Italiani all’estero, Buscemi (Maie) a ItaliaChiamaItalia: Congresso a Caracas per organizzare il futuro – di Ricky Filosa

Michele Buscemi, Coordinatore Nazionale Maie Venezuela e Area Andina: come arrivi a far parte del Movimento di Ricardo Merlo?

"Un primo approccio l’abbiamo avuto il 18 giugno del 2010 a Buenos Aires, in occasione della riunione continentale per l’America Latina del CGIE-COMITES; successivamente a novembre Merlo ha mantenuto la promessa di visitare il Venezuela, abbiamo visto una coincidenza di idee, programmi e principi sugli argomenti trattati. Mi invita a partecipare al congresso MAIE in Curitiba-Brasile nelll’aprile del 2011. Cosí ho deciso di accettare la proposta di essere il coordinatore per il Venezuela e l’area Andina".

Com’è la situazione politico-sociale in Venezuela, in questo periodo?

"Molto polarizzata".

Spiegaci meglio… Il governo di Chavez come viene visto dai connazionali residenti nel Paese latinoamericano?

"Un governo preoccupato per il sociale, ma che dopo 12 anni non riesce a risolvere i problemi di fondo".

Di cosa hanno bisogno i connazionali residenti in Venezuela, nella maggior parte dei casi?

"Di sicurezza personale e dell’assistenza sanitaria".

Il Maie riesce ad offrire agli italiani residenti in Venezuela ciò che loro cercano?

"Il MAIE nei suoi principi fondamentali offre molte delle cose che agli italiani del Venezuela piacerebbe trovare – spiega Buscemi a ItaliaChiamaItalia -, ma siamo consapevoli che nessun partito o movimento politico puo’ offrire, e molto meno promettere l’ottenimento di tutto quello di cui si ha bisogno. Comunque il MAIE visto come movimento indipendente, non compromesso a seguire ordini di scuderia dei partiti tradizionali, puo’ presentare in Parlamento proposte piú idonee alle richieste fatte dagli Italiani all’estero in generale o almeno votare quelle proposte di altre correnti politiche che siano in sintonia con le rivendicazioni degli Italiani nel Mondo".

Quanti sono gli italiani residenti in Venezuela? Quanti nella città di Caracas, e quanti a Maracaibo?

"Iscritti all’AIRE sono 110.300 nella circoscrizione consolare di Caracas, almeno la metá nella capitale e 19.124 nella circoscrizione di Maracaibo.  Pero in realtá ci sono tantissimi oriundi e discendenti di seconda e terza generazione non iscritti all’Aire, per qui si calcola che questa cifra puo’ essere quadruplicata".
 
Com’è vivere in Venezuela? Gli italiani ivi residenti, di cosa si occupano? In quali settori investono?

"A prescindere dal tema della sicurezza che magari ha provocato il rientro di alcuni connazionali, o ha fermato un po’ le iniziative e gli investimenti che si realizzavano nel passato, il Venezuela é un paradiso e il Paese ha sempre offerto agli italiani la possibilitá di intraprendere qualunque attivitá imprenditoriale e anche possibilitá di lavoro ai ragazzi neolaureati. Gli italiani sono presenti in tutti i settori – oggi, tuttavia, meno di ieri. Nel passato hanno occupato i primi posti nei settori della costruzione, calzaturifici, industrie della plastica, mobili, ristorazione, turismo, alberghi".

Il problema dei sequestri è ancora molto sentito: in che modo oggi si cerca di porre rimedio a questo fenomeno, sia da parte del governo venezuelano, sia da parte delle nostre istituzioni diplomatiche locali?

"Recentemente il Governo Chavez sta cercando di controllare un po’ di piú questo fenomeno. Le nostre autoritá diplomatiche, grazie alla presenza di un esperto antisequestri inviato dal nostro Governo, sono presenti con i nostri connazionali, quando i casi vengono denunciati. E da quanto sappiamo c’é anche una eccellente collaborazione con le Autoritá locali per la soluzione dei casi. Purtroppo la delinquenza é un fenomenmo che sta colpendo fortemente in tutto il paese senza distinzione di nazionalitá".

Come commenta la comunità italiana questo momento politico italiano assai particolare?

"Il momento politico italiano é denigrante, tante volte sembrerebbe simile a un paese del terzo mondo! Si nota l’interesse politico al di sopra degli interessi del cittadino e l’immagine dell’Italia nel mondo viene diminuita".

Nel mese di novembre si terrà in Venezuela, a Caracas, il Congresso Maie. Come vi state organizzando?

"Ci stiamo organizzando nel miglior modo possibile per essere all’altezza dell’impegno.  Si prevedono incontri e conferenze informative con i giovani, con la comunitá in generale, con la stampa e con le Autoritá locali".

Quali le aspettative, rispetto al Congresso di novembre?

"Lasciare definita la struttura organizzativa del MAIE-Venezuela-Area Andina, le strategie da seguire per diffondere e far conoscere il movimento ai connazionali di tutta l’area, contando sicuramente per l’occasione anche con la presenza di coordinatori di altri paesi".
  
Più in generale, nell’area Andina, come procede il lavoro del Maie?

"Nel mese di giugno/2011 si é tenuto il congreso MAIE a Lima – Perú dove abbiamo visto e sentito una grossa partecipazione e interesse che siamo sicuri comporterá una crescita sostanziale del MAIE in quel paese. Adesso si sta lavorando fortemente con esponenti delle collettivitá in Colombia ed Ecuador che daranno certamente risultati positivi nei prossimi mesi".

Guardando al lavoro dei parlamentari eletti in Sud America, cosa pensi? Sei soddisfatto? Te lo chiedo come cittadino italiano residente all’estero.

"Non mi sento soddisfatto, capisco che ci sono limitazioni  e anche impegni dei parlamentari eletti con i propri partiti, oltre alle tante prioritá che ci sono in parlamento riguardanti le problematiche proprie del Paese, che pospongono la discussione delle materie riguardanti il Sud America. Non vedo, però, che nessuna proposta fatta dai parlamentari eletti all’estero sia andata in porto. Fin quando i parlamentari eletti in Italia  e i loro partiti  non vogliono capire la potenzialitá e la opportunitá che il Sud America puo’ offrire al nostro Paese tenendo alla base le comunitá italiane ivi residenti e i parlamentari da loro scelti, non ci saranno risultati soddisfacenti".

Potendo scegliere, preferiresti che in Italia si andasse al voto prima possibile, o che la legislatura arrivasse al suo termine naturale, ovvero al 2013?

"In questo momento l’Italia ha altre prioritá, come la crisi economica e sociale, le quali sicuramente non si risolvono magicamente andando a elezioni anticipate, indipendentemente dai risultati politici".

ricky@italiachiamaitalia.com

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