Italiani all’estero, 4 marò rientrati in Italia dall’India: ‘Non abbiamo visto niente’

In this photo released by the Indian Navy, Italian cargo ship "Enrica Lexie," left, anchors in the Arabian Sea off Kochi, India, Thursday, Feb. 16, 2012. The Italian cargo ship fired at an Indian fishing boat that it mistook for a pirate vessel, killing two fishermen, India's navy said Thursday. Indian Coast Guard Ship Lakshmibhai is seen on right. (AP Photo/Indian Navy)

‘Non abbiamo visto’. I quattro maro’ rientrati ieri sera in Italia dopo 86 giorni a bordo della Enrica Lexie – in un certo senso pure loro ‘prigionieri’, ma piu’ fortunati rispetto a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone tuttora incarcerati in India – ai magistrati romani che li hanno interrogati a lungo hanno detto di non essere stati testimoni diretti della sparatoria che, secondo le autorita’ indiane, si concluse con l’uccisione di due inermi pescatori scambiati per pirati.

Tuttavia, altri particolari di quello che successe quel maledetto 15 febbraio devono averli raccontati, se e’ vero che la loro audizione, in una caserma dei carabinieri, si e’ protratta per buona parte della notte e poi e’ stata secretata.

Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte, tutti pugliesi, in forza al Reggimento San Marco, sono stati sentiti come persone informate dei fatti (Latorre e Girone, invece, sono formalmente indagati per omicidio volontario). Davanti ai pm della procura di Roma, Francesco Scavo e Elisabetta Ceniccola, e a quelli della magistratura militare, hanno ricostruito l’intera loro missione a bordo della Lexie, come componenti del Nucleo di protezione antipirateria voluto dall’armatore, soffermandosi sulle regole d’ingaggio e su cio’ che e’ avvenuto il 15 febbraio, dal momento in cui e’ scattato l’allarme per l’avvicinamento di un’imbarcazione con persone ritenute armate a bordo.

Tra le questioni approfondite dai pm, secondo quanto si e’ appreso, quella del ‘buco’ di almeno sei ore nella comunicazione alla magistratura di quanto accaduto al largo dell’India, e le circostanze dell’ingresso della petroliera in acque indiane dopo il fatto. Chi l’ha autorizzato? Anche per chiarire questo aspetto gli inquirenti sentiranno, come testimone, il comandante del cargo.

Visibilmente provati dalla permanenza a bordo della petroliera, dal lungo viaggio aereo dallo Sri Lanka e dagli interrogatori, in mattinata i quattro maro’ sono stati ricevuti dal ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, dal capo di Stato maggiore della Difesa Biagio Abrate e da quello della Marina, Luigi Binelli Mantelli. Un colloquio a porte chiuse nel quale ovviamente non si e’ parlato degli aspetti giudiziari della vicenda, ma di quelli umani. ‘Come passavamo il tempo? Facendo molta attivita’ fisica, guardando film, leggendo libri…’, hanno detto. Poi, in una breve apparizione davanti ai giornalisti (senza domande), il sergente Voglino si e’ limitato a ringraziare ‘tutti quanti, tutti gli italiani, il governo, tutti quelli che ci sono stati vicini. Ma ora – ha tagliato corto – scusateci, vogliamo solo tornare a casa e riabbracciare i nostri cari. E’ stata dura’.

Intanto, il caso dei maro’ detenuti in India e’ tornato alla ribalta del Parlamento europeo, che ha approvato una risoluzione sulla pirateria marittima in cui e’ stato inserito un emendamento – voluto dal Pdl ed approvato in plenaria – in cui si ribadisce che essi devono essere giudicati in Italia e non potevano essere arrestati dalle autorita’ indiane.

Dopodomani, invece, si terra’ a Roma una fiaccolata di solidarieta’ promossa dalle famiglie dei due militari e che ha gia’ riscosso numerose adesioni. ‘Il nostro intento – spiega il nipote di Latorre, Christian D’Addario – e’ quello di accendere i riflettori sulla situazione dei nostri due maro’, detenuti da tre mesi, in balia di continui rinvii da parte dei giudici indiani’. Il gruppo su facebook ‘Ridateci i nostri leoni’ ha raggiunto oltre 65 mila membri.

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