Italiani all’estero, Comites: il voto elettronico non è una tragedia – di Ricky Filosa

Com’è ormai noto, le elezioni di Comites e Cgie sono state rinviate al 2014. Fra le altre cose, la Farnesina ha spiegato che fra due anni potrebbe essere inserito il voto elettronico per le elezioni dei Comitati degli italiani residenti all’estero. Un fatto, questo, che non piace a qualcuno: votare per via telematica, sostengono i più critici, potrebbe rendere difficile esprimere il proprio voto a tanti connazionali residenti oltre confine, in particolare coloro che hanno un’età più avanzata e che non conoscono l’uso del computer.

Ecco, proprio a questo proposito vorrei dire la mia e rispondere a chi sostiene, come fa la senatrice del Maie Mirella Giai – che ha tutto il nostro rispetto e la nostra riconoscenza per il costante lavoro che svolge a favore delle comunità italiane nel mondo -, che l’idea del voto online potrebbe “compromettere la veridicità del voto di chi lo ha espresso. Inoltre – sottolinea ancora l’eletta in Sud America -, non tutti sono in grado di orientarsi con il computer”, e “chi non ne possiede uno e non potrà raggiungere una sede consolare, finirà col non votare”. La stessa Giai ammette, tuttavia, che “è vero che viviamo in un’era in cui la tecnologia agevola e velocizza processi che prima richiedevano diversi giorni”. Ecco, appunto: siamo nel 2012, nell’epoca del web, dei social network, di Skype, dell’informazione su mobile, smartphone, tablet. E chissà quali passi da gigante farà il mondo dell’online da qui al 2014. Certo, l’eventuale sistema telematico con cui far votare i nostri connazionali dovrà essere estremamente sicuro, oserei dire “a prova di hacker”, ma cominciare a guardare con scetticismo a una soluzione che consentirebbe di risparmiare milioni di euro e – non poca cosa – tonnellate di carta, mi sembra esagerato.

Diamo piuttosto fiducia alle nuove tecnologie, lavoriamo per renderle ancora più sicure, più efficienti, e non ostacoliamo fin da subito il percorso di innovazione che in ogni caso, prima o poi, dovremo saper dare anche ai nostri processi democratici.

Gli anziani? A parte l’idea sbagliata che siano refrattari ai cambiamenti e al pc (molti anziani si divertono e si sentono rinati con le nuove tecnologie e i social network), diciamo anche che avranno due anni per mettersi al passo coi tempi; e chi rifiuta di farlo, cosa che puo’ avvenire e avviene a qualsiasi eta’, alla fine per votare potra’ chiedere aiuto ai nipoti cibernetici. Senza contare che i nostri anziani all’estero spesso sono più abituati ad usare le nuove tecnologie, proprio perché attraverso queste possono sentirsi più vicino all’Italia, seppur in maniera virtuale.

Avanti tutta, dunque: il futuro ci chiama.

ricky@italiachiamaitalia.com  Twitter @rickyfilosa

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