Italiani all’estero, Bosusco libero: ‘Sto bene, non ho mai avuto paura’

Un piglio aggressivo ma positivo, come chi vuole dimostrare che la ‘sua’ foresta non avrebbe mai potuto fargli del male, anche se vissuta insieme a guerriglieri maoisti che lo hanno tenuto in ostaggio per quasi un mese. Cosi’ Paolo Bosusco, ‘guida di trekking’, come recita la sua carta di identita’, si e’ mostrato al mondo uscendo oggi dalla foresta di Soroda, nello Stato indiano di Orissa, dove e’ stato sequestrato il 14 marzo scorso insieme a Claudio Colangelo, gia’ libero.

I due, che si spostavano a piedi accompagnati da due giovani indiani, Santosh e Kartyka, furono rapiti perche’ scambiati dagli uomini del leader dei maoisti, Sabyasachi Panda, per agenti della polizia in borghese e poi, facendo buon viso a cattivo gioco, utilizzati per sostenere rivendicazioni legate a diritti umani ed emancipazione delle popolazioni tribali.

‘Solo ieri – ha raccontato parlando al ritmo di una mitragliatrice – mi hanno annunciato che sarei stato liberato, per cui mi hanno chiesto di impacchettare le cose e mettermi in cammino’. Bosusco ha evitato di fornire particolari sul luogo di detenzione e su quello del rilascio, limitandosi a confermare che ‘non c’era polizia nella zona’.

‘Quando mi hanno lasciato – ha raccontato ancora – mi hanno preso in consegna un giornalista indiano della Mbc e il mediatore Nandapani Mohanty, una persona che io non avevo mai visto. Con loro ho camminato per una mezz’oretta, fino ad un posto in cui era parcheggiata un’auto’.

Le prime telefonate prima della prevedibile ‘aggressione’ di giornalisti ed amici, ovviamente, sono state per il papa’ Azelio novantenne e per la sorella Vanna a letto in ospedale, e poi una ricevuta da Colangelo, con cui Paolo si e’ impegnato a fare ‘una bella mangiata insieme preparata da tua moglie’.

‘Cosa faro’ quando rientro in Italia? – ha detto retoricamente ad un giornalista -. Beh, intanto mangiare lasagne, melanzane alla parmigiana e cibo della nostra terra, poi cercare un lavoro e magari, se qualcuno sara’ interessato alle cose che ho da dire, anche scrivere un libro’.

Per settimane una commissione di negoziatori, composta da tre esponenti governativi e due delegati maoisti si e’ riunita nella stessa guest house dove oggi e’ stato accolto Bosusco per trovare il bandolo di un’intricata matassa fatta di proclamata volonta’ di dialogo, ma allo stesso tempo da paletti fissati da autorita’ e rapitori, che hanno reso impraticabile a lungo il reperimento di una soluzione.

‘Ma io non ho mai avuto paura ed il mio rapporto con Panda e con gli altri e’ stato sempre di dialogo – ha assicurato – e ironicamente potrei dire che mi sono fatto delle vacanze pagate.
Ma nella realta’ si e’ trattato di una vicenda che mi ha stravolto la vita e mandato all’aria progetti coltivati da 20 anni, che sono ora purtroppo capitolo chiuso’.

Il caso Bosusco, ad un certo punto, si era aggravato a causa del sequestro – ancora oggi non risolto – del deputato tribale Jhina Hikaka operato da un altro gruppo maoista molto piu’ duro di quello di Panda, il quale per la propensione all’analisi sociale e’ stato ribattezzato il ‘Comandante Marcos dell’Orissa’. Se a questo si aggiunge la levata di scudi dell’Associazione della polizia che ha minacciato di sospendere il servizio nelle zone infiltrate dai maoisti ed il duro avvertimento della guerriglia che ha definito ad un certo punto il negoziato ‘una farsa’ e minacciato di giungere ad un ‘gesto estremo’, si capiranno i rischi corsi dall’ex ostaggio.

La fine positiva della vicenda e’ stata salutata con gioia dal ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi che ha ricordato come ‘l’obiettivo in questi casi resta sempre quello di garantire anzitutto l’incolumita’ dei nostri connazionali’.

Da parte sua, il ‘chief minister’ dell’Orissa, Naveen Patnaik, che ha piu’ volte rivolto appelli per la liberazione degli ostaggi, si e’ rallegrato del rilascio del cittadino italiano. E a Patnaik ha inviato un particolare ringraziamento l’ambasciatore d’Italia Giacomo Sanfelice per l’opera svolta ‘in una vicenda complessa che si e’ conclusa felicemente’.

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