Italiani all’estero, Battisti: Non sono un assassino, l’Italia mi perseguita

Ride, Cesare Battisti, nella foto che gli è stata scattata da un giornalista brasiliano e che è stata pubblicata sul quotidiano del paese sudamericano "Folha de Sao Paolo", insieme ad una sua video intervista. E’ contento, evidentemente, di essere tornato libero e di essere riuscito a sfuggire alla giustizia italiana.

Il danno collaterale di avere Battisti libero in Brasile, è quello che ora lui può dire liberamente ciò che vuole, affermare tutto ed il contrario di tutto, rivestire il ruolo della vittima innocente. Mentre per l’Italia, per noi italiani, continua ad essere soltanto un ex terrorista rosso, un assassino condannato a 4 ergastoli, un latitante.

Ecco cosa racconta al quotidiano brasiliano: "In Italia a quei tempi c’era una guerra civile. Se me l’avessero ordinato, avrei ucciso. Per fortuna ciò non è mai successo, e non ho mai pensato fosse una via d’uscita". Non è mai successo secondo lui, ma non secondo la giustizia italiana.

Battisti fa capire che quelli che si vivevano in quegli anni erano altri tempi, lui era praticamente un’altra persona. La rivoluzione? "Oggi è uno scherzo. Quando sono entrato nella militanza avevo 16 anni, oggi non sono più la stessa persona. Se oggi continuassi ad essere un rivoluzionario sarei un idiota". Oggi lui sarebbe un perseguitato dall’Italia, secondo quanto lascia intendere.

Battisti racconta ancora: "Ero molto giovane, e come tanti dopo il ’68 abbiamo ritenuto che potevamo sistemare il mondo con le armi. Ma calma, non siamo stati noi i primi a prendere le armi, sono stati i regimi, gli Stati, che hanno iniziato a usare le armi e a uccidere. Il movimento rivoluzionario ha accettato la provocazione e risposto con le armi". "Quando iniziano a uccidere il tuo migliore amico, e hai 20 anni, reagisci con le armi: proprio quella è stata la strategia dei regimi e dei poteri dell’epoca. Loro non avevano nessun altra chance di distruggere i movimenti culturali ricchissimi di quei tempi se non con la provocazione delle armi".

Cesare Battisti spiega al quotidiano brasiliano di voler guardare avanti: pensa di ricominciare a lavorare, pensa a rifarsi una vita, perchè si vuole liberare dallo stereotipo del Battisti ex terrorista. Cerca di dipingersi come il capro espiatorio della situazione, cerca di lanciare il messaggio "io sono innocente, un perseguitato", ma l’Italia non ci casca. Su Facebook i gruppi del tipo "Andiamo a prendere Battisti" crescono come funghi. Le forze politiche, in maniera trasversale, hanno espresso in ogni occasione disgusto per la scelta del Brasile. Anche se negli ultimi tempi sembra che politica e istituzioni si siano dimenticate del caso. Speriamo che le ultime dichiarazioni di Battisti servano almeno a rinfrescare la memoria alle istituzioni italiane.

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