giurisdizione è la loro, la impugneremo e alzeremo il dibattito". De Mistura ha detto che "non saremo mai sereni fin quando non riporteremo i nostri marò a casa".
 
Il sottosegretario ha precisato che l’Alta corte del Kerala ha deciso di posticipare la decisione sulla giurisdizione in quanto "vogliono prepararsi al meglio proprio per prendere una decisione", ribadendo che "la loro decisione sulla giurisdizione è molto importante per noi". De Mistura ha evidenziato che "loro prendono molto seriamente il fatto che noi prendiamo molto seriamente la questione". In ogni caso "stiamo con gli occhi aperti".
 
"Se i test balistici dimostreranno che le pallottole sono italiane la nostra strategia è chiara", ha detto ancora Staffan De Mistura. "I marò erano a difesa di una nave italiana e a bordo c’erano anche 19 marinai indiani". Per il sottosegretario "c’era e c’è bisogno di deterrenza" contro gli atti di pirateria, per questo "vogliamo che i nostri militari all’estero vengano giudicati nel nostro Paese". Secondo De Mistura la presenza in India dei nostri carabinieri "ci aiuta a capire se la perizia balistica è stata fatta bene", ma "trucchi non ce ne sono", ha precisato. Quello che al massimo ci può essere sono "elementi di fragilità tecnica" e cioè un tipo di tecnologia appropriata.
 
De Mistura ha ipotizzato che le autorità indiane siano già in possesso dei risultati balistici e che la lunghezza dei tempi, anche per la giurisdizione, sia in qualche modo giustificata dal fatto che la giustizia indiana "si sente su un terreno complicato non essendoci molti precedenti".
 
"Situazione inaccettabile", ha aggiunto il sottosegretario De Mistura, è inoltre quella della nave Enrica Lexie ancora bloccata in porto in India con altri quattro marò italiani, oltre a quelli detenuti.
 
Oggi il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, si è recato in India, prima a Trivandrum "per vedere i nostri marò e esprimere loro sostegno" e poi a New Delhi per incontrare il suo omologo e proseguire negli sforzi per la soluzione della vicenda. Lo stesso De Mistura compirà d’ora in avanti "visite puntuali, frequenti e pressanti". Il sottosegretario ha infine ribadito che porterà alle autorità indiane la "tristezza per la morte di due pescatori" e la promessa che "non ci scorderemo di loro".

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