Italiani all’estero, ambasciata italiana in Bolivia cerca sponsor per programma culturale

In tempi di forte crisi economica, anche la rete diplomatica italiana all’estero punta su finanziamenti privati per portare avanti le proprie iniziative di carattere culturale, senza pesare in questo modo sulle casse della Farnesina.

In particolare, l’articolo 29 del decreto presidenziale 54 del 2010 sancisce che "gli uffici all’estero possono stipulare contratti di sponsorizzazione con soggetti pubblici o privati, imprese, associazioni, fondazioni, cittadini ed in generale con qualsiasi soggetto, italiano o straniero, che non svolga attivita’ in conflitto con l’interesse pubblico. Tali contratti – si legge ancora – devono escludere forme di conflitto di interesse tra l’attivita’ pubblica e quella privata. I contratti di sponsorizzazione sono disciplinati dalla normativa vigente in materia".

Recentemente è stata l’ambasciata d’Italia in Bolivia a indire la selezione degli sponsor per le attività di cooperazione culturale che si realizzeranno nell’anno 2012. Ma della norma sopra citata hanno già usufruito diverse ambasciate italiane, come quelle per esempio in Georgia e Tunisia. Anche nella Repubblica Dominicana si stanno portando avanti iniziative del genere.

Tornando alla Bolivia, sul sito dell’ambasciata a La Paz, nel bando pubblicato dalla sede diplomatica, si legge: "L’Italia e la Bolivia vantano un’antica tradizione di scambi culturali e interazioni sociali, elemento sul quale in gran parte si fondano l’amicizia reciproca profondamente radicata nelle societa’ civili dei due paesi". A questo proposito, "e’ intenzione dell’ambasciata proporre per il 2012, sulla base delle precedenti esperienze, un programma di cooperazione culturale di ampio respiro, incentrato su iniziative di alto livello".

Vengono chiamati a contribuire imprenditori in grado di sostenere le iniziative culturali, e che in cambio riceveranno massima visibilità. Un concetto, quello dell’autofinanziamento, che dovrebbe essere portato avanti anche dagli Istituti di Cultura, per esempio, o dagli enti gestori per l’insegnamento della lingua italiana, in modo tale da non gravare sempre sulle casse dello Stato italiano, ma specialmente in questo periodo sono piuttosto a secco.

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